Google+

Nel califfato di Boko Haram si sta peggio che sotto l’Isis. «Si muore di fame e non c’è acqua: i pozzi sono pieni di cadaveri»

gennaio 21, 2015 Leone Grotti

I terroristi islamici nigeriani sono meno organizzati dello Stato islamico e non fanno altro che rubare, uccidere e bruciare. Ma sono armati come un esercito

shekau-califfato-boko-haram-nigeria-video

Lo Stato islamico almeno ci prova. Nei territori del Califfato siriano e iracheno la vita non è certo quella che vorrebbe far credere la propaganda di Twitter: ospedali che non funzionano, razioni di cibo che arrivano a intermittenza, costo del gas elevato, elettricità che va a singhiozzo, sharia per tutti ed esecuzioni sommarie. Però il tentativo dell’Isis è quello di mettere in piedi un vero e proprio Stato, per quanto barbaro.

GRANDE COME IL BELGIO. Boko Haram invece no: uccisioni indiscriminate, saccheggi, angherie e devastazioni sono tutto ciò che possono offrire agli abitanti del nord della Nigeria. I terroristi islamici governano su un’enclave di circa 30 mila chilometri quadrati, equivalente più o meno al Belgio, che comprende territori degli Stati settentrionali di Adamawa, Yobe e Borno. Da mesi ormai il leader Abubakar Shekau ha dichiarato ufficialmente la nascita di un califfato nigeriano e alcune testimonianze raccolte da Reuters aiutano a capire come Boko Haram amministra il potere nei territori conquistati.

FARE LA FAME. La città di Mubi è rimasta per poche settimane nelle mani dei terroristi, prima di essere riconquistata dall’esercito nigeriano. Shekau l’ha rinominata Madinatul Islam, Città dell’islam. Maryam Peter ricorda come si viveva in quel periodo: «Davano riso da mangiare, lo stesso riso che però avevano rubato dai negozi. Fornivano a tutte le donne un bollitore per cucinare e il velo per coprirsi». La gente però «era affamata, perché mangiava quasi solo mais e zucca. La carne non c’era perché i ribelli non la distribuivano». In compenso, tutti venivano interrogati ogni giorno, i movimenti di ciascuno erano controllati perché nessuno scappasse.

POZZI PIENI DI CADAVERI. La Croce Rossa, che è entrata nella città dopo la riconquista dell’esercito, offre un altro dettaglio. Dopo le stragi compiute, Boko Haram non aveva seppellito i corpi e non permetteva alla gente di toccare i cadaveri. Secondo i volontari, in città c’era un tanfo insopportabile di cadaveri decomposti e in putrefazione. Gli abitanti sopravvissuti «stavano per morire di fame e di sete. Mancava anche l’acqua potabile, perché quasi ogni pozzo era pieno di cadaveri».

«CITTÀ FANTASMA». Quando gli ufficiali nigeriani sono entrati a Mubi, hanno trovato una città devastata: «Era una città fantasma. Quasi ogni negozio era stato derubato. Ci sono volute ore per trovare una bottiglia d’acqua», spiega Phineas Elisha, portavoce del governo. Per non essere uccisi, afferma un sopravvissuto, bisogna stare dalla loro parte: «Loro si scrivono sui pantaloni o sul retro delle magliette il nome originale di Boko Haram, Jama’atu Ahlis Sunna Lidda’Awati Wal-Jihad. Quando li incontri devi farglielo vedere per mostrare che sei uno di loro».

ARMATI COME UN ESERCITO. I racconti di chi ha vissuto sotto Boko Haram dimostrano che la strategia del gruppo terrorista è molto meno sofisticata ed oculata di quella dell’Isis. Tuttavia, gli estremisti nigeriani non sono un semplice manipolo di tagliagole. Quando l’esercito li ha cacciati da Mubi, infatti, oltre a edifici distrutti e uomini malnutriti, hanno trovato un vero arsenale: granate, lanciarazzi, mitragliatori, armi automatiche, dinamite e armi contraeree. Fanatici e scriteriati sì, ma armati come un vero esercito.

