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Nigeria, bruciate quattro chiese. Kaigama: «Dobbiamo affrontare la minaccia dei gruppi jihadisti»

giugno 17, 2013 Redazione

Un gruppo di uomini armati di ordigni esplosivi artigianali e di bombe molotov ha assalito le comunità cristiane. Sospetti sui terroristi islamici di Boko Haram

Quattro chiese sono state bruciate in un attacco terroristico commesso probabilmente da appartenenti al gruppo jihadista Boko Haram. Lo riferisce l’agenzia Fides, che ha anche intervistato monsignor Ignatius Ayau Kaigama, arcivescovo di Jos e presidente della Conferenza episcopale della Nigeria. «Purtroppo non ho informazioni precise e non so a quali comunità cristiane le chiese distrutte appartengono», ha detto Kaigama: «Tutte le comunicazioni sono state tagliate con le zone interessate dalle operazioni militari e non è possibile mettersi in contatto con il Vescovo di Maiduguri».

BOMBE MOLOTOV. L’attentato è avvenuto nello Stato di Borno, uno dei tre Stati del nord della Nigeria dove è stato imposto lo stato di emergenza. Secondo le prime informazioni un gruppo di uomini armati di ordigni esplosivi artigianali e di bombe molotov ha assalito le comunità Hwa’a, Kunde, Gathahure e Gjigga sulle Gwoza Hills, mettendo a fuoco le quattro chiese, razziando e saccheggiando il bestiame e le riserve di cereali della popolazione.
Nonostante l’episodio, Kaigama si è detto fiducioso: «L’operazione dell’esercito nigeriano e l’imposizione dello Stato d’emergenza ha sollevato il morale della popolazione. La gente si sente più sicura».

JIHADISTI. Come riferisce Fides, c’è ormai la certezza che Boko Haram si stia coordinando con i gruppi jihadisti cacciati dal Mali. «Boko Haram è un problema regionale e deve essere risolto con un approccio regionale», ha proseguito Kaigama. «Scontiamo una terribile negligenza da parte della nostra intelligence e delle nostre forze di polizia che non hanno affrontato per tempo il fenomeno. Si deve ora mettere insieme le risorse di Nigeria, Niger e Mali per affrontare la minaccia dei gruppi jihadisti. Penso che comunque alla fine saranno sconfitti».

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