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Moggi: «Il Napoli è programmato per vincere alcune tappe. La Juve tutto il Giro»

marzo 1, 2013 Emmanuele Michela

Nel giorno della sfida del San Paolo, intervista a Luciano Moggi: «Non è gara scudetto. Juve mentalità superiore». E sul Napoli: «Errore mandare i titolari al ritorno col Viktoria. E Mazzarri andrà alla Roma».

Le polemiche sembrano essersi momentaneamente addormentate dopo che la nomina a giudice di gara di Orsato ha allontanato le possibilità che al San Paolo ci fosse l’ostracizzato Rizzoli. Ma il clima di Napoli-Juve è comunque incandescente: primo per la sfida che rappresenta, da sempre contrapposizione tra due realtà nostrane rivali agguerrite. Secondo per la classifica di Serie A, che vede i bianconeri in solitaria fuga verso lo scudetto e gli Azzurri dietro a seguire a -6. Chi conosce bene entrambe le piazze è Luciano Moggi, a lungo dirigente di tutte e due le squadre. «Ma quella di stasera non è una sfida scudetto», spiega a Tempi.it. «Il Napoli non può essere considerata un’autentica rivale dei bianconeri».

Perché?
Se dovessimo usare delle metafore ciclistiche potremmo dire che il Napoli è una squadra programmata per vincere qualche tappa, la Juventus per vincere il Giro. Se si va a giocare in Europa League, come è successo ai partenopei, perdendo 3-0 in casa schierando giustamente tutta la squadra, e poi si schierano tutti i titolari anche al ritorno, allora significa due cose: non si conosce l’avversario, e non si tiene conto della partita di campionato che ci sarà i giorni dopo, a Udine, dove Guidolin non concede mai niente a nessuno. E infatti lì si è visto un Napoli stanco nella testa e nei muscoli, che, pareggiando, ha aumentato il ritardo in termini di punti dalla Juve. Questo dimostra che il corretto tracciato non è stato portato avanti dal Napoli, che anche lo scorso anno ha dato la precedenza ad un obbiettivo che non poteva raggiungere, la Champions League, perdendo il campionato. Io credo che la Juve potrebbe anche perdere la partita, ma poi tornerebbe comunque a breve a 6-7 punti di distacco.

A lei è capitato di vivere questa sfida da entrambi i fronti: che ricordi ha? C’è qualche episodio particolare che le torna in mente?
Nulla di particolare. Quando ero al Napoli eravamo nettamente più forti noi, quindi ho in mente che vincevamo tutte le partite. Quando ero a Torino, la stessa cosa: non c’era un dialogo tecnico tra le due squadre. Un ricordo singolare può essere quando, col Napoli, battemmo in Supercoppa per 5-1 la Juve di Maifredi: al direttore sportivo, Governato, dissi di fare attenzione, che con quella squadra avrebbero rischiato di retrocedere. Però al di là di qualche battuta, memorie particolari non ne ho.

Di polemiche ce ne sono state molte in questi giorni, a partire da quella legata all’arbitro Rizzoli, i precedenti in Supercoppa, quanto detto mesi fa da Marchisio. Conte parla di «clima losco e misterioso». Cosa rende sempre così accesa questa sfida?
È molto semplice, prendiamo il caso di Roma: ci sono due squadre che si battono per il derby, e chi vince quella partita è come se avesse vinto il campionato, perché le chance di vincere lo scudetto son sempre ridotte. Per il Napoli è uguale: se batte la Juve è come se avesse vinto il campionato, perché di possibilità di arrivare al titolo ne ha poche.

La Juventus di quest’anno pare più forte di quella della scorsa stagione, sebbene le difficoltà legate al doppio impegno in campionato e in Europa stanno mostrando come questa squadra debba crescere ancora in esperienza. Peserà questo limite nei prossimi due mesi, con le sfide più dure per la corsa scudetto (Inter, Lazio, Milan) e il progredire in Champions?
Se avesse più di un avversario in Italia potrebbe pesare come limite, ma avendo solo il Napoli credo non significhi niente.

Per quanto riguarda l’11 titolare Conte sembra propenso a schierare Giovinco a fianco di Vucinic, nonostante i fischi della scorsa settimana all’ex-Parma.
Sì, ma i fischi sono del tutto ingiusti. Se si va a vedere i numeri Giovinco è uno di quelli che ha segnato di più, 11 gol. Non solo: a chi lo critica ricorderei una partita, quella col Chievo di inizio febbraio, quando un colpo di tacco dell’ex- giocatore del Parma mise in condizione Lichtsteiner di segnare. Sono colpi che giocatori come lui sono in grado di fare, gente che non fa soltanto gol ma crea spazio anche per i compagni e mettono in costante difficoltà gli avversari. E poi c’è una cosa che nessuno ha capito: la Juventus non è una grande squadra, ma è un grande gruppo, dove tutti suonano la stessa musica. Se un giocatore esce dal coro diventa un problema: la Juve deve mantenere questo stile di gioco con questi calciatori. Se al posto di Giovinco avessimo un altro attaccante, magari un centroavanti che da riferimenti, questo stonerebbe con il gioco di Conte.

Al Napoli invece c’è un’aria strana: seconda forza del campionato ma ancora immatura, come dimostrano i tre pareggi da cui arriva e l’eliminazione dall’Europa League. Quali sono le difficoltà maggiori degli Azzurri?
Ogniqualvolta la Juventus ha intoppato il Napoli non è riuscito a guadagnare punti. C’è una differenza tra le due squadre: la Juve ha avuto apprendimenti importanti, che spingono tutti i giocatori, dal primo all’ultimo, a pensare che la partita con il Siena vale tre punti tanto quanto quella con il Milan, e che con i tre punti fatti contro il Siena si va più tranquilli a giocare in casa delle grandi squadre. Il Napoli invece è il contrario: pareggia in casa col Torino, con la Sampdoria, con il Milan a inizio stagione, quando i rossoneri erano in crisi. Perché questo? Forse perché affrontano le partite meno importanti come se fossero già vinte in partenza. E invece non è così: ecco perché secondo me il Napoli non è la vera rivale della Juve.

In più si parla tanto di mercato: Cavani, Hamsik, Mazzarri. Sarà per qualcuno di loro l’ultimo Napoli-Juve?
Sicuramente per Mazzarri, che sarà il prossimo allenatore della Roma. Gli altri due resteranno a Napoli, sempre se De Laurentiis ha voglia di continuare.

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