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Napolitano incontra Renzi, si parla anche di riforma elettorale. L’M5S: «Proponiamo il “democratellum”»

giugno 16, 2014 Chiara Rizzo

Colloquio al Quirinale, al centro le riforme costituzionali, i poteri al commissario Expo, ma soprattuto la legge elettorale, dopo che i parlamentari 5 stelle, Grillo e Casaleggio hanno avanzato una richiesta di dialogo al premier

Il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano ha ricevuto il premier Matteo Renzi per un colloquio sulle riforme costituzionali, l’assegnazione dei poteri al commissario per l’Expo Raffaele Cantone e sulla riforma della pubblica amministrazione. L’incontro segue l’apertura del Movimento 5 stelle al premier sulla legge elettorale, con Beppe Grillo che ha chiesto un incontro a Renzi.

“DEMOCRATELLUM”. Sicuramente il punto della legge elettorale è stato centrale nell’incontro di questa mattina al Quirinale. Beppe Grillo e Gianroberto Casaleggio ieri avevano firmato un inaspettato messaggio sul blog del comico genovese, chiedendo di partecipare alla discussione sulla riforma. Oggi sono stati i parlamentari 5 stelle a riprendere quest’appello con una lettera aperta a Renzi pubblicata sul blog, in cui avanzano la proposta di una legge elettorale che chiamano “Democratellum” e assicurano: “Non è pensata per favorire il M5s”. Poi spiegano: “Si tratta di un sistema proporzionale in circoscrizioni di dimensioni intermedie che, pur essendo sensibilmente selettivo, grazie alla formula del divisore corretta, consente l’accesso al Parlamento anche alle forze politiche piccole. Inoltre, prevede la possibilità per gli elettori non solo di esprimere un voto di preferenza, ma anche di penalizzare i candidati sgraditi, favorendo in questo modo una più diretta responsabilità degli eletti nei confronti degli elettori. Il Democratellum favorisce la governabilità, senza presentare profili di incostituzionalità”.

“NON NECESSARIE LE COALIZIONI”. I parlamentari hanno continuato illustrando ancora la loro proposta: “Il suo impianto limita la frammentazione dei partiti e avvantaggia le forze politiche maggiori. Il sistema non richiede coalizioni preelettorali e così evita che i partiti debbano annacquare la propria proposta elettorale a causa di alleanze tattiche obbligate, che, nell’esperienza italiana, si sono rivelate meri espedienti elettorali incapaci di reggere alla prova del governo del Paese. Sulla base della nostra proposta, inoltre, una forza politica che ottenga un deciso consenso elettorale potrà governare anche da sola, senza che sia necessario raggiungere la maggioranza assoluta dei voti”.

IL PD: «PROPORZIONALE NON RISPONDE A GOVERNABILITA’». Per il partito di maggioranza al governo ha risposto questa mattina il vicesegretario Pd Lorenzo Guerini: «La proposta del “Democratellum”, un sistema proporzionale, non risponde alle esigenze di governabilità. Se non corrisponde a questi obiettivi non credo vada nell’interesse degli italiani. Dopodiché, vediamo». Guerini tuttavia ha aggiunto: «Registriamo con favore che il Movimento 5 Stelle è finalmente disponibile a sedersi al tavolo della trattativa, dopo aver passato un anno ad escludere ogni tipo di confronto».

SERRACCHIANI: «C’E’ VOLUTO IL 40 PER CENTO DEI VOTI». Anche la vicesegretaria del Pd, Debora Serracchiani ha replicato a Grillo e Casaleggio: «C’è voluto il 40,8 per cento del Pd per scongelare Grillo. Se è sincero, porte aperte al confronto sulla legge elettorale. Ma se è una trovata delle sue per uscire dall’ angolo, allora lascia davvero il tempo che trova». Poi ha aggiunto: «Cominciamo allora col mettere un paio di paletti precisi. Si ragiona a partire dall’ Italicum, dalla legge approvata già alla Camera, dall’ intesa con Forza Italia, il Nuovo centrodestra e Scelta civica. Perché la proposta presentata dai Cinquestelle ruota tutta attorno al proporzionale. L’ Italicum va in direzione opposta. E per noi, che la sera stessa delle elezioni vogliamo che si sappia chi ha vinto e chi ha perso, il sistema proporzionale certo non può andar bene».

RENZI: «SI AD INCONTRO IN STREAMING». Il premier si è dimostrato disponibile all’incontro, ma «Stavolta, magari, lo streaming lo vogliano noi» ha aggiunto. «È stato legittimato da un voto popolare e non a maggioranza dai soli voti della direzione del Pd. Quindi qualcosa, anzi molto, è cambiato» ha proseguito il premier.

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