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Modena, animalisti e grillini video-denunciano abusi sui macachi dell’università. Il preside: «Valutazioni personali, noi rispettiamo le leggi»

giugno 25, 2014 Emmanuele Michela

Dopo l'”incursione” di Animal Amnesty e dell’onorevole Bernini (M5S) nei laboratori dell’ateneo, gli attivisti convocano una manifestazione. Intervista a Frigio Nichelli, preside della facoltà di Medicina: «Sperimentazione controllata in tutte le fasi»

Una famiglia di macachi negli stabulari dell’Università di Modena è diventata l’oggetto di un nuovo scontro tra animalisti e ricercatori, nell’ambito del dibattito mai sopito sulla sperimentazione animale. La scorsa settimana il deputato del Movimento 5 Stelle Paolo Bernini è entrato nei laboratori dell’ateneo assieme a Piercarlo Paderno, di Animal Amnesty, e i due hanno girato un video in cui mostrano i primati rinchiusi nelle gabbie, «piccole e praticamente prive di qualsiasi arricchimento che possa ricordare ai macachi il loro reale habitat», dicono loro, in un ambiente sporco e «dall’odore nauseante». Il video ha fatto molto scalpore, sebbene non mostri alcuna immagine di violenza o maltrattamento; piuttosto, a fare clamore è la battuta di una ricercatrice, che afferma che quel genere di ricerca sugli animali «ha il solo scopo di conoscenza», che secondo gli attivisti significa che non serve neanche a testare nuovi farmaci. «Ma in realtà senza ricerca di base non vi sarebbe quella applicata», spiega a tempi.it Paolo Frigio Nichelli, preside della facoltà di Medicina dell’ateneo modenese. Con il docente abbiamo cercato di fare chiarezza su questa faccenda, in vista della manifestazione che sabato prossimo porterà diversi animalisti nella città emiliana.

Professore, come rispondete al deputato del Movimento 5 Stelle Bernini che lamenta le pessime condizioni delle gabbie in cui vivono i macachi?
Mi permetto di dire che la sua è una valutazione personale, perché in realtà in questo settore ci sono degli standard da rispettare e che noi rispettiamo. La ricerca sugli animali è argomento serio con risvolti etici importanti, e per questo è controllata in tutte le sue fasi: nella progettazione e nella programmazione, poiché gli esperimenti vanno fatti con autorizzazione del ministero della Salute e dell’Istituto superiore di Sanità; durante l’esecuzione, visto che l’Asl effettua periodicamente verifiche sullo stato di benessere degli animali; infine al termine, con la pubblicazione dei risultati. E tutto deve rispondere a requisiti stringenti: la normativa europea è molto chiara, e il nostro paese l’ha recepita addirittura ampliandola. Le dimensioni delle gabbie sono standard. Nella nota di Bernini si fa anche riferimento al fatto che ci sarebbe cattivo odore, ma d’altronde gli animali hanno quell’odore. Anche in una stalla c’è cattivo odore.

Ciò che poi ha suscitato molto scalpore è il fatto che questi primati vengano usati solo a fine di conoscenza. Che applicazioni derivano da questi studi?
Esiste ricerca di base e ricerca applicata. Si parte dal presupposto che ovviamente la ricerca di base sugli animali ha un senso solo nel caso in cui i quesiti che questa si pone non possono trovare risposta se non attraverso la sperimentazione sugli animali. È vero che la scienza ha avuto avanzamenti tali che hanno ridotto l’utilizzo di alcuni sistemi sperimentali, anche nelle neuroscienze. Tuttavia non sono stati sostituiti del tutto. Ad esempio, se bisogna studiare i circuiti cerebrali serve un modello animale da guardare. Dopodiché, da queste ricerche nascono le domande di tipo applicativo, e magari anche le risposte per i pazienti. Le posso fare alcuni esempi.

macachi1Prego.
I neuroni specchio, che potrebbero essere il primo modello valido dal punto di vista scientifico per capire l’autismo, sono stati scoperti attraverso questo genere di ricerca sui primati. Un altro esempio sono i device o stimolatori che applichiamo su alcuni pazienti afflitti dalla malattia di Parkinson, e che ne correggono la situazione clinica. Ecco, questa operazione non sarebbe stata nemmeno pensata senza questa ricerca alle spalle. Infine, se pensiamo a questi giorni di Coppa del Mondo, il calcio d’inizio della prima gara è stato dato da un ragazzo paraplegico: dietro gli studi che hanno permesso questo “evento” c’è una serie di ricerche di neurofisiologia di base. È vero che non tutte le ricerche ha immediata applicazione su malattie specifiche, ma senza la ricerca di base non avremmo nemmeno una domanda per muoverci con una ricerca specifica.