Ricevi le nostre notizie via email:

Leggi gli articoli sull'app:

Iscriviti gratuitamente alla nostra newsletter per ricevere tutte le nostre notizie!

9 Commenti

  1. ANGELO scrive:

    Ovviamente su questa notizia nessun commento dei soliti “intelligentoni” che si sfogano a sfottere a ripetizione quando ci sono articoli sulle problematiche della famiglia o del Gender.
    Una riprova che non gliene frega niente degli esseri umani. Loro entrano nel sito solo per disturbare e sfogare il loro livore contro uno dei pochi siti che non si assoggetta al loro regime.
    La logica dei dittatori rossi di sempre: okkupare!

    • Menelik scrive:

      Anch’io l’ho sempre pensato, ma tutti, credo, lo sappiamo.
      Anche la Redazione, lo sa molto bene.
      Io al gruppo degli sciacalli ci metto anche i mistificatori che vomitano a ripetizione i copia-incolla dei loro siti che non trascurano occasione per accusare l’isis e boko haram di essere creature ordite dalla CIA e dal Mossad, esattamente come i terroristi del supermercato ebreo di Parigi e del giornale.
      Il fatto che volesse fare un massacro in una scuola ebrea e poi, vista l’impossibilità, ha ripiegato sul supermercato ebreo, è la chiara e lampante dimostrazione che dietro c’era il Mossad per giustificare una stretta di repressione sia in Europa che in Medioriente.
      Come l’attentato alle Twin Towers: se lo sono autofatto.
      E noi stupidi non lo vogliamo capire!
      Gli atei militanti sono comunque dalla parte dell’isis e di boko haram, pur non ammettendolo pubblicamente.
      Il fatto è che quelli laggiù eliminano potenziali omofobi.

      • sganarello scrive:

        Cosa intendee? Non si capisce?

        • Raider scrive:

          Davvero spiritoso, Sganarello: o davvero non in grado di intendere quanto pensa gli riesca. Menelik si riferisce ai cristiani, massacrati dagli islamisti: qui da noi, a eliminare chi non si conforma ci pensa Scalfar8, che vuole comminare la galera a chi contesta il programma gender.

  2. SD_Leo scrive:

    Tanto per ricordare da dove viene questa massa di tagliagole :

    Di Glen Ford – direttore responsabile di Black Agenda Report

    Boko Haram: una benedizione per l’imperialismo in Africa

    28/05/2014

    Boko Haram è una benedizione per l’imperialismo in Africa. Gli Usa stanno addestrando gli squadroni della morte.

    Dal punto di vista militare, l’Africa sta rapidamente diventando un continente americano. Barack Obama che, a parte il primo anno, è stato presidente per tutta l’esistenza di AFRICOM, è riuscito a integrare unità di combattimento americane, basi, regimi di addestramento, attrezzature e finanziamento delle strutture militari di tutte le nazioni africane, con solo poche eccezioni.

    Il sogno del grande panafricanista ed ex presidente del Ghana, Kwame Nkrumah, di un’Africa militarmente unita è stato pressoché realizzato: con gli americani e gli europei alla testa.

    Col pretesto di un intervento “umanitario”, Obama ha notevolmente ampliato le aree di influenza africane di Bill Clinton e George Bush, così che sulle mappe del continente solo poche zone si trovano fuori del campo d’intervento di Washington. Eritrea e Zimbabwe sono le importanti eccezioni: e, quindi, i futuri obiettivi. L’Africa è territorio occupato.

    L’Unione africana non fa nemmeno finta di essere responsabile delle missioni di pace nominalmente di sua competenza, che sono poco più che opportunità per i militari africani di essere pagati per eseguire le richieste dell’Occidente. Cina e Brasile possono avere la parte del leone negli scambi commerciali con l’Africa, ma gli uomini con i fucili sono fedeli all’AFRICOM: il padre-padrone della classe militare del continente. Le truppe Usa ora dormono in baracche africane, fratelli in armi con gli ufficiali africani che possono determinare chi dormirà la prossima settimana nel palazzo presidenziale.

