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Né sindaco né sceriffo, il dirigente scolastico sia al servizio della comunità

aprile 8, 2015 Roberto Pellegatta

Non si tratta di dire semplicisticamente che “la soluzione sta nel mezzo” ma di decidere “chi debba governare la scuola” e, in funzione di questo, delineare la nuova figura di chi è chiamato a dirigere scuole

scuola-alunni-shutterstock-78859288Senza nulla togliere alle preoccupazioni di confusione, incertezza normativa e difficoltà nelle attribuzioni di responsabilità all’interno dell’Istituzione Scolastica sollevate da più parti, dal punto di vista dei dirigenti scolastici il vero problema posto dal Disegno di Legge 2994 di riforma della scuola riguarda l’eccesso di attribuzioni. Si tratta di un problema sia di visione complessiva della scuola nella sua dinamica interna, sia di sproporzionato sovraccarico di competenze e responsabilità. Sul tema i sindacati si dividono: da una parte confederali e autonomi che denunciano un eccesso che rasenta e paventa rischi di abuso personale da parte di una specie di “sceriffo”; dall’altra i sindacati presidi che spingo addirittura ad un maggiore incremento di attribuzioni, perseguendo quell’immagine di “sindaco” della scuola lanciata dal sottosegretario Davide Faraone.

Una seria lettura del DdL, delle norme attuali, specie a partire dalla visione della comunità scolastica prefigurata dalla madre delle riforme (l’art. 21 della L. 59/97), unita ad una visione della scuola che la prassi proposta dal bilancio sociale vuole legata ad un territorio al quale è chiamata a rispondere, suggeriscono la proposta di una soluzione più equilibrata, che tuttavia non può essere definita dalla proposta della Buona scuola in quanto questa va inserita nel quadro di una revisione del governo delle Istituzioni Scolastiche Autonome (ISA) che la stessa bozza della riforma del Titolo V della Costituzione del 2010 (ultimo accordo in materia Stato-Regioni) prefigurava.

Vadano per tutti due casi.

Il nuovo Piano Triennale dell’Offerta Formativa (art. 2) assunto dal dirigente scolastico, sentiti Collegio e Consiglio di Istituto e che riguarda tutte le risorse necessarie (di personale, finanziarie e di attrezzature) dimentica che è il Consiglio di Istituto attualmente a deliberare il Bilancio di previsione ed il Conto Consuntivo.

La valutazione dei docenti (art. 9) viene attribuita al dirigente scolastico a prescindere da qualsiasi soluzione normativa del problema all’interno di un Sistema Nazionale di Valutazione che infatti non ne parla neppure.

È chiaro che in entrambi i casi la concentrazione delle responsabilità nel dirigente scolastico porterà non solo all’aumento delle conflittualità interne, ma soprattutto allo snaturamento della figura del dirigente scolastico che da leader educativo (aspetto tanto auspicato da tutti) diventa dirigente unico responsabile, senza che lo stesso debba rispondere a nessuno tranne che allo Stato centrale. Mentre il Sindaco auspicato ogni quattro anni lascia il rinnovo del mandato a coloro che lo hanno scelto ed eletto.

Nella ricerca equilibrata di una nuova immagine per il futuro del dirigente scolastico (che DiSAL propose nel proprio Manifesto del 2013), va rigettata la critica dei sindacati autonomi e confederali, che, a partire da riflessioni simili a quelle sopra, descrivono gli attuali presidi, nei casi migliori, impreparati all’esercizio di responsabilità e, addirittura, dei maneggioni orientati alla scelta di “docenti simpatici ai dirigenti” e protesi alla ricerca di interessi personali. Ma va rigettata anche la forzatura dei sindacati dei dirigenti scolastici i quali, tutti tesi a quello che chiamano “potenziamento” della figura dirigenziale, scambiano questo con l’esasperazione di compiti prettamente organizzativi e gestionali fino ad assumere poteri come quelli degli amministratori locali, dimenticando che sono elettivi e rispondono appunto a chi li ha scelti.

Non si tratta di dire semplicisticamente che “la soluzione sta nel mezzo” ma di decidere innanzitutto “chi debba governare la scuola” e, in funzione di questo, delineare la nuova figura di chi è chiamato a dirigere scuole, così che, ben radicato in un contesto territoriale, questi riceva con chiarezza gli obiettivi da perseguire, abbia gli strumenti idonei per farlo e risponda del proprio operato ai soggetti sociali unici responsabili dell’educazione e istruzione dei giovani.

Roberto Pellegatta, direzione DiSAL

Foto scuola da Shutterstock

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