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Noi per l’Italia: «Anche il desiderio dei matti può essere un valore aggiunto»

giugno 25, 2012 Daniele Ciacci

Tanti giovani, qualche “maestro” – Sapelli, Facci e Giannino – insieme per un’idea: «Salvare l’Italia mettendoci la faccia. La positività non mancherà mai».

Ore 11, Teatro Manzoni, Milano. Molti giovani adulti riempiono la platea. tira un’aria buona, sincera, come tra amici che vogliono dirsi cose importanti senza indorare troppo la pillola. Siamo a “1000 giovani idee”, l’incontro promozionale dell’associazione “Noi per l’Italia”, costruita da giovani per fronteggiare con critica positività le sfide che l’attuale crisi economica sta proponendo. Lo si capisce già dal video introduttivo, dell’Istituto Luce: si fa un parallelismo tra l’entrata in vigore della Costituzione nell’immediato secondo dopoguerra e l’inizio dei lavori di ricostruzione, edili, manifatturieri. Campeggia, nell’immagine finale, la scritta ”Made in Italy” su una cassa d’esportazione. Come a dire che abbiamo un’identità, una cultura, una tradizione.

«Siamo giovani sui trent’anni che vogliono affrontare la crisi, che hanno idee e competenze da spendere e credono che la forza per ripartire sia nel popolo, e che lo Stato debba essere al suo servizio, e non imporsi». Il moderatore introduce, ma sottolinea: «Noi non siamo per l’antipolitica, ma per una buona politica». Ecco perché si è voluto vagliare il panorama contemporaneo con personalità di rilievo come Giulio Sapelli, docente di Storia Economica all’Università Statale di Milano, Filippo Facci, editorialista di Libero, e Oscar Giannino, giornalista economico firma, tra gli altri, del settimanale Tempi.

Ognuno ha il suo da dire. Sia sulla situazione attuale, sia sull’impresa proposta dai giovani. Sapelli apre le danze, e risponde a una domanda sul prossimo futuro dell’Europa: «Sono cazzi acidi – dice -, l’Europa è un’amalgama di culture nazionali disunite. Abbiamo creato una moneta unica senza pensare a un unico Stato. Il risultato è sotto gli occhi di tutti: stiamo combattendo una Terza guerra mondiale. Tutti contro il modello economico che la Germania vuole imporre sul resto dell’Europa. Così non ne usciamo. Neppure Mario Monti è all’altezza». Sapelli lo definisce «un uomo senza cultura, messo lì per uno strano incrocio di destini» e invoca una svolta culturale: «Noi italiani, leggendo i giornali, sappiamo soltanto l’opinione e i fatti delle procure. Bisogna costruire un pensiero che scuola e stampa non ci danno. Ecco la vera sfida».

Prosegue Giannino: «C’è un mondo in corsa, mentre noi siamo pericolosamente fissati sull’ombelico della nostra crisi economica. Basterebbe alzare lo sguardo per capire che, prima di tutto, in Italia c’è una crisi demografica. Insieme, vi è un eccesso di consumo pubblico finanziato dalle banche. Insomma, abbiamo voluto unire la moneta senza unire il mercato di beni e servizi. E non c’è stata alcuna integrazione: Grecia docet». Facci trae le fila del discorso e conclude: «Siamo in un momento difficile e la politica ristagna. L’unica possibilità per un ricambio è nella morte fisica dell’attuale classe dirigente, che non gli auguro. Le nuove generazioni possono farsi sentire soltanto attraverso una rottura».

C’è chi racconta le proprie esperienze. Chi aiuta i disoccupati a trovare lavoro; chi, a trent’anni, ha otto figli – molti in affido – e riesce a mantenersi. Chi cerca di insegnare contro ogni possibilità di abilitarsi, ma che attraverso tempo e sacrifici riesce a formarsi per essere «una ricchezza, nonostante non riesca a fare neppure un piano di risparmio». C’è chi ha perso il lavoro, e si ricrea per rendersi appetibile al mercato. E poi c’è chi insegna un mestiere ai disabili, e da «giurista diventa agronomo» perché «anche il desiderio dei malati, dei matti, può diventare un valore aggiunto al lavoro». Insomma, con “Noi per l’Italia” il paese si può ricostruire. Davvero.

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