    Il ritmo della penetrazione Usa nell’Africa occidentale è accelerato sensibilmente dal 2011, quando Obama ha bombardato il governo libico di Muammar Gheddafi annientandolo, creando una marea di jihadisti e di armi diretti a est verso la Siria e a sud per destabilizzare le nazioni del Sahel. Ne è derivato un caos – un bel caos, per i pianificatori militari Usa in cerca di una giustificazione per missioni sempre più grandi. L’aggressione della NATO contro la Libia ha generato il caos nell’Africa subsahariana che ha giustificato l’occupazione francese e statunitense del Mali e del Niger.

    Jihadisti nordafricani iperattivi, col potere che veniva loro dalle bombe, dalle armi e dal denaro americano, hanno addestrato e rifornito i loro fratelli del continente, inclusi elementi del nigeriano Boko Haram. I guerrieri islamici di lingua Hausa hanno poi lasciato in eredità ad AFRICOM un dono inestimabile: circa 300 studentesse da salvare, vittime perfette per un intervento “umanitario”. Non c’è stato bisogno di chiedere due volte ad Obama di “fare qualcosa!”.

    I capi di Nigeria, Ciad, Niger, Benin e Camerun sono stati convocati a Parigi (facendo finta che fosse un’idea loro) da dove hanno dichiarato “guerra totale” a Boko Haram, mentre “osservatori” di Usa, Francia, Gran Bretagna e Unione europea (passati e futuri portatori di interessi in Africa) osservavano. Il presidente francese Francois Hollande ha detto che dalla conferenza sarebbe venuto fuori “un piano di azione globale e regionale”. Naturalmente, i cinque Stati africani non hanno né i soldi, né la formazione, né le attrezzature né la capacità di raccolta di informazioni per un tale piano. Sarà un piano euro-americano per la difesa e la sicurezza dell’Africa occidentale: contro altri africani.

    Immediatamente, gli Usa hanno inviato 80 soldati in Ciad (il cui esercito è stato a lungo proprietà prezzolata della Francia) per aprire una nuova base di droni, unendo i campi droni americani precedentemente esistenti in Niger, Burkina Faso, Etiopia, Somalia, Isole Seychelles, Gibuti (sede di una enorme base francese e americana), e siti della CIA che non devono essere resi noti. Il nuovo raggruppamento sicurezza dell’Africa occidentale è diventato una fotocopia della NATO, un’appendice da modellare da parte dei pianificatori militari imperiali per affrontare i nemici scelti da Washington e Parigi.

    Che miracolo di slancio militare umanitario! Le ragazze erano scomparse da appena un mese, e potrebbe non essere possibile salvarle, che cinque paesi africani confinanti – tra cui la maggiore economia del continente – erano già stati arruolati in un’alleanza militare dominata dalla NATO con gli altri stati africani subordinati. E ben presto si è scoperto che l’AFRICOM aveva già un rapporto speciale con l’esercito nigeriano che non è stato reso noto se non dopo il rapimento delle studentesse. AFRICOM addestrerà un battaglione di Rangers nigeriani in materia di controguerriglia: è la prima volta che il Comando ha fornito agli africani un addestramento a “spettro completo” su ampia scala.

    Col pubblico americano nell’ottica interventista di “salvate le nostre ragazze”, operazioni che erano segrete sono improvvisamente diventate pubbliche. Il New York Times rivela che gli Usa hanno in corso un programma segreto per formare battaglioni di controterrorismo per Niger e Mauritania. Come pure: Berretti Verdi scelti e killer della Delta Force stanno istruendo commandos selezionati sulla controinsurrezione in Mali. L’identità di una fonte del Times lascia pochi dubbi sul fatto che le operazioni precedentemente segrete siano progettate per ricoprire la regione di squadroni della morte addestrati dagli Usa.

    Michael Sheehan è stato fino allo scorso anno a capo delle operazioni speciali del Pentagono – Centrale squadroni della morte – dove ha spinto per maggiori formatori di Operazioni Speciali per gli eserciti africani. Sheehan è ora titolare di una “cattedra speciale” [Distinguished Chair] al Centro contro il terrorismo di West Point. Negli anni ’80, era un comandante delle forze speciali in America Latina – che può significare solo squadroni della morte. “AFRICOM addestrerà un battaglione di Rangers nigeriani in controinsurrezione”.

