tempi.Rodolfo Casadei Giovedì 18 Marzo 2010 

 

Il "pensiero critico" manca ai giudici di Strasburgo, non a chi tiene i crocifissi nelle scuole italiane

Postato il 12 Nov 2009 da Rodolfo Casadei

Scusate di nuovo il ritardo, ero in Spagna per un reportage e non ho potuto aggiornare il blog con un commento sulla vicenda della sentenza di Strasburgo contro i crocifissi nelle scuole pubbliche italiane. Tanto, ovviamente, è già stato detto. Io vorrei condividere con voi la rassegnata irritazione che mi è presa leggendo una delle motivazioni della sentenza, è cioè che le croci vanno tolte perché "Lo stato... deve cercare di instillare negli studenti il pensiero critico", che sarebbe compromesso dall'esposizione di un simbolo religioso. La verità è che, trattando il crocifisso come un simbolo religioso fra tanti, come potrebbe essere un Buddha che ride o un amuleto pellerossa, sono i giudici di Strasburgo a dimostrare una completa mancanza di pensiero critico. Diciamo pure una sconfinata, disperata ignoranza che condividono con i laicisti stile Repubblica. In queste settimane molti hanno difeso il crocifisso nelle aule scolastiche asserendo trattarsi di "simbolo culturale" che permette di affermare la nostra "identità storica". Non basta, bisogna aggiungere qualcosa di molto più decisivo: il crocifisso è puramente e semplicemente il fondamento della civiltà così come la conosciamo oggi. Che si creda o no alla divinità  di Cristo e al valore salvifico per l'eternità del suo sacrificio,  la rivoluzione antropologica  che il cristianesimo ha portato non la può negare nessuno.  Le signore Lautsi (si chiama così la signora italo-finlandese che ha fatto ricorso, vero?) che accennano alle "discriminazioni" cristiane  nei confronti delle donne e degli omosessuali come motivo per tenere le distanze dal crocifisso dimostrano un'abissale ignoranza  che le rende buone compari dei togati di Strasburgo. René Girard lo ha spiegato una volta per tutte: la crocifissione di Cristo è il sacrificio che mette fine a millenni di sacrifici umani, perché svela la falsità di tutto il precedente rapporto umano col sacro. I sacrifici umani restaurano l'equilibrio nella società e fra il mondo terreno e quello celeste individuando una vittima, un colpevole da eliminare: il capro espiatorio. Il sacrificio di Cristo smaschera il trucco: uccidendo Cristo gli uomini hanno ucciso l'innocente, come già avevano fatto milioni di volte. Ma stavolta il loro delitto sacrale è smascherato. E' a partire dalla crocifissione di Cristo che l'umanità prende coscienza dell'ingiustizia della violenza contro i deboli e gli innocenti, della perversità della logica del capro espiatorio. E prende coscienza del dovere di difendere e proteggere i deboli e gli innocenti. Questa non è una verità teologica, ma una verità dell'antropologia culturale, scienza oggettiva. L'adesione alla verità salvifica del sacrificio di Cristo riguardano la libertà umana e la Grazia, ma il riconoscimento del suo impatto positivo, "progressista", sulla storia umana è un dato scientifico!

Di conseguenza, considerare oggi il crocifisso semplicemente un simbolo religioso fra tanti, la cui presenza sarebbe sinonimo di proselitismo confessionale, denota totale mancanza di pensiero critico. E ordinarne la rimozione è solo un atto barbaro che ci riporta all'orizzonte antropologico che rende possibili gli orrori dei sacrifici umani pre-cristiani. Altro che i diritti delle donne e degli omosessuali conculcati dai cristiani! Sa la signora Lautsi qual era la condizione della donna prima del cristianesimo? Sa cosa si faceva al Colosseo prima che il cristianesimo si affermasse? Sa come venivano celebrati i funerali degli imperatori, sgozzando schiavi e prigionieri ? (queste cose succedono ancora là dove non è arrivato il cristianesimo, per esempio nelle aree remote della Nigeria!).

Juan Manuel De Prada esprimerebbe i suddetti concetti con una formula più poetica e graffiante: il crocifisso in pubblico costituisce un'offesa solo per tipi come Dracula o la ragazzina indemoniata del film "L'Esorcista".

 

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Rodolfo Casadei

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