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È Natale, un annuncio è stato recapitato nella giungla della vita

dicembre 22, 2016 Emanuele Boffi

Qualcuno nel mondo non ha scordato che in mezzo a tanta persecuzione e a tanta distrazione si può ancora ripetere la prima parola dell’angelo a Maria: «Rallegrati»

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Pubblichiamo l’editoriale del numero di Tempi in edicola (vai alla pagina degli abbonamenti)

Ai nostri Rodolfo Casadei e Leone Grotti bisognerebbe dare una medaglia e al gigantesco padre Piero Gheddo, altro che distintivo, occorrerebbe fare un monumento, per l’indefessa attenzione che ci aiutano a porre sulla situazione dei cristiani perseguitati nel mondo.

Qui sopra c’è la cartina che Aiuto alla Chiesa che soffre, benemerita fondazione pontificia, pubblica ogni anno nel suo Rapporto sulla libertà religiosa nel mondo (cliccare sull’immagine per ingrandirla). Le cose non vanno bene, come vedete. Esistono luoghi dell’orbe terracqueo dove professare il proprio credo significa subire angherie, torture, morte. Le statistiche ci dicono che, oggi, Anno Domini 2016, il cristianesimo è la religione più perseguitata al mondo. Ci sono situazioni – pensiamo all’Iraq o alla Siria, alla povera Asia Bibi al suo ottavo Natale in carcere – di cui, bene o male, più male che bene, i grandi media occidentali, pur a singhiozzo, trattano. Ve ne sono centinaia d’altre di cui non parla nessuno.

Eppure anche lì, fare un segno di croce, leggere una Bibbia, essere “colpevoli” solo di credere in Cristo è una via Crucis quotidiana.

Tornato dal Centrafrica, il nostro Leone ci ha riferito un aneddoto che non ha riportato tra le pagine del suo meraviglioso reportage. Mentre si trovava su una jeep con un catechista per spostarsi in mezzo alla giungla, lo ha visto gettare dal finestrino un foglietto di carta. Era un messaggio per il sacerdote che abitava in quelle zone, dove per muoversi occorre farsi largo col machete. «Qualche bambino raccoglierà il foglietto e lo porterà al missionario, l’unico che sappia leggere». Così funziona la “posta” nell’Africa profonda e state certi che ogni lettera arriva a destinazione, perché, anche se pare impossibile, nessun messaggio è mai andato perduto.

Il raccontino è significativo perché ci dice che esistono luoghi al mondo fermi all’età della pietra, dimenticati dagli uomini ma non dai missionari. Gente che in quei posti è l’unica possibilità di sviluppo, pace, progresso. E se sono lì, magari dopo aver abbandonato le loro comode dimore occidentali, è solo per annunciare che Dio si è fatto uomo.

Una scelta da pazzi e da fuori di testa, se per un attimo smettiamo di farci distrarre dai jingle e dalle ambasce della nostra routine quotidiana. Ma anche l’unica notizia che meriti di essere ancora raccontata in un mondo che discetta di post-verità, avendo silenziato cos’è la Verità.

Qualcuno fra noi non ha scordato che in mezzo a tante sozzure, miserie, angherie e persecuzioni si può ancora ripetere la prima parola che l’angelo rivolse a Maria: «Rallegrati». Siate allegri, dunque: è Natale, un lieto annuncio è stato recapitato nella giungla della vita.

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