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Nello Musumeci: «Ci metto la faccia per fare la “rivoluzione della normalità” in Sicilia»

ottobre 25, 2012 Chiara Rizzo

Il candidato del centrodestra alle regionali dell’isola: «Crediti agevolati alle aziende, prestiti d’onore a studenti e lavoratori. Un ente di riscossione fiscale più umano: ecco le mie basi per il rilancio di turismo, agricoltura e impresa»

Nello Musumeci, 57 anni, toni ed eleganza british ma radici sicule doc, ha spesso ricevuto la definizione di “politico preferito”. È stato per due volte presidente della Provincia negli anni della Primavera di Catania (1994-2003): proprio per l’impegno di quegli anni, con altissimi indici di gradimento è stato definito il “presidente di Provincia preferito” in Italia (sondaggio Datamedia 2002). E ancora nel 2010 è risultato tra i primi otto politici preferiti in Sicilia (sondaggio Crespi). Alla guida della Provincia ha contribuito al rilancio della città, ma anche alla lotta contro la mafia e ha fondato la prima associazione antiracket e antiusura catanese, una delle prime nell’isola, la Fondazione Beato Cardinale Dusmet. Così è diventato, purtroppo, anche il preferito dai mirini delle cosche catanesi, che dal ’95 minacciano di ucciderlo. Dal ’94 al 2009 è stato europarlamentare, ed è risultato nel 2004 campione di preferenze per An in Sicilia e in pole position a livello nazionale, cosa che lo ha messo anche nel mirino delle antipatie di Gianfranco Fini, che ha spesso provato a isolarlo. Militante dell’Msi, poi di An, è stato uno dei fondatori de La Destra. Nel 2006 si è candidato alla corsa per la Regione, contro Rita Borsellino e Totò Cuffaro: ora ci riprova, in un testa a testa con il candidato del Pd, Rosario Crocetta (qui la sua intervista a tempi.it).

Musumeci, quali sono i pilastri del suo programma?
Ridare credibilità istituzionale alla Regione che deve essere un punto di riferimento per tutti i siciliani. Un interlocutore attento, sensibile, vicino, non un antagonista. E lavorare, giorno per giorno, per la Sicilia e i siciliani, per ridare loro la speranza, per realizzare la “rivoluzione della normalità”.

Trentacinquemila posti di lavoro persi in un anno, altri 49 mila lavoratori in cassa integrazione e 600 aziende fallite dal 2011. Quali le sue leve per il rilancio dell’occupazione e dell’imprenditoria?
Rilanciare l’imprenditoria privata, innanzitutto, soprattutto quella giovanile, con crediti agevolati; istituirò un Fondo regionale per la concessione di prestiti d’onore a studenti e lavoratori per finalità di studio e di apprendistato anche fuori dalla regione. Bisogna far tornare a dialogare la scuola e la bottega e incentivare il lavoro manuale che per troppi anni è stato snobbato perché si riteneva che la laurea fosse l’unico passaporto per il mondo del lavoro. Sappiamo benissimo che purtroppo non è così. In Sicilia servono interventi celeri sul sistema finanziario, come l’istituzione di un fondo di rotazione presso l’Irfis (la Finanziaria Unicredit-Regione siciliana, ndr) per la ricapitalizzazione delle imprese. Sul piano fiscale proprongo la detassazione degli utili reinvestiti dalle imprese giovanili per i primi 5 anni.

Lei propone una riforma della Serit, l’Equitalia della Sicilia. Vuole anche attuare una flat tax, con aree a trattamento fiscale agevolato: come pensa di realizzare queste idee?
Bisogna saper distinguere tra chi le tasse non le vuole pagare e chi non le può pagare. La Serit deve tenere conto di questa realtà, sempre più drammatica in questi anni. Attività vessatorie nei confronti di famiglie in difficoltà non sono più tollerabili. La flat tax si può concretizzare tramite l’individuazione di aree, in zone di scarso rilievo turistico, dotate di un trattamento fiscale agevolato per almeno un decennio, di un’ampia semplificazione delle procedure di insediamento e delle infrastrutture necessarie, zone franche urbane.

Uno dei punti del suo programma è il rilancio del Turismo. Ma esistono “piccoli” problemi concreti. Un’assoluta cecità sulla destagionalizzazione da parte degli enti locali, la carenza di servizi che valorizzino i beni culturali (spesso e volentieri i musei sono chiusi, i monumenti abbandonati o inaccessibili). Che intende fare?
Alcuni dei musei realizzati nella mia città, Catania, e nel suo hinterland sono stati realizzati durante la mia presidenza alla Provincia e in quegli stessi anni l’Azienda provinciale turismo era un fiore all’occhiello nel campo della promozione del nostro territorio, in Italia e all’estero. Poi le Apt sono state chiuse ed è venuto a mancare un importante strumento pubblico, con i risultati purtroppo noti, colpa anche di una crisi internazionale devastante. Sulla necessità di destagionalizzazione sono perfettamente d’accordo: basta guardare le temperature che ci ha regalato questo splendido mese di ottobre, che molti hanno sfruttato per andare regolarmente al mare. Ma non possiamo e non dobbiamo più puntare solo sul binomio sole-mare. La Sicilia è molto altro. Sulle aperture dei musei gli enti, Comuni e Province hanno sicuramente difficoltà per mancanza di  risorse. Musei e aree archeologiche  gestiti dalla Regione dovranno essere riorganizzati, utilizzando al meglio il personale, trovando i custodi e professionalizzandoli. Il nostro valore aggiunto è la quantità e la qualità del nostro patrimonio ambientale, storico e culturale. Che deve essere valorizzato sfruttando le nuove tecnologie. Punterei anche su una rete di porticcioli turistici integrati in una piattaforma web per informazioni, prenotazioni e acquisti on line. Non dimentichiamoci delle isole minori, che meritano una delega assessoriale specifica, che sono a grandissima vocazione turistica. Anche i residenti non possono essere penalizzati: devono poter usufruire di servizi e collegamenti efficienti tutto l’anno.

