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No Tav. Erri De Luca a processo ne approfitta per fare un po’ di show antagonista

gennaio 29, 2015 Marco Margrita

Alla prima udienza del processo che lo vede accusato di istigazione alla violenza, lo scrittore ha ribadito la sua posizione: il sabotaggio è la soluzione

Vittimismo d’autore, non privo di ricadute pubblicitarie, quello messo in scena ieri mattina, in occasione della prima udienza del processo che lo vede accusato di istigazione alla violenza a favore del movimento No Tav, per lo scrittore Erri De Luca. Non è mancato il tempo, infatti, all’imputato eccellente, prima dell’avvio del dibattimento, per concedersi ai suoi fans autografando le copie del suo ultimo pamphlet feltrinelliano La parola contraria. Alle sue spalle, prima dell’ingresso del giudice, ha pure fatto capolino un cartello “je suis Errì”, chiaro tentativo di insistere sul motivo della persecuzione del libero pensiero. Per quanto l’ex responsabile del servizio d’ordine di Lotta Continua, parlando con i giornalisti al termine dell’udienza, abbia voluto escludere ogni equiparazione del suo processo con la strage parigina.

BUCUS INTERRUPTUS. Ricordiamo le parole per cui è stato rinviato a giudizio: “la Tav va sabotata. Ecco perché le cesoie servivano: sono utili a tagliare le reti. Nessun terrorismo, sono necessari per far comprendere che la Tav è un’opera nociva e inutile… hanno fallito i tavoli del governo, hanno fallito le mediazioni: il sabotaggio è l’unica alternativa”. Coerente con il registro del perseguitato politico ha detto che “questo sarà un processo sulle frasi che ho detto. Io ho usato la parola “sabotaggio”, che è una parola nobile usata anche da Gandhi. Continuo a pensare che il Tav vada sabotato, ma sono convinto che si saboterà da solo perché non ci sono i soldi per costruirlo. Il buco del Tav sarà un ‘buco interrotto’, un ‘bucus interruptus’. Se sarò condannato non farò ricorso. Quello che ho da dire è quello che ho già detto. Uno scrittore deve difendere le sue opinioni, che in questo caso per me sono poi diventate convinzioni. Cosa altro deve fare se non difenderle?”.
La scena si è conclusa con il ricercato e ottenuto applauso del pubblico, incassato con nonchalance. L’aula del tribunale, insomma, è diventato un palcoscenico. Come tutta la lotta contro il treno veloce sembra essere diventata per i settori antagonisti.

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