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Nino l’imbianchino. Un giorno da sponsor di serie A, una vita da imprenditore tartassato

ottobre 29, 2013 Matteo Rigamonti

Domenica scorsa il suo nome era sulla maglia dell’Udinese. E in questa intervista racconta cosa vuol dire lavorare in un paese dove «più fai e più ti tolgono»

È dura la vita dell’imbianchino: tra rischi del mestiere, spese per materiali, tasse assurde e adempimenti burocratici impossibili, quella di tinteggiare le pareti è divenuta un’attività che non può svolgere chiunque. Lo sa bene Michael Nino, l’imbianchino che domenica al Friuli di Udine ha fatto da sponsor per una giornata del campionato di calcio di Serie A sulle maglie di Totò Di Natale e compagni nella sfida casalinga contro la Roma, nell’ambito di una campagna promossa da Dacia, il main sponsor del club friulano che, per l’occasione, ha ceduto il suo spazio pubblicitario sul petto dei bianconeri.

IN PRIMA SQUADRA CON LA JUVE. Michael Nino, nato a Domodossola, Piemonte, nel 1987, lavora come imbianchino girando in lungo e in largo nella provincia di Verbano-Cusio-Ossola. Ed è anche un grande appassionato di calcio: dopo tutta la trafila nel settore giovanile della Juventus Domo fino al salto in prima squadra, in promozione, con la quale ha persino conquistato l’Eccellenza, da quest’anno milita nel Piedimulera. «Faccio questo mestiere da quando avevo vent’anni, cioè dal 2007», racconta Nino a tempi.it. «Ma oggi fare l’imbianchino è più dura».

PAGAMENTI LENTI. Se infatti «il lavoro non manca», anche perché Nino lavora da solo e, non avendo dipendenti, gli basta pitturare solo qualche locale al giorno, quello che manca sono le elementari condizioni sulla base delle quali poter operare con serenità. Condizioni che sono venute meno nel corso degli anni. Un esempio? «L’incertezza sui tempi dei pagamenti, contro la quale non abbiamo alcuna tutela», spiega Nino. «Se a noi artigiani i committenti non pagano il lavoro in tempi certi, non possiamo fare nulla per difenderci e ci troviamo di fatto a dover fungere da banche per gli altri», di fatto “prestando” loro soldi che in realtà «ci servirebbero per comprare i materiali e per pagare i fornitori». A questo proposito Nino si ritiene fortunato perché non deve lavorare con la pubblica amministrazione, i cui tempi di pagamento possono essere ancora più lunghi e le incertezze maggiori.

OGNI LASCIATO È PERSO. Grazie al cielo, a Nino non è ancora successo di trovarsi in prima persona in una situazione drammatica, però «a molti degli idraulici, elettricisti e colleghi con cui ogni giorno ho a che fare sì». Ed è una prospettiva che lo preoccupa alquanto. Anche perché, a volte, si corre il rischio di «dover spendere pure 3 o 4 mila euro di spese processuali per recuperare, se va bene, 500 euro di crediti al massimo sui 1.000 che magari in origine erano dovuti». Un gioco perverso, insomma, che quasi mai vale l’intera posta in palio.

CONTROLLI E BUROCRAZIA. E non è tutto. Un ulteriore ostacolo al fare impresa in Italia sono gli «adempimenti burocratici», come, per esempio, «quelli sulla sicurezza». «Intendiamoci», precisa Nino, «io alla sicurezza ci tengo perché la vita è la mia. Sono io che ogni giorno esco su ponteggi e trabattello per imbiancare. Però, quando vogliono trovare qualcosa che non va e farti una multa da 4 o 5 mila euro, c’è poco da fare, te la fanno e basta». Per non parlare poi delle difficoltà che si incontrano «quando si cerca di fare un lavoro in coppia con un collega», una situazione che spesso capita nella realtà, ma che la complessa disciplina sui subappalti tende a escludere categoricamente.

PIÙ FAI E PIÙ TI TASSANO. Infine il capitolo tasse. «Per farcela, ce la faccio a chiudere il mese», conclude Nino, parlando della professione che ha iniziato a svolgere fin dai tempi delle superiori, quando d’estate faceva l’aiutante di un altro imbianchino, e che oggi gli garantisce di che vivere. Però, «tra le tasse, l’Inps, l’Inail e le spese per il commercialista, quando vedi che, a fine anno, ci spendi, più del 50 per cento di quello che hai guadagnato, ti accorgi che tutto questo non ha senso. È esagerato: più fai e più ti tolgono. A volte mi domando come sia possibile». E «non capisco, invece, perché altrove in Europa abbassino l’Iva sui consumi anziché aumentarla come stanno facendo da noi».

UN’ESPERIENZA FANTASTICA. Quella promossa da Dacia e Udinese, conclude Nino, «è stata un’esperienza fantastica; spero di aver rappresentato al meglio tutte le piccole e piccolissime imprese d’Italia».

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