Lei vuole rilanciare l’agricoltura, con un ruolo centrale per l’imprenditoria siciliana. Come farlo, in una regione dove le infrastrutture si basano ancora sulla rete borbonica?
Renderò immediatamente funzionate una Unità operativa regionale con l’obiettivo di riaprire i cantieri delle grandi infrastrutture pubbliche rimaste incompiute o già realizzate, a partire dall’aeroporto di Comiso. Miglioreremo quindi, la rete viaria, sulle direttrici nord-sud ed est-ovest di supporto anche alle piattaforme logistiche e la creazione di un polo regionale portuale e aeroportuale per il potenziamento del trasporto merci. Le “autostrade del mare” devono essere sostenute, per motivi economici, di sicurezza sulle strade e di minor inquinamento ambientale. Le nuove infrastrutture dovranno essere realizzate esclusivamente con il ricorso al project financing.

Vuole puntare sulla green economy. In un’intervista a tempi.it il vicepresidente di Confindustria, Ivan Lo Bello, ha denunciato il caso del rigassificatore di Priolo: 900 milioni di euro e tremila posti di lavoro andati in fumo senza un perché. Lei cosa vuol fare al riguardo?
I fondi europei devono essere spesi, sicuramente, di più e meglio. Non è, quindi, solo un problema di quantità della spesa, ma di qualità. Non devono servire, insomma, per coprire le esigenze della spesa corrente, ma per realizzare progetti strategici. Sul rigassificatore non ho pregiudizi né negativi né positivi: bisognerà valutare serenamente impatto ambientale, costi e reddittività dell’opera. L’attenzione per l’ambiente deve manifestarsi con l’oculata gestione delle risorse idriche: l’acqua non è un bene inesauribile, ma sempre più prezioso. E poi vorrei provvedere al risanamento delle aree a rischio ambientale, come Augusta e Priolo, Gela e Milazzo.

Dalla relazione del procuratore generale della Corte dei Conti siciliana: «Nel 2011 vi è stato un incremento della spesa regionale di 299 milioni di euro, e le uscite hanno raggiunto l’importo di 19 miliardi 558 milioni di euro». Che intende fare?
Nessun precario deve perdere quel poco che ha avuto fino ad ora, ma non ci dovrà essere nessun nuovo precario. Su questo devo essere estremamente chiaro. Non possiamo alimentare nuove illusioni. Per quanto riguarda i tagli sono favorevole ad una sforbiciata delle indennità, soprattutto a certi privilegi assolutamente incomprensibili in una situazione di generale e grandissima difficoltà per decine di migliaia di famiglie in Sicilia. Mi farò promotore affinché venga ridotto la cifra di dodici milioni di euro per il funzionamento dei gruppi all’Ars e dimezzerò il fondo riservato alla Presidenza, da 500.000 euro a 250.000. Già alla Provincia di Catania, a metà degli anni Novanta, diedi dimostrazione di sobrietà riducendo le auto blu, combattendo l’assenteismo, valorizzando le risorse umane interne.

Si invoca una novità nella politica siciliana. Perché votare lei, se nelle sue liste sono candidati molti esponenti del Pdl responsabile degli ultimi 20 anni di malgoverni siciliani?
Sullo stato di crisi della Regione tutti sono responsabili: sinistra, centro e destra perché tutti sono stati al governo. Io non ho partecipato né sostenuto i governi Cuffaro e Lombardo, non ho avuto alcun ruolo in ribaltoni e veleni perché lontanissimi dal mio modo di vivere, in politica e da cittadino. Ho accettato questa sfida perché lo hanno voluto i siciliani ed i partiti hanno solo condiviso questa indicazione. Ho messo la mia faccia, la mia storia personale, la mia coerenza. Mi fido dei siciliani, della loro voglia di dare una svolta, di decidere il loro futuro, di essere protagonisti senza firmare cambiali in bianco a nessuno, di non essere più  clientes, ma cittadini.

Ha paura di Grillo? Sembra avanzare nei sondaggi e probabilmente acquisirà diversi seggi all’Ars.
Le piazze piene per Beppe Grillo? Mi viene facile dire che le piazze sono piene ma le urne potrebbero essere vuote. Penso che ci sia tanta curiosità e voglia di ascoltare Grillo, i siciliani però chiedono una classe dirigente, l’affidabilità di chi rimane qua e non di chi, già dai prossimi giorni, tornerà in un’altra parte d’Italia, lontanissima.

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