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È nata una star? Non da queste parti

marzo 30, 2012 Simone Fortunato

Lucio Pellegrini pesca dalla produzione di Nick Hornby, ma il risultato è un film brutto e monotono dove gli attori comici ingaggiati non riescono a esprimersi.

Fiacchissima commedia diretta da Lucio Pellegrini, al suo peggior film dopo tanti progetti interessanti (TandemOra o mai piùFigli delle stelleLa vita facile). Tratto da un romanzo breve di Nick Hornby, È nata una star? ha tanti problemi: dalla sceneggiatura – debolissima –  firmata dallo stesso regista con il veterano Massimo Gaudioso e con Michele Pellegrini, al cast fuori fase e alla regia piatta. Il soggetto è esilissimo e tale rimane: un papà e una mamma scoprono con l’aiuto di una vicina di casa un po’ pettegola che il figlio, adolescente e studente presso un istituto alberghiero, ha girato come protagonista un film porno. Lo spunto è banalissimo ma è ancora più banale lo svolgimento: dopo la scoperta del fattaccio il personaggio di Marco (interpretato da Pietro Castellitto, il figlio dell’attore-regista Sergio Castellitto: molto incerto, mai divertente) si eclissa per una lunga parte del film.

Entrano in campo la coppia di protagonisti che purtroppo non ha la verve che ci si aspetterebbe: mai simpatici, alle prese con un copione che li imbriglia notevolmente, Luciana Littizzetto e Rocco Papaleo – scoppiettanti in altri film – qui appaiono visibilmente fuori forma. La sceneggiatura di certo non li aiuta facendoli andare di casa in casa: prima dagli amici, poi sul posto di lavoro della fidanzata, infine a casa della fidanzata stessa, alla ricerca del figlio scappato dopo il chiarimento. Pellegrini & Co. volano molto bassi per strappare la risata e spesso non ci riescono perché fanno un errore che gente della loro esperienza non dovrebbe mai fare, giocando sulla ripetitività ossessiva di gag stanche e telefonate. Così tante sequenze che sulla carta forse avrebbero potuto funzionare, sul grande schermo smorzano il ritmo (un altro dei tanti problemi del film) e rendono tutto estremamente statico. Sequenze come quelle al supermercato dove la Littizzetto fa slalom tra prodotti che le richiamano la “dote” del figlio – zucchine, baguette e via degenerando – sono basso cinema comico e basso cinema tout court; o una sequenza come quella di Papaleo all’edicolante manca di tempi comici, di gag significative, dei principi elementari per far scattare la risata. Verbosissimo nella parte centrale quando rientra in campo Castellitto jr, la sceneggiatura si arena stancamente sul già saputo (ma davvero non si poteva trovare altro di cui parlare, se non delle “misure” di padre e figlio?) e si arriva a sequenze trash come quella in cui la Cescon, improbabile Dama di San Vincenzo, rovista in sacrestia per trovare tra i vestiti dati ai poveri quelli del padre, per trovare la “prova” dei talenti del nonno di Marco.

Una sequenza di dubbio gusto e cinematograficamente debolissima: una delle tante di un film scombinato che guarda come punto di partenza all’umorismo anglosassone, per poi abbandonare quella strada seguendo Papaleo nei pisciatoi o buttandosi in provincialismi per di più datati come l’ennesima, vuota gag su Berlusconi. Un film sbagliato nell’idea e nel progetto iniziale, realizzato peggio con un impianto registico che non sa mai che strada prendere e lascia lungo il percorso troppe occasioni. Se infatti si spiega facilmente con la performance insufficiente di Pietro Castellitto la scelta di lasciar perdere il personaggio di Marco per guardare altrove, non si capisce la scelta infausta di dare così poco spazio alla Cescon, che è brava e che avrebbe potuto essere personaggio di equilibrio. E ancora, perché sul luogo di lavoro incentrare tutto sul luogo comune trito e ritrito della gaffe del dvd porno e non giocarla su un ottimo caratterista come Ninni Bruschetta? Il film ne avrebbe giovato e anche la comicità di Littizzetto e Papaleo, da sempre al loro meglio quando affiancate da spalle comiche di livello, qui invece sottoutilizzate. Un film scombinato e sconclusionato lontanissimo da commedie analoghe e rispettabili come Benvenuti al Sud o La peggiore settimana della mia vita, a cui pure si vorrebbe paragonare.

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