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«Nascondi la croce»: parte a Strasburgo il processo sui cristiani discriminati in Gran Bretagna

settembre 4, 2012 Leone Grotti

Oggi la Corte europea dei dritti dell’uomo comincia a discutere i casi di Nadia Eweida, Shirley Chaplin, Lilian Ladele e Gary McFarlane, tutti britannici, che dichiarano di essere stati discriminati sul lavoro perché cristiani.

La Corte europea dei diritti dell’uomo comincia oggi ad esaminare il caso di quattro cittadini britannici che hanno fatto ricorso contro lo Stato perché discriminati per la loro religione cristiana sul posto di lavoro.

LA CROCE VA NASCOSTA. Nadia Eweida, impiegata della compagnia aerea British Airways al check-in, ha smesso di lavorare per la compagnia nel 2006 perché il “dress code” non prevedeva che i dipendenti portassero niente al collo. Quando nel 2007 il codice è cambiato, Nadia è tornata al lavoro e ha fatto causa alla compagnia per discriminazione. Shirley Chaplin, infermiera geriatrica del Royal Devon and Exeter Foundation NHS Trust, ha indossato la croce sopra il camice al lavoro per 30 anni. Un giorno le hanno chiesto di non portare più la catenina o almeno di nasconderla sotto la casacca, lei si è rifiutata. Poi le hanno chiesto di farlo per motivi di sicurezza dei pazienti, lei ha fornito una soluzione pratica, che è stata rifiutata. A quel punto i superiori l’hanno trasferita a un lavoro dietro la scrivania, impedendole di stare con i pazienti. Così, Shirley ha fatto ricorso per discriminazione.

COPPIE OMOSESSUALI. Lilian Ladele, impiegata al Islington Borough Council di Londra come impiegata all’anagrafe per la registrazione dei matrimoni, quando la legge inglese nel 2004 ha approvato le unioni civili si è rifiutata di partecipare come impiegata-testimone a matrimoni omosessuali. Nel 2007 è stata obbligata a partecipare alle cerimonie e per questo ha fatto causa al datore di lavoro. Gary McFarlane, infine, consulente nel campo di disturbi e patologie sessuali alla Relate Avon, è stato licenziato nel 2008 perché aveva annunciato ai suoi superiori che, nel caso si fosse presentata una coppia omosessuale, avrebbe preferito non assisterla, perché questo sarebbe andato contro «i miei principi cristiani».

LIBERTÀ RELIGIOSA. Tutti e quattro si sono appellati agli articoli 9 (libertà religiosa) e 14 (divieto di discriminazione) della Convenzione europea dei diritti dell’uomo. Il caso della discriminazione dei cristiani, destinato a far discutere, vedrà svolgersi oggi la prima udienza.

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6 Commenti

  1. Alberto Ghidotti says:

    Ai tempi un film significativo come “1984” di Radford tratto da un libro di Orwell, per alcune sfumature e il film “Equilibrium”, per molte assonanze, sono profetici.

  2. Giuliano says:

    alla corte di Strasburgo in giudici sono quasi tutti di sinistra, per cui, tranne un miracolo, troveranno l’escamotage giuridico per condannare i malcapitati critiani con crocefisso

  3. francesco taddei says:

    sono in parte d’accordo col sig. giuliani. gli euroburocrati stanno in tutti i modi cercando di annullare le identità nazionali per ridurci a tanti numeri sommati e divisi da strasburgo.

  4. angelo ventura says:

    Per quanto riguarda la croce al collo, la portano in molti, non vedo il problema. Non sono d’accordo circa i due funzionari anti-gay. Gesu’ e’ venuto per tutti, anche per gli omosessuali. Non credo che l’omofobia sia un valore cristiano.

  5. Ermes Uguccioni says:

    Chissà quanto gli daranno, per il reato di essere cristiani?
    O si illudono che la Corte gli dia ragione? Fossero stati mussulmani, oppure atei convinti…al limite pure indù.Ma cristiani? Suvvia…Sappiamo chi fa parte integrante della Corte no? I nostri amici piddini e compagnia bella.
    Sono gli stessi che condannavano l’Italia per aver discriminato i poveri atei oppressi, i poveri ROM oppressi, i poveri migranti oppressi, che cercavano di farla condannare perché non costruiva abbastanza moschee a spese del contribuente…devo continuare?

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