    Le forze speciali dell’esercito Usa sono sempre stati degli assassini politici, il più delle volte operando con la CIA. Il Programma Phoenix in Vietnam, che ha ucciso tra le 26.000 e le 41.000 persone e ne ha torturate molte di più, è stato un crimine di guerra delle forze speciali della CIA. Dal 1975 e per buona parte degli anni ’80, la CIA e il suo braccio delle forze speciali hanno fornito supporto tecnico e armi per gli assassini dell’Operation Condor, gli squadroni della morte gestiti da un consorzio di governi militari di Argentina, Cile, Uruguay, Paraguay, Bolivia e Brasile, ritenuto responsabile di 60.000 omicidi. Sheehan era probabilmente coinvolto nell’Operazione Condor e della sua componente in America centrale, l’Operazione Charly, e da allora ha perfezionato l’arte dell’omicidio politico. Se è contento e si sente giustificato dagli eventi in Africa, allora gli squadroni della morte addestrati dagli Usa stanno per proliferare in quella parte del mondo.

    Non c’è dubbio che Obama è innamorato delle Operazioni speciali, dal momento che gli omicidi effettuati da piccole unità di killer professionisti nel cuore della notte assomigliano meno ad una guerra – e possono, se conviene, essere attribuito ad (altri) “terroristi”. Tuttavia la storia – quella recente – dimostra gli Usa possono caversela impunemente in Africa anche per carneficine smisurate. L’invasione della Somalia da parte dell’Etiopia nel 2006, sostenuta da forze Usa di terra, aria e mare, ha condotto alla “peggiore crisi umanitaria in Africa” a quel tempo, “peggio del Darfur,” secondo gli osservatori delle Nazioni Unite, con centinaia di migliaia di morti. Gli Usa hanno quindi sospeso gli aiuti alimentari per affamare i combattenti somali Shabaab, portando ad una perdita di vite umane ancor più catastrofica.

    Ma, la maggior parte degli americani sono ignari di tali crimini contro l’umanità nera. L’Etiopia, alleato degli Usa, commette genocidi contro gli indigeni somali nella sua regione dell’Ogaden in assoluta impunità, e bandisce i mezzi d’informazione internazionali dalla regione. I presidenti Clinton, Bush e Obama – ciascuno di loro con l’aiuto di Susan Rice – hanno complessivamente ucciso sei milioni di congolesi dal 1996.

    Il più grande genocidio dalla seconda guerra mondiale fu il risultato premeditato del caos deliberatamente inflitto al Congo, ricco di minerali, dagli Usa e dai suoi scagnozzi dei vicini Ruanda e Uganda. Paul Kagame, l’attuale leader del Ruanda, ha abbattuto un aereo con a bordo due presidenti nel 1994, scatenando le uccisioni di massa che hanno portato Kagame al potere e avviato il vicino Congo sulla strada per l’inferno. L’America celebra Kagame come un eroe, anche se il dittatore tribale tutsi manda squadroni della morte in tutto il mondo a far fuori quelli che gli si oppongono.

    Il leader ugandese Yoweri Museveni, un amico degli Stati Uniti dai tempi di Ronald Reagan, ha commesso atti di genocidio contro i suoi rivali della tribù Acholi, gettandoli nei campi di concentramento. Joseph Kony era uno di questi Acholi, che a quanto pare è impazzito. Kony non è stato una minaccia per l’Uganda o per qualsiasi altro paese della regione per anni, ma il presidente Obama ha usato un presunto avvistamento di residui del suo Esercito di Resistenza per inviare 100 Berretti Verdi nella Repubblica Democratica del Congo, in Uganda, in Ruanda, nella Repubblica Centrafricana e in Sud Sudan. Appena il mese scorso, Obama ha inviato altre 150 truppe e quattro aerei in Africa centrale, sostenendo nuovamente che Kony era in agguato, da qualche parte.

