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Moody’s taglia il rating dell’Italia: peggio di Estonia e Slovacchia

ottobre 5, 2011 Redazione

Moody’s si allinea dunque a Standard & Poor’s, che il 20 settembre scorso ha abbassato, per la prima volta in cinque anni, la valutazione dell’Italia da “A+” ad “A”. Moody’s, che non rivedeva al ribasso il rating italiano dal maggio 1993, parla di «trend negativo del debito pubblico, dovuto alle incertezze economiche e politiche»

Moody’s ha tagliato il rating a lungo dell’Italia di tre gradini da “Aa2” ad “A2” con outlook negativo terminando il creditwatch avviato il 17 giugno. Lo ha annunciato l’agenzia, che ha invece confermato il rating del debito a breve “Prime-1”. La decisione è stata spiegata con «l’aumento dei rischi di finanziamento per i Paesi di Eurolandia con un elevato indebitamento, i crescenti rischi di un calo della crescita a causa di debolezze strutturali e i rischi e i tempi necessari per raggiungere i previsti target di consolidamento fiscale». L’outlook negativo riflette «i rischi economici e finanziari dell’Italia e all’interno di Eurolandia». L’agenzia aggiunge che, come indica il rating “A2”, «il rischio di default per l’Italia è remoto» ma ritiene comunque il Paese «più vulnerabile a perdite di accesso al mercato a tassi adeguati».

Moody’s si allinea dunque a Standard & Poor’s, che il 20 settembre scorso ha abbassato, per la prima volta in cinque anni, la valutazione dell’Italia da “A+” ad “A”. Moody’s, che non rivedeva al ribasso il rating italiano dal maggio 1993, parla di «trend negativo del debito pubblico, dovuto alle incertezze economiche e politiche» e segnala la presenza di «debolezze strutturali», di ostacoli alla crescita difficili da rimuovere e di «una vulnerabilità fortemente aumentata».

La sforbiciata – si legge nella nota diffusa nella notte – è dovuta «ai rischi per la crescita provocati da una debolezza macroeconomica strutturale e da un peggioramento delle prospettive economiche globali». Pesa anche «l’erosione della fiducia nel contesto finanziario, provocata dalla crisi di debito attuale» e che potrebbe portare a un «ulteriore deterioramento della fiducia, limitando l’accesso al mercato del debito pubblico». La revisione è insolitamente severa (il rating dell’Italia è ora solo cinque scalini al di sopra del livello junk, spazzatura) e pone l’Italia al livello di Malta e al di sotto di Paesi come Slovacchia ed Estonia. La valutazione precedente metteva l’Italia subito alle spalle di Stati Uniti e Canada, che per Moody’s godono della “Aaa”, il voto massimo (diversa la valutazione di S&P, che lo scorso 5 agosto aveva declassato il debito americano a “Aa+” per la prima volta nella sua storia).

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