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Natale in Sierra Leone. Messe cancellate, balli proibiti, feste abolite: «Chiediamo solo che Gesù ci liberi da Ebola»

dicembre 19, 2014 Leone Grotti

Intervista a padre Natale Paganelli, missionario nel Paese da 31 anni: «Ringraziamo papa Francesco, che mandandoci il cardinale Turkson in visita ci ha dimostrato che non siamo soli»

«Muoiono più persone ora che a novembre. Purtroppo non si riesce a contenere l’epidemia». Con oltre novemila contagi e quasi 2.100 vittime, a causa di Ebola quello della Sierra Leone «non potrà essere come gli altri un Natale di gioia piena». Eppure, come racconta a tempi.it padre Natale Paganelli, camilliano bergamasco di 58 anni in missione nel Paese africano da 31, la popolazione «è stata incoraggiata» dalla recente visita del cardinale Peter Turkson. Mercoledì il presidente del Pontificio consiglio giustizia e pace, inviato da papa Francesco, ha fatto «un tour de force, visitando tutte e quattro le diocesi del Paese».

Che cosa ha significato per la Sierra Leone la visita del cardinale?
Ha portato qui il messaggio di solidarietà della Chiesa e della vicinanza del Santo Padre. Tutta la nostra diocesi di Makeni è stata contenta nel vedere che una persona europea abbia avuto il coraggio di avvicinarsi a noi, anche se c’è Ebola. È come se il Papa avesse detto a tutti: vincere Ebola è possibile, non abbiate paura.

Ce n’era bisogno?
Sì, è stato un incoraggiamento ad andare avanti. Abbiamo capito che non siamo soli, che c’è qualcuno che ci appoggia. Il cardinale poi ci ha comunicato che il Papa ha fatto un’importante offerta personale alla Caritas International per rimettere in piedi le strutture sanitarie di questo Paese. Un’iniziativa che noi apprezziamo molto.

I cristiani come hanno accolto il cardinale?
Bene, ma non solo i cristiani. C’erano anche i musulmani in chiesa con noi a pregare per i morti e per i malati. Qui da noi la convivenza è pacifica e quando c’è un ospite importante ci troviamo sempre insieme.

Perché non si riesce a fermare l’epidemia di Ebola?
Il problema è grave nella capitale Freetown perché vivono troppo “ammucchiati”, sono più di due milioni di persone. I contagi sono inevitabili. Il presidente ha appena detto che si faranno visite casa per casa per individuare i malati e separarli dalle famiglie. La misura è drastica. Ma l’altro giorno ci sono stati 20 nuovi contagi solo a Port Loko, distretto rurale dove c’è l’aeroporto. E il fenomeno preoccupante è un altro.

Quale?
È ancora da comprovare, ma sembra che ci sia un ritorno del virus in provincia, dove l’epidemia era stata controllata. Infatti tanta gente scappa dalla capitale e torna nelle città d’origine per avere più assistenza e così porta di nuovo fuori il virus. Il problema è che adesso c’è molta più assistenza sanitaria rispetto a prima: anche qui a Makeni abbiamo tre centri di trattamento e questo aiuta perché la gente sa che non deve più andare lontano per essere curata. Ma nonostante questo l’epidemia non si ferma.

La gente accetta di farsi curare?
Sì, molto più di prima. Però mi diceva ieri un sacerdote che sono ancora tanti quelli che negano che Ebola sia un virus. Per molti la causa è la stregoneria oppure qualcosa portato dai bianchi per colpire i neri. La popolazione in generale non pensa questo, ma alcuni ancora sì. Purtroppo la stregoneria è un problema radicato nella cultura della Sierra Leone.

È vero che il presidente ha proibito di celebrare la Messa a Natale?
No, mi sono arrivate le direttive ufficiali e non è così. Il presidente ha proibito tutte le celebrazioni mondane come feste, balli e danze. Non si potrà neanche tirare fuori le maschere a forma di diavolo per spaventare i bambini, com’è tradizione da sempre. Tutte queste cose sono proibite. Le celebrazioni liturgiche sono invece permesse ma con alcune restrizioni.

Quali?
Intanto i fedeli alla fine della Messa devono subito tornare a casa. La Messa di mezzanotte dovrebbe essere proibita ma non le altre. La Messa di fine anno è abolita ma si potrà celebrare alle cinque. Ogni festa per l’ultimo dell’anno è bandita e soprattutto sarà proibito spostarsi l’1 gennaio. Questo sarà problematico perché il primo giorno dell’anno è tradizione viaggiare, andare in montagna, in collina. Tutta la popolazione esce di solito, ma non quest’anno.

Per le famiglie ci saranno disagi?
Sì. Le famiglie si possono riunire solo in composizione stretta ma non allargata. Non sarà possibile invitare i vicini, come da tradizione. Ad esempio, mentre i musulmani ci invitavano alla fine del Ramadan, noi li invitavamo a Natale. Ma non quest’anno.

Quali sono le conseguenze di queste decisioni d’emergenza?
Non portano più di tanto sconforto e tristezza perché siamo già tristi e sconfortati. Qui nella mia diocesi sono già morte un migliaio di persone. Non siamo rassegnati ma c’è grande dolore. Soprattutto sono stati colpiti i nostri fratelli musulmani, perché hanno riti speciali per i funerali. Lavano il corpo del morto in modo particolare e così si contagiano. Nessun prete o missionario o suora finora è morto, ma tanti imam hanno perso la vita. Anche se qualcuno ora ha cambiato, purtroppo tanti fanno resistenza e continuano con le proprie tradizioni.

Che significato assume per voi il Natale in mezzo all’epidemia di Ebola?
Io sono adulto ormai, ma scriverò una sola cosa nella mia letterina a Gesù bambino: liberaci da Ebola. Ecco cosa chiedo a Gesù. Fino ad ora tutti i nostri sforzi hanno prodotto poco. Non ci resta che raccomandarci al Signore perché ci aiuti e ci indichi il cammino da seguire. La nascita di Gesù ci darà sempre gioia, ma quest’anno la gioia non può essere piena. Posso dire un’ultima cosa?

Certo.
Voglio ringraziare la Conferenza episcopale italiana, perché attraverso la Caritas finanzierà la costruzione di un laboratorio di diagnosi nel nostro ospedale diocesano. Ora servirà per curare Ebola ma poi ci aiuterà contro l’epatite B, che qui è un problema molto serio. Ringrazio anche il professor Colizzi, perché addestrerà i nostri tecnici, la Cei lombarda e tutte quelle persone che ci hanno aiutato senza che noi li chiedessimo.

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1 Commenti

  1. Leo Aletti scrive:

    A Natale viene Gesù e resta con noi, la stregoneria passerà. Buone feste agli amici della Sierra Leone.

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