    In realtà, le truppe americane sono state schierate nei pressi del Sud Sudan, che Usa, Gran Bretagna e Israele avevano destabilizzato da decenni nel tentativo di scindere la nazione del Sudan. Il Sud Sudan è diventato indipendente, ma è rimasto instabile: non una nazione, ma un posto con il petrolio a cui ambivano gli Usa. Molte altre decine di migliaia certamente moriranno in combattimenti nel Sud Sudan, ma pochi americani daranno la colpa al loro paese. Come la carneficina in Congo dimostra, intere popolazioni possono essere fatte sparire in Africa senza che in occidente la maggior parte delle persone se ne accorga.

    Gli squadroni della morte che gli americani stanno addestrando in Nigeria, Niger, Mauritania e Mali, e quelli che presto faranno vittime in Camerun e Benin, non si limiteranno a dare la caccia a Boko Haram. Gli squadroni della morte sono, per definizione, destabilizzanti; avvelenano l’ambiente politico e sociale in modo irreparabile, come i centroamericani che hanno vissuto gli anni ’80 possono attestare. Eppure, questo è il metodo di conquista preferito dell’imperialismo Usa nel mondo non bianco.

    E’ quello che gli americani effettivamente fanno, quando le persone chiedono loro di “fare qualcosa”.

  3. Raider scrive:

    Ma certo, un’altra bella infornata di 007 e di Spectre, con “rivelazioni” di fuorusciti di testa dai servzi segreti quanto ai paranoici va bene che si mettono a spifferare tutto senza che i servizi segreti così apertamente screditati li eliminino o li mettano a tacere, dato che non ci pensano due volte a seminare morte in ogni dove e gente che vuota il sacco a casa propria.
    La storia delle risorse contese dalle grandi potenze è assai più ingarbugliata di quanto si pensi mettendo assieme complotti che sarebbero orditi da una parte sola: gli altri, cinesi russi arabi, tutti puliti e immacolati. Le leggi del mercato smentiscono i complottisti perché vanificano i complotti, l’arma petreolifera i sauditi la impegano anche contr gli americani, per fare un esempio a riprova del fatto che non c’è nulla di sicuro, nemmeno gli alleati e tranne i complotti che macinano la testa dei complottisti.
    Un’osservazione verificabile è che in Ruanda, nel,1994, moririno chi dice uno, chi due milioni di persone, quando gli abitanti erano fra sei e sette milioni. oggi, i ruandesi sono circa dieci milioni! Con questi numeri il mondo deve fare i conti: sono problemi seri, questi, che destabilizzano non solo l’Africa. Il ciarpame complottista che mette tutto insieme per accusare l’Occidente è un’ossesione paranoica che assomma contraddizioni da cui non escono indenni i cervelli di chi le spaccia. A titolo di es.:
    – gli U.S.A. “affamano” i jihadisti somali Sahaabab, che, in quanto jihadisti, stanti le allegre bffuonate compoliottiste, ovrebbero esser sovvenionati dagli U.S.A. e alleati dei Paesi del Golfo, prima seconda o terza controparte della “traide diabolica”;
