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Contro i No Tav violenti Caselli dice parole sante. Indigeste ai suoi ex ammiratori

settembre 1, 2013 Marco Margrita

Dopo l’ennesimo attacco a un’azienda impegnata nella costruzione della Tav il procuratore generale di Torino attacca il pregiudizio assolvente che «si iscrive nella pretesa che la legge non debba essere applicata agli amici di certe correnti politiche»

Bisogna registrare l’ennesimo incendio doloso ai danni di un’azienda impegnata nella realizzazione della Torino-Lione (nella notte tra venerdì e sabato è toccato alla Geomont di Bussoleno, di cui è stato incendiato un capannone con attrezzature importanti e con danni che ammontano a molte centinaia di migliaia di euro) e l’arresto di per detenzione di materiale esplodente due uomini fermati, sempre venerdì, a Giaglione. Fatti di fronte ai quali Gian Carlo Caselli è intervenuto con parole dure, che sarebbero sicuramente piaciute al Fatto Quotidiano, se fossero state indirizzate a Berlusconi e non, come invece accade, ai settori che ancora indugiano a condannare esplicitamente questa “escalation violenta”. Il procuratore generale di Torino si è infatti scagliato contro «il silenzio e la sottovalutazione, se non peggio, di alcuni uomini della cultura, della politica e dell’amministrazione, ma anche dell’informazione, che non riescono forse a vedere come stanno davvero le cose e sono portati a considerare con comprensione gesti che invece sono di pura violenza».

UN PREGIUDIZIO ASSOLVENTE. Secondo Caselli questo pregiudizio assolvente, «si iscrive nella pretesa, mai esplicitata, che la legge non debba essere applicata agli amici di certe correnti politiche, ma la legge è uguale per tutti, non si può far finta di niente». Il silenzio diventa connivenza, ha affondato il magistrato, «quando si ricostruiscono fatti precisi e concreti dandogli ricostruzioni false». Non è un attacco a tutto il movimento No Tav, che a detta di Caselli, «in sé e per sé non c’entra nulla con queste cose, ci sono persone perbene, mosse da istanze legittime, ma le azioni violente vanno respinte senza se e senza ma. Altrimenti si rischia di soffiare sul fuoco».

LA DIFESA SUI SITI DI AREA. Dal fronte trenocrociato si rifiuta ogni addebito, rispetto all’incendio. Si indicano matrici mafiose e, sui siti dell’area No Tav, si paventa anche l’ipotesi che possa essere stata la stessa ditta a provocare l’incendio per motivi finanziari. Su notav.eu, si legge una controcronaca in cui, tra l’altro, si racconta che nei giorni in cui “la talpa” arrivava a Chiomonte «il titolare della Geomont contatta misteriosamente e con diffidenza alcuni No Tav (ricordiamo che la ditta è di Bussoleno e in questo paese come molti No Tav è cresciuto anche lui) fornendo informazioni dettagliate e utili a bloccare i trasporti della talpa. Forse grazie alle intercettazioni telefoniche attuate dalla polizia di stato a danno di molti No Tav la voce di queste “soffiate” giunge nel cantiere di Chiomonte dove la ditta ancora sta ultimando in attesa di pagamento alcuni lavori marginali. Una mattina di agosto il titolare della Geomont chiama trafelato “non posso più dirvi nulla” e riattacca velocemente. Forse si è reso conto anche lui che la voce è trapelata. Lo stesso giorno la sua autovettura privata parcheggiata all’interno del cantiere sorvegliato anche quel giorno da centinaia di agenti viene schiacciata e distrutta da una gigantesca ruspa. Il titolare richiama questa volta terrorizzato i No Tav e invia una foto del mezzo distrutto. Inconsapevolmente forse è una richiesta di aiuto».

CASELLI NON PIACE PIU’. Sul materiale incendiario e sull’arresto dei due militanti riconducibili all’area torinese dell’autonomia, si riduce la portata dei fatti. «Sono stati arrestati – scrivono i No Tv – perché avevano in macchina del materiale per una delle tante azioni di disturbo al cantiere, nessuna arma da guerra, nessun mezzo per uccidere, ma strumenti per recidere le reti,  e difendere se stessi dai lacrimogeni ad altezza uomo. Sappiamo che non piacerà a qualcuno quest’ammissione, ma noi crediamo nella resistenza, nella lotta reale, nel mettersi in marcia in prima persona per fermare il Tav e anche questo lo abbiamo detto e fatto molte volte».
Molto negativi i commenti su Gian Carlo Caselli, che piace sicuramente meno di quanto cercava di dimostrare la mafiosità di Andreotti. Valga su tutti, una recente dichiarazione del consigliere regionale del M5S Davide Bono. «È triste pensare – scriveva in una nota – che un grande magistrato dell’antimafia sopravvissuto all’epoca delle stragi di Stato, come Caselli, stia demolendo la sua carriera e la sua credibilità, finendo per essere ricordato come l’anziano oppressore di un movimento popolare per la giustizia e la libertà».

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2 Commenti

  1. Il Filarete says:

    Il fiancheggiatore Tossani:

    “Alta velocità a parte, è doveroso accennare a quanto di clamorosamente disinformante viene largamente propagandato sui media e nelle altre sedi di potere , e purtroppo viene largamente creduto, anche sul tema dei princìpi non negoziabili. Questo è un altro nesso importante che, inesorabilmente, ci sfugge. Può infatti, un medesimo albero, produrre frutti buoni e cattivi allo stesso tempo?… E’ ragionevole pensare che il sistema che si dimostra fermamente avverso ai princìpi non negoziabili, alla sussidiarietà e al buon governo, stia invece facendo bene in campo infrastrutturale? Si tratterebbe di una contraddizione in termini. Eppure, è così che stiamo considerando la vicenda”.

    Ma che vuol dire? C’è qualche lettore in grado di tradurre in concetti ed in italiano? O questo sta qui solo per dare un alibi di chiacchiere ai terroristi treno-crociati?

    • Caro amico, sto solo cercando, in questa ormai lunghissima diatriba della TAV, di mettere in luce la vicenda non in modo unilaterale, ma da più di una parte, perché, in un modo o nell’altro, si possa finalmente capire.

      In questo caso, sto dicendo: può, uno stesso albero, dare frutti buoni e cattivi allo stesso tempo?

      Tradotto: è pensabile che uno Stato storicamente avverso alla sussidiarietà, cioè al primato della persona e della famiglia, e dei “corpi intermedi”, rispetto a quello dello Stato-istituzione medesimo, può una serie di Governi, liberal-berlusconiani, o di sinistra diessina post-comunista, oppure montiano-c.d. tecnici, con le relative varianti storiche DC, nessuno dei quali governi ha MAI dato il buono-scuola per la libertà di educazione, e tutti assieme, nessuno escluso, ci hanno dato divorzio, aborto, ora ci stanno dando – assieme! – Decreto filiazione e legge anti-omofobia, e, amarus in fundo, non hanno la più pallida idea di come tirarci fuori dalla crisi, perché sono stati loro ad avercene portato nel bel mezzo, in quanto totalmente alieni alla Dottrina sociale della Chiesa cattolica che – per via di sussidiarietà – è tuttora l’unica via per uscire da questa crisi antropologica, e, ancora, ciascuno per la sua parte, hanno portato l’Italia ALLA BANCAROTTA, visto che abbiamo 2300 MILIARDI DI EURO DI DEBITO REALE, fra palese e nascosto, aumentato sotto ogni governo… è dunque pensabile che questi poteri forti oligarchici, che hanno fatto male ogni cosa, possano fare bene, per l’appunto, SOLO in campo infrastrutturale?…

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