tempi.Rodolfo Casadei Giovedì 11 Marzo 2010 

 

Ora è ufficiale: Obama è un ingenuo

Postato il 02 Dic 2009 da Rodolfo Casadei

Sì, a questo punto possiamo proprio sciogliere la riserva: per quanto riguarda la politica estera, Barack Obama è un pericoloso ingenuo. Chi, come me, ipotizzava sottilissime e astutissime doppiezze, è costretto a ricredersi. La prova regina è data dai contenuti e dai modi dell'annuncio del "surge" di truppe americane in Afghanistan (richiesto mesi fa dal generale Chrystal, inviato sul campo da Obama in persona). Dunque il presidente americano ha annunciato nello stesso medesimo discorso che altri 30 mila soldati Usa andranno a rinforzare il contingente, che altri 10 mila ce li metterà la coalizione, e che il ritiro della truppe americane comincerà a metà del 2011. Un annuncio strategicamente sciagurato. Immaginatevi un Eisenhower che nel bel mezzo della guerra nel Pacifico annuncia: "Ho deciso di mandare altri 30 mila marines nel teatro di guerra, ma state certi che fra 18 mesi comincerò a ritirare le nostre truppe". Come avrebbero reagito i giapponesi? Allo stesso modo dei talebani oggi: brindando alla sua salute (con la differenza che i giapponesi potevano bere alcolici, i talebani no). Perché conoscere le intenzioni strategiche dell'avversario fino a sapere esattamente oltre a quale sforzo non è disposto ad andare, dà un vantaggio decisivo. Ai giapponesi di allora sarebbe bastato resistere 18 mesi per avere vinta la guerra (e conoscendo i giapponesi, ci sarebbero riusciti), idem per i talebani oggi.

D'altra parte Obama è la stessa persona che una decina di giorni fa aveva preannunciato la dichiarazione circa l'invio di nuove truppe in Afghanistan durante una conferenza stampa tenuta insieme al primo ministro dell'India. Un altro colossale errore da dilettanti della politica internazionale: in Afghanistan è in corso dai giorni della caduta del regime talebano un braccio di ferro fra Pakistan e India per esercitare influenza sul paese. Con la caduta del mullah Omar e l'avvento di Karzai l'Afghanistan è passato da una prevalente influenza pakistana a una più importante influenza indiana (anche se non così forte come quella che il Pakistan esercitava attraverso i talebani). Annunciare l'invio di truppe americane in compagnia del primo ministro indiano è un autogol catastrofico: sicuramente i pakistani ora boicotteranno l'iniziativa americana, forniranno segretamente armi e mezzi ai talebani più di quanto non hanno già fatto finora.

Perché Obama fa questi errori? Perché ci mette 100 giorni a valutare un rapporto sull'Afghanistan che lui stesso ha chiesto e a prendere una decisione sull'invio di truppe, dopo aver ripetuto per tutta la sua campagna elettorale che l'errore di Bush era stato di aver aperto il fronte Iraq anzichè concentrarsi sull'Afghanistan? E perché se ne viene fuori con un annuncio che incoraggia di fatto i talebani anzichè demoralizzarli? Per la semplice ragione che Obama subordina la politica estera a quella interna. Ha concepito un messaggio che rassicurasse sia gli americani che vogliono portare fino in fondo la lotta al terrorismo islamista (che lui non cita mai con questo nome), sia quelli che vogliono il disimpegno americano dalle aree di crisi. Probabilmente non ha convinto nessuno dei due gruppi. In compenso ha spalancato la via del successo ai miliziani talebani.  

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Rodolfo Casadei

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