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Navarro-Valls. La semplicità di un uomo quasi “sacro”

luglio 15, 2017 Roberto Colombo

Un umile “collega” ricorda Joaquín Navarro-Valls, il portavoce di san Giovanni Paolo II che sapeva rendere il giudizio della Chiesa sulle questioni più scottanti accessibile alla ragione di tutti

navarro-valls-wojtyla-ansa

Articolo tratto dal numero di Tempi in edicola (vai alla pagina degli abbonamenti) – Ho parlato per la prima volta con il dottor Joaquín Navarro-Valls vent’anni fa, nei primi mesi del 1997, quando egli ebbe la cortesia di telefonarmi per avere informazioni su una notizia che stava facendo il giro del mondo e aveva acceso una vivace discussione non solo scientifica, ma anche etica e sociale: la clonazione della pecora Dolly ad opera dei ricercatori del Roslin Institute, a pochi chilometri da Edinburgo. La novità del primo ovino nato da un processo di trasferimento di nucleo da una cellula somatica in un ovocita enucleato – foriera di una eventuale applicazione anche nella specie umana – era giunta anche in Vaticano e il papa Giovanni Paolo II ne era stato tempestivamente informato.

«Professore, ci potrebbe inviare una nota di spiegazione di questo esperimento, con un suo giudizio?», era la sorprendente richiesta che mi sentii fare con libertà e semplicità dal “portavoce” di papa Wojtyla e direttore della Sala stampa vaticana. La mia risposta fu immediatamente positiva, ma non riuscii che a pronunciare un «sì, certo», con la voce impacciata dal timore reverenziale che in me incuteva l’interlocutore, un personaggio “mitico”, quasi “sacro”, il cui nome e volto erano familiari dalle immagini televisive, ma che non avrei mai immaginato potesse cercarmi personalmente, senza neppure passare attraverso la sua segreteria. Da allora ebbi diverse occasioni per parlare di nuovo con Navarro-Valls e un paio di volte lo incontrai nel suo ufficio in via della Conciliazione. Uomo di squisita cortesia, affabile e sereno anche quando affrontava questioni gravi, fermo e al tempo stesso commosso di fronte al dolore fisico o morale di talune circostanze della vita. Si era interessato della mia biografia, incuriosito se la mia vocazione fosse precedente o successiva agli studi e alla specializzazione nella ricerca sulle malattie genetiche. Gli confidai che, divenuto sacerdote, avrei voluto avere più tempo per la preghiera, la meditazione e il servizio pastorale, incalzato com’ero dall’attività di ricerca e dal dibattito pubblico sulle questioni etiche che si facevano sempre più pressanti. «Ha ragione – mi disse sorridendo – ma sono certo che il Signore la comprende».

Una voce «forte e chiara»
La sintonia, quasi immediata, non era evidente solo in ragione della competenza medica di Navarro-Valls (laureato in medicina, aveva conseguito anche un dottorato in psichiatria) e della curiosità scientifica che gli facilitavano la comprensione dei problemi che talune biotecnologie sanitarie ponevano alla coscienza credente e alla società civile, ma soprattutto perché la preoccupazione di entrambi era quella di aiutare il Papa e la Chiesa a servire l’uomo attraverso un giudizio sulle questioni bioetiche che fosse accessibile alla ragione (anche quella non illuminata dalla fede), comunicabile in modo limpido e semplice, e condivisibile dal maggior numero di persone raggiunte dal messaggio che il Santo Padre e i suoi collaboratori nei dicasteri vaticani lanciavano al mondo intero. «Dobbiamo fare sì che la voce della Chiesa giunga forte e chiara dappertutto: chi avrà orecchi liberi per ascoltare, la ascolterà», mi disse una volta.

