La stampa internazionale è andata a nozze sulla faccenda del "lodo Alfano" bocciato dalla Corte costituzionale italiana. Senza approfondire minimamente la faccenda, senza spiegare ai lettori perché il premier e il Pdl abbiano accusato (a mio parere giustamente) i giudici della Corte di slealtà istituzionale, si sono preoccupati soprattutto di esprimere il proprio compiacimento per la sconfitta di un politico che a loro non piace proprio per niente. Abbiamo già spiegato varie volte su queste pagine come Berlusconi, con le sue maniere intemperanti e la sua scia di inchieste e processi (109 tutto compreso, tutti avviati DOPO che è entrato in politica, guarda caso: ma questo la stampa estera non lo scrive MAI), rappresenti la figura ideale che permette agli stranieri di esprimere le loro pulsioni razziste nei confronti degli italiani senza apparire razzisti. Qui vorrei attirare l'attenzione sull'editoriale del Financial Times del 9 ottobre intitolato "Berlusconi's crisis", che rappresenta un caso preclaro di disinformazione compiuta attraverso un organo di stampa prestigioso. Il FT è talmente poco professionale da scrivere che la Corte costituzionale ha respinto "a law passed in 2004", cioè il cosiddetto Lodo Schifani. Non hanno dunque nemmeno capito che a essere bocciata è stata la "correzione" del Lodo Schifani, cioè il Lodo Alfano che è del 2008. Poi insistono a scrivere, come tutta la stampa britannica, che la legge dava a Berlusconi "immunity from prosecution". Le cose, com'è noto, non stanno così: il Lodo Alfano non restaura nessuna immunità, ma soltanto sospende i processi in cui Berlusconi è coinvolto. Processi che riprenderebbero una volta scaduto il suo mandato. "Immunità" è quella che la legge inglese riconosce ai Tudor, la famiglia reale britannica: il re/la regina e i suoi discendenti maschi diretti possono rifiutarsi di presentarsi a qualsiasi Corte di giustizia, e in tal caso non si possono emettere verdetti su di loro. Fin qui la disinformazione. Poi c'è l'opinionismo superficiale e fazioso che fa scrivere al FT: "Berlusconi entered politics to give himself a platform to defend himself from corruption charges". Un commento più degno di un oppositore politico poco intelligente e molto furbastro, tipo Di Pietro, che di un grande giornale che presume di spiegare le cose del mondo ai lettori e di saper giudicare gli uomini politici. Un grande giornale non dovrebbe fare illazioni e processi alle intenzioni, ma dovrebbe guardare ai fatti. Se Berlusconi scomparisse domani mattina, assunto in Cielo o sprofondato sotto Terra, che bilancio faremmo della sua azione politica? Provo a dire due-tre cose. Berlusconi è il leader che ha orientato il sistema politico italiano al bipolarismo e ha riassorbito nella politica istituzionale due forze anti-sistema come l'allora Msi e l'allora Lega Lombarda; ha chiuso con un'importante ex colonia italiana (la Libia) una vertenza storica che durava da 40 anni; ha svolto un prezioso ruolo di mediazione per impedire che la crisi Russia-Georgia precipitasse in guerra aperta; ha riformato un po' le pensioni e reso meno rigido il mercato del lavoro (legge Biagi), ha riaperto le porte del nucleare in Italia; aveva anche realizzato un'ampia riforma federalista e un'iniziale riforma della giustizia, ma la sinistra è riuscita a farle decadere, riportando il paese allo stallo precedente. Questo bisognerebbe scrivere, se Berlusconi sparisse domani. Poi si potrà scrivere anche quello che non è riuscito a fare, ed è tanto: a volte per colpa sua, a volte per colpa dei suoi avversari. Ma quello che scrive il FT semplicemente non vale la carta su cui è stampato.