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New Jersey, polemiche sulla terapia riparativa. «Mi hanno torturato», ma la storia traballa

aprile 3, 2013 Benedetta Frigerio

Un omosessuale racconta di aver subito abusi durante un campo per affrontare la propria condizione. Ma la vicenda è sospetta e non confermata da altre fonti

Il 18 marzo scorso, presso la commissione della Salute e dei Servizi Umani del Senato del New Jersey, si è tenuta un’audizione di tre ore su una proposta di legge che vorrebbe togliere ai minori il diritto a chiedere il supporto di uno psicologo nel caso desiderino affrontare la propria attrazione per persone dello stesso sesso. Settimana scorsa il governatore repubblicano, Chris Christie, ha dichiarato di non essere certo se firmare o meno la legge nel caso passasse alle Camere: «Non mi piacciono in generale le leggi che riducono la libertà dei genitori di decidere come crescere i propri figli, sono scettico». I media hanno subito attaccato Christi bollandolo come “omofobo” e a quel punto è intervenuto il suo portavoce dicendo che «il governatore non crede nella terapia riparativa, ritenendo che l’omosessualità sia genetica».

SVOLTA REPENTINA. Come mai un cambiamento repentino di opinione? Potrebbe essere l’avvicinarsi delle elezioni, oppure Christie ha creduto alla testimonianza rilasciata al Senato il 18 di marzo. A parlare è stato un trans, Brielle Goldani, che ha raccontato di essere stato torturato nel 1997 in un campo di terapia riparativa dell’Ohio, a cui l’avevano costretto ad andare i suoi genitori. Racconta un ex omosessuale, Christopher Doyle, al Christian Post: «Io stesso, che mi sono sottoposto alla terapia con successo, non avevo mai sentito parlare di un trattamento così disumano, se non dagli attivisti anti-ex-gay, che spesso mentono parlando di metodi barbarici dei terapisti». Doyle quindi ha deciso di parlare con Goldani per saperne di più e quello gli ha risposto che l’Assemblea pentecostale della Chiesa di Dio di Columbus lo aveva «obbligato a partecipare ai servizi della Chiesa, in cui non si sentiva nulla se non discorsi pieni di odio» e che gli «fecero delle iniezioni per cui stavo male». Il trans ha poi parlato di appuntamenti forzati con ragazze, di immagini sull’amore eterosessuale e dell’obbligo a vestirsi in un certo modo. «Suona davvero orribile: quale chiesa cristiana o quale terapista può usare metodi barbarici come questi?», ha chiesto Doyle.

NON UNA CONFERMA. Per questo l’ex omosessuale non si è fermato e ha deciso di chiamare anche i responsabili della Chiesa incolpata. A rispondere all’uomo è stato il reverendo John Wooton, sovraintendente dell’assemblea della Chiesa di Dio dell’Ohio. Wooton ha negato l’esistenza di programmi di questo tipo nella sua Chiesa: «Se ciò fosse vero ci sarebbero state delle denunce e le autorità avrebbero preso dei provvedimenti». Così Doyle ha chiamato anche l’ufficio della procura dello Stato dell’Ohio che ha negato l’esistenza di attività simili. L’unica cosa che si avvicina al racconto, ha spiegato Doyle, è invece un film del 1999 intitolato But I’m a Cheerleader: «Nel film la famiglia della protagonista sospetta che la figlia sia lesbica e la manda presso un campo di terapia chiamato True Direction. Ma due omosessuali incoraggiano i partecipanti a ribellarsi». Alla fine i genitori della protagonista ne accettano l’omosessualità.
Il dottor Elton Moose, professionista in Ohio, informato della testimonianza, ha scritto: «Lavoro in questo campo da 24 anni e non ho mai sentito parlare di questi campi (…) queste accuse non sono mai state provate». Goldani ha fatto menzione anche della Chiesa che lo aveva mandato al campo, ma anche il suo pastore, Lou LaFauzia, ha smentito in un’intervista: «Noi amiamo tutti, indipendentemente dall’orientamento sessuale (…). Posso dire che questo non è mai successo in questa chiesa, e non riesco a immaginare nessuno dei suoi membri del 1997 capace di fare questo. È bizzarro!».

CHI DARA’ VOCE AI BAMBINI? Anche se non è chiaro se la proposta di legge passerà, i voti terranno conto di questa testimonianza. Perciò, ha concluso Doyle, «il governatore Christie dovrebbe essere molto cauto circa le testimonianze a sostegno del divieto proposto. Inoltre, la senatrice Barbara Buono (sponsor della legge, ndr), dovrebbe vergognarsi di se stessa cercando di ottenere punti politici a poco prezzo, invece di battersi per i diritti dei bambini del New Jersey che hanno bisogno di consulenza a causa di abusi sessuali. Chi farà sentire la loro voce?».

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