Il rapporto personale, carico di stima reciproca e di grande fiducia, che Navarro-Valls era riuscito a stabilire con san Giovanni Paolo II era tale che chiunque ascoltasse il primo aveva la certezza di percepire la voce autentica del Papa, di coglierne gli accenti genuini e di intuire dove il Successore di Pietro intendeva arrivare con un intervento, un viaggio, un incontro, una parola o un gesto. La laurea in giornalismo e gli studi in scienze della comunicazione, unitamente all’esperienza di corrispondente per Nuestro Tiempo e di inviato estero del quotidiano madrileno ABC, hanno sicuramente facilitato l’eccezionale talento comunicativo di Joaquín, ma non sono – a mio avviso – le ragioni più profonde del suo successo nello svolgere per 22 anni il delicato e complesso compito che la Santa Sede gli aveva affidato nel 1984, secondo una scelta personale di papa Wojtyla.

Il dottor Navarro-Valls fu capace di immedesimarsi a tal punto nel pensiero e nel cuore del Pastore universale da rappresentarne intelligentemente, discretamente e umilmente lo “specchio” che ne ha proiettato l’immagine fedele sulle testate dei quotidiani, sulle copertine dei settimanali e sugli schermi televisivi di ogni parte del mondo. Lontano dalla clericalità leziosa di taluni circoli ecclesiastici romani e privo della smodata maniera incensatoria di alcuni collaboratori del Papa, il medico-“portavoce” spagnolo ha sempre saputo farsi ascoltare con rispetto e attenzione in tutti gli ambienti cattolici e “laici”, anche quelli più lontani dalla cultura, dai giudizi e dalle iniziative di Giovanni Paolo II e di Benedetto XVI, per il breve periodo in cui fu a servizio anche di quest’ultimo.

Il suo primo successore (Navarro-Valls aveva presentato per tre volte le dimissioni a Giovanni Paolo II, che le aveva sempre respinte; le accolse l’11 luglio 2006, dietro sua insistenza, Benedetto XVI), il gesuita padre Federico Lombardi, ricorda la sua «vera genialità nel presentare notizie e contenuti informativi in forma brillante, attraente e concisa. Tutte doti che facevano di lui un personaggio ideale come punto di riferimento vaticano per gli operatori dell’informazione internazionale, ma anche per le relazioni – pubbliche, ma non solo – con molte personalità di grande rilievo e influenza nel mondo della comunicazione, della politica e degli affari. (…) L’ho sempre considerato un maestro nel modo di svolgere il suo servizio. (…) Ma era evidente che sotto molti punti di vista era per me del tutto inimitabile: a imitarlo non ci potevo e dovevo neppure provare». L’americano Greg Burke, numerario dell’Opus Dei come lui e suo secondo e attuale successore, ha osservato che Navarro-Valls «incarnava ciò che Ernest Hemingway ha definito come il coraggio: la “grazia sotto pressione”». Una grazia irruente ma incarnata in una figura gentile, un autentico gentleman cristiano.

L’abbraccio fra Wojtyla e Giussani
I ciellini ricordano in modo particolare l’intervista di due anni fa nella quale Navarro-Valls rievocava l’incontro, culminato in un abbraccio silenzioso, tra san Giovanni Paolo II e monsignor Luigi Giussani, in piazza San Pietro, il 30 maggio 1998. «Fu un evento eccezionale, l’occasione era storica», ricorda Navarro-Valls. «Era la prima volta che si trovano insieme con il Papa i movimenti e le nuove comunità ecclesiali. Ho scolpito nella memoria le tre ultime parole del discorso di Giovanni Paolo II: “Sono con voi”». Ho conosciuto personalmente don Giussani una volta a Roma, proseguiva, ed ebbi l’impressione di «una persona umanamente ricca, nella quale si incontravano, perfettamente in armonia, tutti i lati della personalità: il pensatore con una formazione culturale e filosofica profonda, il pastore e l’educatore, contraddistinto da una spontaneità e una naturalezza straordinaria nel modo di rapportarsi con le persone, come accadde proprio in quell’occasione. Poi mi sembrò una persona allegra, di buon umore, e questo mi colpì».

Tale, infatti, era anche Joaquín. E così lo ricordano in molti, con stima, affetto e gratitudine grande. In particolare coloro che sono coinvolti a vario titolo nella comunicazione pubblica della fede e della vita della Chiesa, che da lui hanno ricevuto una testimonianza incisiva e duratura di stile cristiano nella parola e nella penna. Ad essi mi unisco volentieri.

Foto Ansa

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