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Moschea a Milano? Sorpresa: esiste già da ventisei anni, solo che sta a Segrate

settembre 25, 2014 Redazione

La moschea sorge sul territorio di Milano. La giunta Pisapia ne sarebbe stata all’oscuro. L’imam di Segrate: «Si è sempre chiamata moschea di Milano». L’ex sindaco meneghino Pillitteri conferma

Sorpresa. La grande moschea a Milano è già realtà. Dopo tre anni di discussioni incentrate sull’assenza di luoghi di culto islamici a Milano, sulla necessità di costruirne per l’Expo, di grandi, di piccoli, di transitori, con o senza minareto, è emerso, lunedì, all’assemblea plenaria del Pd, che un luogo di culto islamico esiste già sul territorio di Milano. Da ben ventisei anni. Si tratta della moschea al-Rahman, meglio conosciuta come “moschea di Segrate”. Il complemento di specificazione ha tratto in inganno l’opinione pubblica, wikipedia e persino la giunta di centrosinistra guidata dal sindaco Giuliano Pisapia. Solo di recente, Palazzo Marino avrebbe scoperto che il luogo di culto non sorge realmente a Segrate ma su 658 metri quadrati di sua proprietà.

MAJORINO: VEDIAMOCI CHIARO. L’amministrazione si sarebbe accorta dell’esistenza della moschea milanese quando il centro di Segrate ha presentato richiesta di essere iscritto nell’albo delle religioni di Milano, come hanno fatto le altre comunità islamiche della città. «Adesso dobbiamo vederci chiaro – ha affermato a Il Giorno l’assessore alle Politiche sociali, Pierfrancesco Majorino – dobbiamo semplicemente capire se sia tutto in regola dal punto di vista delle carte, dei permessi e delle autorizzazioni». In altre parole, ha proseguito Majorino, il Comune vorrebbe capire «quale rapporto e interlocuzione abbiano avuto, se ne hanno avuti, i rappresentanti del Centro islamico con le Giunte comunali che ci hanno preceduto, spesso espressione di quel centrodestra che oggi attacca la nostra scelta di consentire l’apertura di nuovi luoghi di culto islamici e ieri, invece, non si interessava di quanto avveniva nei confini della città che governava».

LA «MOSCHEA DI MILANO». A spiegare come stanno le cose è il fondatore della moschea, Ali Abu Shwaima. Il nome corretto della moschea di Segrate, spiega oggi l’imam al Corriere della Sera, è «moschea di Milano». «Si è sempre chiamata così  – spiega – e questi amministratori che lo mettono in dubbio sono incompetenti: abbiamo avuto a che fare con tutte le giunte da Pillitteri in poi, chiesto decine di autorizzazioni, anche, per esempio, per aprire una porta in un muro del Comune». L’ultimo dossier completo sulla moschea, ricorda Shwaima al Corriere, l’ha presentato all’ex vicesindaco di Pisapia, Maria Grazia Guida. Com’è possibile che la giunta non abbia saputo fino a quest’estate che la moschea di Segrate, in realtà, si trova a Milano? Lo conferma che l’imam di Segrate non mente, arriva direttamente dall’ex sindaco Pillitteri, che al Corriere dice: «Sì, ho autorizzato io quella struttura». Come abbia fatto l’amministrazione di Pisapia a non accorgersi di una tale svista, per ora, sembra un mistero. Nonostante la scoperta, la giunta sembrerebbe non intenzionata a fare un passo indietro sulla costruzione di un nuovo centro di culto islamico a Milano. Nel frattempo, però, la delibera per dare l’ok al bando per l’apertura di nuovi luoghi di culto (per tutte le religioni), è slittata per la terza volta, a ottobre.

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6 Commenti

  1. giovanni scrive:

    E allora la buffonata in piazza Duomo perchè è stata fatta?

    • doctor scrive:

      Non era una buffonata, ma una manifestazione Pro Palestina che è degenerata rompendo i limiti imposti dalla polizia, che aveva vietato quella piazza.

      • Laura scrive:

        Chiunque non abbia i prosciutti sugli occhi conosce la moschea di Segrate (appena al confine con Milano) e sa che è un punto d’incontro molto attivo.
        Mah, Forse è meglio che questa giunta continui ad occuparsi dei pesci rossi.

  2. lucillo scrive:

    ma tempi.it non farebbe meglio a dire con onestà e chiarezza che non vuole la moschea?

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