tempi.Rodolfo Casadei Mercoledì 10 Marzo 2010 

 

Caso Boffo/Feltri 1 - I paradossi della storia

Postato il 05 Set 2009 da Rodolfo Casadei

Marx non avrebbe mai immaginato che la sua profezia circa l'avvento della dittatura del proletariato si sarebbe epicamente realizzata non nell'Inghilterra o nella Germania capitaliste, ma in un paese dove il proletariato non esisteva: la Russia. Le potenze europee del tempo della Belle Epoque, ammorbidite da 44 anni di pace, mai si sarebbero attese che a trascinarle nel gorgo di una guerra sterminatrice sarebbe stata la pistola di un nazionalista serbo-bosniaco nella remota Sarajevo. Impegnati a difendersi dagli slavi e dai persiani, mai gli imperatori bizantini del VII secolo avrebbero pensato che a sottrarre loro le province più ricche dell'impero (Egitto, Siria, Palestina) sarebbe stato un esercito di nomadi della penisola arabica eccitati da una nuova religione.
Allo stesso modo nessuno di noi, quando tre mesi fa il quotidiano Repubblica ha avviato la sua bavosa campagna contro il premier Berlusconi centrata sul tema degli scandali sessuali, volta a farlo dimettere per indegnità morale, avrebbe mai immaginato che a sovvertire per sempre la cultura politica cattolica del nostro paese –che ha sempre distinto fra i vizi privati e quelli pubblici, riservando i primi al giudizio di Dio e quindi sterilizzandoli come materiali per la lotta politica- sarebbe stata alla fine non la coalizione giustizialista-moralista imperniata sul giornale-partito Repubblica, ma niente meno che il Giornale proprietà di un Berlusconi e diretto da Vittorio Feltri.
Il paradosso e le sue conseguenze saranno veramente epocali, come nel caso di Lenin, di Sarajevo e di Maometto. Non solo perché le dimissioni del direttore del quotidiano dei vescovi italiani, Dino Boffo, feriranno a morte l'alleanza di fatto fra le gerarchie della Chiesa e i successivi governi dell'inventore di Forza Italia e del Pdl, che tanto ha giovato sia alle fortune politiche del secondo che alla "libertas" e all'incidenza pubblica delle prime. Ma perché, come sopra detto, sovvertono la cultura politica nazionale. A illustrare questo punto dedicherò un altro post, nella settimana che viene. Qui vorrei precisare il paradosso Feltri: il giornalista che nel denunciare il moralismo altrui causa il trionfo del moralismo; il direttore di un giornale che per difendere Berlusconi, uomo politico che i suoi avversari vorrebbero far dimettere non per un fallimento politico ma sulla base di uno scandalo sessuale, causa le dimissioni di un altro personaggio pubblico rivelando dettagli di una vicenda privata poco edificante. Feltri non ha difeso Berlusconi, lo ha condannato: il principio per cui Boffo si è dimesso è infatti applicabile al 100% a Berlusconi. Il quale certamente non si dimetterà, ma d'ora in poi non potrà più contare sulla benevolenza della Chiesa italiana, dentro alla quale prenderanno il sopravvento i moralisti.

Perchè Feltri ha prodotto conseguenze che vanno a vantaggio degli avversari moralisti di Berlusconi? Perché, questa è la verità, egli stesso è un moralista dei più cinici. Ai tempi della sua prima direzione al quotidiano L'Indipendente, coincidenti con l'apogeo di Mani Pulite, le pagine del suo giornale erano tutt'un trionfo di manette e di invettive contro i reprobi che cadevano nella rete dipietrista. Non essendo Feltri di sinistra, quando si accorse che il perdurare di quella campagna si sarebbe risolto con l'ascesa al potere della parte verso la quale non nutriva alcuna fiducia, il direttore si riposizionò nell'area berlusconiana. Ma il Dna resta quello: Feltri non è cattolico nemmeno culturalmente, dunque gli mancano i presupposti per comprendere l'importanza di tenere distinta la sfera dei vizi pubblici da quella dei vizi privati. Il suo cinismo disincantato nei confronti della moralità degli esseri umani non ha nulla a che vedere con la coscienza cristiana dell'uomo come creatura caduta. Questa implica comprensione, rinuncia al giudizio, remissione alla giustizia e alla misericordia divine, capacità di distinguere fra errante ed errore; invece il cinismo moralista feltriano affonda la spada nelle carni della vittima. Con l'aggiunta dello sberleffo finale in forma di ipocrita dispiaciuta sorpresa: "Oh no, io non volevo le dimissioni di Boffo". Ma le conseguenze non volute vanno ben oltre, molto oltre.

 

i vostri.commenti
1
Gentilissimo Casadei, ma

Inserito da GB il 10 Settembre 2009 - 3:19am

Gentilissimo Casadei,
ma secondo lei è stato Boffo ad abbondanare la Chiesa o è stata la Chiesa ad abbondanare Boffo?
Con stima.

2
gentile sig.

Inserito da holdon80 il 8 Settembre 2009 - 5:18am

gentile sig. casadei,
rifletta bene sul suo articolo: Silvio berlusconi non ha nessuna condanna penale per questioni sessuali, ma solo foto da rivista scandalistica (ambigue per altro), di cui non frega nulla a nessuno (eccetto alla sinistra che, come si sa, non sa che pesci pigliare se non quello in mezzo alle gambe del premier).
perché dovrebbe dimettersi quindi?
dov'è il moralismo di berlusconi?
dov'è il moralismo di feltri?
quando mai berlusconi è stato moralista in vita sua?
a me pare che feltri sia un gran volpone: ha scoperto uno scoop documentato, se lo è tenuto in serbo per il suo cambiamento di direzione al Giornale e ha fatto in modo eccellente il suo lavoro. bravo.
Boffo invece non ha saputo fare il suo mestiere.
Inoltre: sputtanare i vescovi imbecilli, non è una mancanza di fede.

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Rodolfo Casadei

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