Sono le ore 17.30 di venerdì 18 dicembre qui al Bella Center di Copenaghen, dove si sta concludendo il COP15 Onu sui cambiamenti climatici, ed è ormai realtà palpabile che si concluderà con un fallimento. Il summit doveva salvare il pianeta dal riscaldamento globale, e invece le delegazioni stanno cercando semplicemente di salvare la faccia: due anni di negoziati, un vertice con 45 mila partecipanti e 119 capi di Stato o di governo che si sono alternati alla tribuna (la più massiccia presenza di capi di Stato fuori dal Palazzo di Vetro di New York in tutta la storia delle Nazioni Unite), e un documento in arrivo che, perdonate il gioco di parole in questo momento drammatico, conterrà solo aria calda e ben fritta! Perdonate pure il parallelo con le ultime lettere dei soldati tedeschi a Stalingrado, contenuto nel titolo di questo post, ma effettivamente anche qua stiamo andando incontro a una sconfitta storica: quella del sistema multilaterale Onu, che non sarà più lo stesso dopo questa controperformance. Viene in mente un altro episodio della Seconda Guerra mondiale, la battaglia (aerea) d'Inghilterra. Rovesciando la celeberrima frase con cui Winston Churchill ne descrisse l'esito, si può dire che "mai così tanti produssero così poco per così tanti". Onestamente, se invece di questo megacirco senza speranza di riuscita si fosse convocato un G20 ad hoc, si sarebbe pervenuti a un documento finale un po' più concreto di quello in arrivo e si sarebbero risparmiati un sacco di soldi. Qui in giro per i padiglioni del Bella Center, soprattutto nella grande hall centrale, non si vede che gente intenta a consumare elettricità al PC o al cellulare o a mangiare freneticamente le improponibili pietanze danesi. Ci saremmo risparmiati gli exploit istrionici di Hugo Chavez e le untuose prediche di Ahmadinejad, le star mediatiche dell'evento quasi quanto Obama. Chavez e il boliviano Morales si trascinano dietro dieci volte più fotografi, cameramen e giornalisti (di ogni nazione) che non il presidente della Banca Mondiale (come si chiama? Zoellick? Qua nessuno se lo ricorda).
Dice il salmo: "Se il Signore non costruisce la città, invano i costruttori mettono pietra su pietra". Ahmadinejad e altri hanno invocato l'Onnipotente, e non gli hanno fatto una buona pubblicità. L'Unione Europea ha portato nei locali della Fiera l'unico albero di Natale che sono riuscito a vedere, ma le palline sono foglietti rotondi rossi su una faccia e scritti sull'altra con frasette ultrapoliticamente corrette. C'è una stanza per la preghiera e/o la meditazione, ed è la più squallida di tutto il complesso. Un vasto spazio occupato da una moquette, tre sedie e una scarpiera con su scritto: "non calpestare, lasciare qui le scarpe". Insomma, una specie di moschea. E i cristiani? A Malmoe (di là dallo stretto in Svezia, 20 km da Copenaghen) ieri sera la Chiesa luterana ha organizzato il "Concerto di Natale per Gesù bambino e la Madre Terra". Viene voglia di strozzare un ugonotto e rapinare una beghina.