tempi.Rodolfo Casadei Venerdì 30 Luglio 2010 

 

Presidente Fini, Stato etico è obbligare un medico a far morire di sete un paziente

Postato il 30 Mar 2009 da Rodolfo Casadei

Gianfranco Fini, presidente della Camera, dal palco del congresso fondativo del Popolo della Libertà ha affermato che la legge sul fine vita approvata dal Senato non è laica, bensì configura uno Stato etico che obbliga i suoi cittadini ad assolvere precetti. Mi chiedo cosa ci sarebbe di laico nell'imporre ai medici, o nel permettere ai medici, di porre fine alla vita dei pazienti. Mi pare che lo Stato etico sia quello che impone ai medici - i quali hanno per missione e vocazione quella di soccorrere le nostre vite per custodire quell'unicità personale di cui ciascuno di noi è l'incarnazione - di assecondare la volontà suicida di alcuni pazienti. Mi chiedo se non è Stato etico trasformare ciascuno di noi cittadini in boia dei propri simili, ancorchè consenzienti. Perché una legge in qualsiasi misura eutanasica significa proprio questo: che ciascuno di noi, in quanto cittadino della repubblica democratica in cui tale legge entra in vigore, partecipa alla soppressione di vite che quella legge comporta.

Certo, il "problema Fini" non si è manifestato l'altro ieri. Da un paio di anni almeno l'ex segretario del Msi si è ritagliato il ruolo di spina nel fianco dell'alleato-leader Berlusconi. Tutte le posizioni che assume sembrano pensate apposta per disegnare i contorni di un prodotto politico alternativo a quello dell'attuale presidente del Consiglio come pure a quello della Lega Nord. E siccome il "centro" e la "destra" del centro-destra appaiono già occupati da Berlusconi e dalla Lega, ecco che Fini si colloca a "sinistra", con particolare attenzione e insistenza nel prendere posizioni che possano dispiacere alla Chiesa cattolica e piacere a laicisti e libertini. I critici più feroci di Fini sostengono che l'ex capo di An si è collocato alla sinistra del centro-destra semplicemente perché era l'unica posizione non ancora occupata e sfruttabile per una lotta di leadership. Per questa ragione l'uomo che dieci anni fa considerava Mussolini il più grande statista del secolo e voleva escludere gli omosessuali dall'insegnamento nelle scuole elementari sarebbe diventato un politico favorevole alla selezione degli embrioni in caso di fecondazione assistita e pronto ad accusare la Chiesa di antisemitismo storico (record del mondo della spudoratezza!).  Personalmente sarei più generoso e contemporaneamente più duro col presidente della Camera: più che un politico cinico, Gianfranco Fini è una vittima della morte delle ideologie. Con la fine della Seconda Guerra mondiale prima e la caduta del Muro di Berlino poi, è svanita la pretesa delle grandi ideologie totalitarie del XX secolo di rifare il mondo. I neo-fascisti sono rimasti orfani tanto quanto i comunisti. Orfani di un'appartenenza tanto fasulla quanto totalizzante. Nel vuoto di riferimenti, è inevitabile che tutti costoro non trovino altra possibilità che conformarsi al pensiero dominante. Che oggi vive della fede nelle capacità taumaturgiche della tecnoscienza. Oggi la fede nella palingenesi del mondo non si appunta più sulla politica, ma sulla tecnologia. Laddove poi la superiorità dell'uomo sulla morte non può ancora essere affermata per via tecnologica, la si propone in forma simbolica: l'eutanasia e il suicidio assistito affermano simbolicamente la signorìa dell'uomo sulla morte. Insomma, Fini è semplicemente passato alla forma più aggiornata dell'ideologia, dopo che è morta quella vecchia. L'unica differenza è che prima difendeva posizioni controcorrente con brillante dialettica, oggi invece appare appiattito sul pensiero dominante come un qualunque piacione. E anche la sua dialettica ne risente. 

i vostri.commenti
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Si sta per caso parlando

Inserito da Giorgio il 6 Aprile 2009 - 9:55pm

Si sta per caso parlando dello stesso Fini che, appresa l’arte populista e un po’ (molto) furbetta di contestualizzare le proprie riflessioni pubbliche, con la kippah in testa definì il fascismo “male assoluto” (espressione acconcia solo per Satana)? Che divenne bersaglio di gossip da parte dei suoi stessi colonnelli per certi subitanei smarcamenti-riposizionamenti forse collegati alla presunta liasons con una ministro dell’allora (come dell’odierno) governo Berlusconi, della quale aveva (ha) sposato l’empito laicista all’insegna di un relativismo etico degno di peggior causa almeno quanto di opposto orientamento politico? Che prima stroncò sul nascere l’afflato del Cavaliere verso il Pdl sentenziando che si era alle “comiche finali” e con Silvio aveva chiuso per sempre perché “non si fonda un partito dal predellino di un’automobile”, caldeggiando poi un patto d’acciaio con Pierferdy Casini - il quale almeno potrà rivendicare dalla sua il pregio della coerenza - per contrapporsi frontalmente alla rivoluzione copernicana del partito unico ormai in dirittura d’arrivo? E che invece poi, valutati opportunisticamente i potenziali sviluppi, ritrattò i biliosi giudizi di qualche settimana prima su Berlusconi, accodandoglisi mansueto in attesa di conseguire prima il Palazzo – fatto – e poi la leadership (questa sarà più dura…). Eccetera eccetera.
Gran brutta bestia, l’ambizione. Tolstoi disse che si accorda con la crudeltà, l'orgoglio, l'astuzia; mai con la bontà. Mentre Jean de La Bruyère ne formulò un giudizio compassionevole - particolarmente idoneo al nostro - sostenendo che se lo schiavo ha un solo padrone, l’ambizioso ne ha tanti quante sono le persone funzionali alla sua fortuna.
Lo spregiudicato free climbing di Fini lungo le perigliose verticali della politica lo porteranno solo a dissipare il consenso dei suoi senza acquisire quello degli altri, cosicché quando il Cavaliere passerà la mano, l’ex delfino di Almirante, frusto, ma soprattutto sempre più sfornito dell’attendibilità necessaria all’impresa per la quale si è spinto finanche ad abiurare i suoi principi, sarà pronto per i giardinetti come un Fassino qualunque.
Davvero uno statista con un grande futuro dietro le spalle, Gianfranco. Cui potrà recare conforto il sempre attuale e godibile Flaiano: coraggio, il meglio è passato.
www.giorgiocolomba.it

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Rodolfo Casadei

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