    – se gli U.S.A. noin affamassero gli Shaabab, i complottisti paranoici direbbero che è perché sono d’accordo e questo costituirebbe la prova che gli ameciani finanziano e armano gli Shaabab,
    – se gli U.S.A. e gli Occidentali addestrano corpi anti-guerriglia, non sono corpi anti-guerriglia;
    – se gli U.S.A. e gli occidentali non intervengono contro dittatori africani e autocrati arabi, è la prova che complottano assieme;
    – se li abbattono, destabilizzano, lo fanno per pagare il petrolio quanto lo pagavano prima – fessi! – e suscitano le inevitabili reazioni patriottiche islamiste che fanno di Sadadm Hussein un Santo;
    – caso esempare, il Sud sudan, che sarebbe stato per decenni ‘sobillato’,. laddove si era poco prima riconosciuta, dai paranoici con le meniongi a briglia sciolta, che, uno e due, i servizi segreti occidentali ottengono quello che vogliono sui due piedi, potendo contare sul’Egitto dell’amico Sadat, rpima e Mubarak, poi, a nord per ‘destabilizzare’ un Paese come il Sudna di Nymeiri che per primo ha ibtrodotto la sharya e perseguitato i cristiani – ai complottisti la cosa non interessa, peggio per i cristiani macellati con la bendizione di quel sant’uomo di musulmano mahidsita perfetto di Turabi;
    – i cristiani che fuggivano dal Sudan ancora unito e islamista erano trattati maluccio dall’petiopia filo-maoista, finché la modernizzazione cinese ha messo gli occhi sulle risorse petrolifere del Sud Sudan, tanto che
    – a monopolizzare la produzione di petrolio del Sud Sudan sono stati per i cinesi, come hanno fatto in Angola e altrove, salvo legittimi ripensamenti degli angolani, che hanno messo in discussione gli accordi precedentemente sottoscritti;
    – Etiopia e Eritrea sopravvivono grazie all’elemosina internazionale, Afewerki è un dittatore pol-pottista che non permette né sviluppo, con la rete di corruzione su cui si regge, nè un minimo di libertà politica che lo metterebbe al muro, altro che occidentali;
    – l’Arabia saudita finanzia conversione in massa all’Islam in Etiopia, in cui i copti, quasi il 90% fino a pochi anni fa, sono oggi poco più del 50% grazie a un’azione di sistematica penetrazione basata sui petro-dollari, mentre gli etiopi che vogliono vivere nei Paesi del Golfo sono indotti a convertirsi all’Islam, molti sono trasfomrati in predicatori prezzolatissimi e mandato in tiopia a convertire parenti, amici e tribù
    Ma lasciamo perdere. I paranoici si dannano l’anima con i complottismi anti-occidentali perché fanno il gioco e gli interessi di quegli stessi Paesi del Golfo contro cui dichiarano guerra e guerra e guerra come espressione di autentico spirito cristiano: l’obiettivo comune è l’islamizzazione dell’Occidente per – questa è la verità che batte e vale tuttte le paranoie e mistificazioni multimedialmente diffuse dai fiancheggitori dell’Islam poltico e religioso insieme – ‘salvare’ l’Occidente dalla ‘deriva nichilista’…
    Sì. E Ahmadinejad santo subito!