E per quanto riguarda l’anestesia? Nel video una ricercatrice spiega che alcuni esperimenti sui cervelli dei macachi vengono fatti senza di essa.
Le direttive europee pongono la sperimentazione animale in una posizione tale per cui tutto ciò che va oltre una puntura deve essere fatto sotto anestesia, e noi rispettiamo completamente tali direttive. Questo genere di interventi viene fatto anche sull’uomo a scopi terapeutici, ad esempio quando si deve applicare un neurostimolatore. Vi è una prima fase nella quale bisogna creare una “breccia”, e queste operazioni vengono effettuate in anestesia generale, tanto nell’uomo quanto nell’animale. Dopodiché l’inserzione dell’elettrodo e la registrazione di quanto succede quando il macaco svolge un compito o l’altro viene fatta col soggetto sveglio, uomo o macaco che sia. Perché un elettrodo nel cervello non è doloroso, non ci sono nocicettori, non ci sono terminazioni dolorifiche. Oltretutto è necessario che il paziente possa rispondere: dalle sue risposte si capisce se è vero che sono attraversate proprio le strutture che intendevamo attraversare.

Tanti animalisti si sono dati appuntamento per sabato proprio a Modena. Protesteranno davanti ai vostri laboratori. Cosa vi aspettate? Temete che possa ripetersi un caso Green Hill?
È giusto che la gente esprima la propria sensibilità, mi piacerebbe che la gente comprenda il nostro lavoro ma capisco che ci possano essere altre posizioni su questo argomento, e le rispetto. Vorrei che si evitassero azioni estreme, che poi sono dannose non solo per la ricerca ma anche per gli animali. Penso ad alcuni episodi a Milano, o sempre qui a Modena: cavie che venivano liberate e poi finivano investite nel traffico. Così non credo si faccia il bene della scienza né quello dell’animale che si vorrebbe difendere.

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7 Commenti

  1. angelo says:

    Evidentemente, difendendo i macachi, difendono loro stessi….

  2. clemente says:

    Grillini e animalisti evidentemente non hanno niente da fare nella vita.
    Grassi e viziati figli di papà, che si permettono il lusso di preoccuparsi dei macachi.
    Non come il popolo italiano che non sa come fare per vivere.
    Vuol dire che sono la vera CASTA.
    Mandateli ai lavori forzati, così gli escono i grilli dalla testa !!!

  3. paolo says:

    Se per avere una speranza di salvare un essere umano bisognasse vivisezionare 1000 macachi, vivisezioniamo pure i macachi!!!
    I fanatici e ideologici animalisti dicono che gli “gli esperimenti sugli animali non servono”.
    Ma non possono assolutamente essere sicuri di questa affermazione. Che oltretutto è assurda, perchè qualsiasi test va preso per quello che è (cioè un test e non la realtà), ma ciò non vuol dire che i test non vanno fatti; anzi! Ne vanno fatti molti di più proprio perchè sono relativi.
    E comunque gli esperimenti sugli animali sono molto più utili e veritieri dei test su cellule in vitro e altri sistemi che gli animalisti vorrebbero spacciare come “alternativi”.
    Queste affermazioni apodittiche e dogmatiche degli animalisti (e dei grillini loro compagni di tirannide) sono proprie dei dittatori, che devono creare dogmi per sostenere le loro bugie (che crollerebbero subito alla prova dei fatti).
    Devono usare l’ intolleranza, la violenza e la menzogna per affermarsi. A prova che hanno torto e sono solo dei fanatici.
    Perchè la Verità si impone da sola.

  4. Antonio says:

    ma vadano a quel paese loro, i macachi, la “giraffa marius”, le colonie feline, dudù e tutte queste scemenze piramidali che hanno reso gli animali una casta intoccabile e più tutelata delle persone, che tralaltro può disturbare, sporcare, aggredire impunemente ovunque senza che nessuno possa fiatare. E che si possono imporre in ogni ambito sociale senza possibilità di contraddittorio… ristoranti, bar e fra poco anche negli ospedali. Ma vedi tu se con tutti i problemi seri in cui versa l’Italia dobbiamo pensare pure ai macachi dando corda a questi psicopatici di animalisti.