  4. Yusuf scrive:

    Rimetto in evidenza una frase significativa dell’Arcivescovo di Nyamey per tutti coloro che sono realmente interessati a capire perchè sta succedendo questo. C’è qualcuno che ha interesse a destabilizzare l’area per potere sfruttarla meglio. A qualsiasi costo. E questo qualcuno si chiama Occidente-Israele- Paesi del Golfo (GCC).

    “sono in contatto non soltanto in queste situazioni, ma sempre! C’è una grande fratellanza che si è intessuta prima di tutto questo. Ed è proprio per questo che non riusciamo a capire! Noi non abbiamo niente contro la comunità musulmana: non è questa che ha fatto tali cose! Sono persone manipolate dall’esterno … Tutto è manipolato! E poi, è ovvio, la caricatura di Maometto che è stata moltiplicata in decine di milioni di copie – e continuiamo ancora? – fa dire alla gente di qui: “Sono i cristiani d’Occidente che ci fanno questo!”. Ma perché? Perché si continua ancora su questa strada? Dov’è il rispetto per la fede degli altri? Qui la gente non risponde più alle domande dei giornalisti europei e non rispondono più perché sono in collera e rispondono soltanto dicendo cose cattive contro questa libertà di essere blasfemi “

    • Raider scrive:

      Rimpallandosi il gravoso onere del copincolla, ora, è il turno di Yusuf alle tastiere. Dopidiché, anche se un vescovo o un arcivescovo di Agrigento o quello di qualunque altro Paese afferma il contrario, come fanno altri che ne copincollano le opinioni, i fatti sono che
      – l’idea della destabilizzazione va bene sempre e per tutto, aree povere e aree ricche, anche se
      – nessuno che destabilizza si accaparra quello che vuole per prenderselo e basta, quei beni rimangono a disposizione di chi è interesato all’acqusito a prezzi di mercato;
      – non si capisce perché, se la “triade diabolica” – riformulata dal quarto complottista con quel simpatico nome arabo tanto perché sia chiaro come non può non pensarla – è tanto malvagia, pur potendo contare sul petrolio del Golfo che garantisce approviggionamenti in gradi di stroncare la concorrenza, non si prende tutto quello che vuole e basta più;
      – non si capisce perché, per i complottisti dalle meningi incastrate nei meccanismi paranoici, se l’Occidente è così cattivo e lo stesso vale per i Paesi del Golfo, gli uni e gli altri hanno non complottato, ma deciso (i Paesi arabi porduttori di petrolio) e sottoscritto (la Cee di ieri per l’Ue odierna) una serie di accordi pubblici per una massiccia e ultra-rapida immigrazione che sta trasformando i Paesi dell’Ue in un frullato di etnie e nazionalità in cui gli islamici hanno, numericamente, ecnomicamente e politicamente, un ruolo preponderante e tale da condizionare e incidere – indirettamente, oggi; direttamente, domani, quando gli islamici assumeranno un peso politico sia specifico che trasversale – sulle decisioni dei governi;
      – gli stessi governi dei Paesi che sarebbero destabilizzati dall’Occidente, nonché vescovi di quelle parti, invocano l’intervento armato dell’Occidente: potrebbero rivolgersi all’Iran o alla Cina o alla Russia, ma avranno i loro motivi per non farlo, mentre i complottisti fanno di meglio e chiedono ai cristiani di muovere la guerra xontro l’Occidente che i jihadisti in rodine sparo o roganizzati fano all’Occdente, salvo il fatto che, per i complottisti, sono manovrati dall’Occidente;
      – l’orgoglio islamico, un portato della “religione naturale dell’umanità” e della storia stessa di una fede aggressiva, reagiscono a Parigi e altrove come sanno e possono alla libertà occidentale di prendere in giro quello che non gli islamici non permettono nemmeno di discutere in un dialogo serio;
      – nelle preghiere ecumeniche, gli imam nei Giardini Vaticani invocano il loro dio affinché consenta agli islamici di vincere sui miscredenti: figurarsi quanto possono essere suscettibili quando giocano alla guerra santa a casa loro.
      Col che, anche il complottista col nome nella lingua del Corano continuerà a incollare dichiarazioni e interviste di chi capita prima e a sparare predicozzi senza spiegarne mai neppure uno.

La rassegna stampa di Tempi

Tempi Motori – a cura di Red Live

Vi piace pedalare in collina? Se volete farlo in compagnia di migliaia di altri ciclisti, e con la possibilità di mettere alla prova il vostro spirito agonistico, l’occasione giusta è la 5° edizione della Granfondo Scott, in programma il 3 settembre 2017 con partenza e arrivo a Piacenza Expo. La manifestazione propone due percorsi, caratterizzati […]

L'articolo Granfondo Scott, al via il 3 settembre proviene da RED Live.

C’è qualcosa che non torna… Non dovevi cambiare radicalmente? Non dovevi votarti alla collocazione centrale del motore? Ah, manca ancora un anno? Questo, allora, significa che sei l’ultima versione della Corvette “tradizionale”. Il canto del cigno di una delle muscle car più apprezzate al mondo che, per festeggiare i 65 anni di carriera, debutta nella […]

L'articolo Chevrolet Corvette MY18: l’ultima volta proviene da RED Live.

“All for freedom, freedom for all”. È il nuovo motto di Harley-Davidson che intende sedurre anche chi non è (ancora) un motociclista

L'articolo Harley-Davidson, nuovo slogan proviene da RED Live.

Nel bel mezzo di Agosto, la Casa di Iwata lancia un criptico video teaser che anticipa quanto verrà svelato il 6 settembre alle 17:00: la Yamaha T7

L'articolo Yamaha T7, il video teaser proviene da RED Live.

Si chiama Nolan N90-2 ed è l’apribile entry level di Nolan. Adatto sia all’utilizzo in città sia per un lungo viaggio, costa 269,99 euro

L'articolo Nolan N90-2, apribile entry level proviene da RED Live.

MailUp - Osservatorio statistico 2017 - banner download
logo EA-Group
logo EA-Group
logo La nuova Bussola quotidiana