  5. marmanu says:

    Da Fortune(2004), Prof. Robert Weinberg, Professore di biologia al ”MIT” – Massachusetts Institute of Technology – una delle più importanti università di ricerca del mondo, con sede a Cambridge, nel Massachusetts, U.S.A. , vincitore della Medaglia Nazionale per la Scienza grazie alla sua scoperta del primo oncogene umano e del primo gene soppressore del tumore, dichiarò :”Uno dei modelli sperimentali del cancro umano più frequentemente usato è prendere cellule tumorali umane che vengono messe in coltura ,metterle in un topo immunocompromesso, x formare un tumore, e quindi esporre lo xenotrapianto che ne risulta a vari tipi di medicinali che potrebbero essere utili nella cura delle persone. Ed è ben noto forse da vent’anni, che molti di questi modelli preclinici del cancro umano hanno pochissimo potere predittivo in termini della risposta degli esseri umani, cioè dei veri tumori umani nei pazienti. Malgrado le somiglianze genetiche e del sistema degli organi tra un topo e un uomo, le due specie hanno differenze chiave in fisiologia, architettura dei tessuti, tempi del metabolismo, funzione del sistema immunitario, sistema di segnalazione molecolare ecc. Quindi i tumori che sorgono in ognuno, sono vastamente diversi. Un problema fondamentale che dev’essere risolto nell’intero sforzo della ricerca sul cancro, in termini di terapie, è che i modelli preclinici del cancro umano, in gran parte, sono del tutto inadeguati. Sebbene le industrie farmaceutiche riconoscano con chiarezza il problema, non vi hanno però rimediato. E sarebbe meglio che lo facessero, se non altro perché ogni anno le industrie farmaceutiche sprecano centinaia di milioni di dollari usando questi modelli ”.

  6. licia says:

    SE NON LAVORO, LE PROSSIME VOLTE PARTECIPERò ANCHE IO PERCHè PAGO LE TASSE E NON LE VOGLIO DARE A QUESTI METODI ANTIDILUVIANI!!!…. preferirei darli a scienziati all’avanguardia come questi:
    In un articolo pubblicato su Fortune nel 2004, il Prof. Robert Weinberg, Professore di biologia al ”MIT” – Massachusetts Institute of Technology – una delle più importanti università di ricerca del mondo, con sede a Cambridge, nel Massachusetts, U.S.A. , vincitore della Medaglia Nazionale per la Scienza grazie alla sua scoperta del primo oncogene umano e del primo gene soppressore del tumore, dichiarò ufficialmente :”Uno dei modelli sperimentali del cancro umano più frequentemente usato è prendere cellule tumorali umane che vengono messe in coltura ,metterle in un topo immunocompromesso, x formare un tumore, e quindi esporre lo xenotrapianto che ne risulta a vari tipi di medicinali che potrebbero essere utili nella cura delle persone. Ed è ben noto forse da vent’anni, che molti di questi modelli preclinici del cancro umano hanno pochissimo potere predittivo in termini della risposta degli esseri umani, cioè dei veri tumori umani nei pazienti. Malgrado le somiglianze genetiche e del sistema degli organi tra un topo e un uomo, le due specie hanno differenze chiave in fisiologia, architettura dei tessuti, tempi del metabolismo, funzione del sistema immunitario, sistema di segnalazione molecolare ecc. Quindi i tumori che sorgono in ognuno, sono vastamente diversi. Un problema fondamentale che dev’essere risolto nell’intero sforzo della ricerca sul cancro, in termini di terapie, è che i modelli preclinici del cancro umano, sono del tutto inadeguati. Sebbene le industrie farmaceutiche riconoscano con chiarezza il problema, non vi hanno però rimediato. E sarebbe meglio che lo facessero, se non altro perché ogni anno le industrie farmaceutiche sprecano centinaia di milioni di dollari usando questi modelli ”.

    articolo pubblicato su Plos Medicine dal Dr. JJ Pippin, fondatore e direttore della medicina cardiovascolare e ”medical imaging” presso la ”Cooper Clinic”, autore e co-autore di oltre 60 articoli e abstract che sono stati pubblicati sulle principali riviste mediche, è stato anche portavoce e relatore presso la ”American College of Cardiology” e la ”Society of Nuclear Medicine, U.S.A.”, attuale consulente scientifico presso il Physicians Committee for Responsible Medicine (PCRM) degli U.S.A,:”Le uniche persone che non sanno, nel 2005, che la ricerca sugli animali è irrilevante per le malattie umane sono quelli che non lo capiscono o coloro che ne beneficiano. Come medico, ricercatore clinico, ed ex ricercatore animale, so che benchè siano i nostri parenti genetici più stretti, i primati hanno fallito come modelli di ricerca praticamente ogni volta che sono stati utilizzati a tale scopo. Si lamentava: “Abbiamo curato topi malati di cancro per decenni, e semplicemente non ha funzionato negli esseri umani”,l’Aids è un altro: mentre almeno 80 vaccini sono stati testati sugli animali, tutte e 80 hanno fallito il trial in pazienti umani. Allo stesso modo, ognuno degli oltre 150 trattamenti di ictus trattati con successo negli animali non hanno avuto i medesimi risultati nei test umani.

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