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Miserere, storie di cristiani perseguitati. La scomparsa di Saba, 13 anni: «Non cercatela più, ha sposato mio figlio»

febbraio 10, 2014 Franco Molon

Faisalabad, Pakistan. La vicenda di una ragazzina cristiana rapita da un musulmano 32enne nel giugno scorso. È stata costretta al matrimonio e alla conversione all’islam

Pubblichiamo la ventinovesima puntata di “Miserere”, la serie realizzata da Franco Molon e dedicata ai cristiani perseguitati (per leggere le storie precedenti clicca qui).

Nassem ritorna a casa, stanco della giornata passata a scaricare casse al mercato, e non trova la figlia; l’aveva lasciata il mattino, sotto la coperta del suo giaciglio, con un po’ di febbriciattola e nessuna voglia di aiutare la madre nel lavoro dei campi. «Saba, Saba», chiama l’uomo uscendo lungo il viottolo del piccolo quartiere cristiano, sperando di trovarla da qualche vicino. La ragazza però non risponde e nessuno sembra averla vista durante tutto il giorno. «Si sarà sentita meglio e avrà raggiunto la madre», suggerisce la vecchia Haya e Nassem si incammina verso la campagna appeso all’ultima speranza; quando raggiunge gli orti trova la moglie e le altre donne chine sui filari di lenticchie ma della figlia nessuna traccia.

I due, strizzati dall’angoscia, ritornano a passo svelto verso casa per riprendere le ricerche continuando a porsi, l’un l’altro, domande senza risposta. Prima di quel momento la ragazzina non si era mai allontanata da casa senza il consenso dei genitori, non aveva dato segni di irrequietezza o di stare progettando un colpo di testa, non aveva mai dato loro motivo di preoccupazione. Quel comportamento era insolito e inspiegabile. La madre, come recitando un mantra, evoca gli innumerevoli pericoli del mondo mentre il padre cerca di rassicurarla formulando congetture alle quali non crede nemmeno lui.

Ritornati all’abitazione i due genitori contagiano con la propria preoccupazione tutto il quartiere. In poco tempo l’intero vicinato scende in strada, chi portando torce, ché la notte già incombe, chi interrogando bambini e passanti, chi suggerendo luoghi o motivi della scomparsa. Le donne si stringono intorno alla madre, accasciata sulla soglia di casa in un pianto disperato. Nassem corre di qua e di là, come impazzito; bussa alle porte, domanda di Saba a chiunque incontri, percorre ogni vicolo, fruga perfino nella spazzatura nella speranza di trovare un segno della presenza della figlia.

A notte inoltrata il trambusto inizia a calmarsi. Le fiaccole si spengono, le madri tornano ad occuparsi dei propri figli, gli uomini vanno a coricarsi in previsione delle fatiche del giorno successivo. Soli e sfiniti Nassem e la moglie rimangono svegli, al buio, ancorati alla corona del rosario.

Alle prime luci del giorno il padre si reca al posto di polizia per denunciare la scomparsa della figlia. L’operazione richiede quasi tutta la mattinata, con il tempo che scorre tra attese interminabili in corridoi lerci, stesure di verbali che si trasformano in interrogatori minuziosi sulle abitudini di vita sue e della famiglia, sciocche risatine degli agenti che alludono a possibili comportamenti sessuali libertini della figlia tredicenne.

Apposta l’ultima firma, Nassem, la cui ansia si è trasformata in rabbia impotente, fa ritorno a casa, dove trova la moglie nuovamente circondata dalle premure dei vicini che vogliono, a tutti i costi, che mangi o beva qualcosa.

Verso mezzogiorno la madre e la sorella di Syed Hussain Munawar, un musulmano benestante che in passato aveva dato lavoro a Nassem, si presentano alla porta.

«Non preoccupatevi per Saba», dice la più anziana. «Lei sta bene; si è convertita all’islam e ha sposato mio figlio Munawar. Adesso siamo noi la sua famiglia. Non cercatela più». La vecchia sottolinea queste parole con un gesto perentorio mentre la figlia porge un foglio spiegazzato al padre della rapita che lo riceve con un movimento automatico. Poi le due donne si voltano e si allontanano, altere, senza dare spazio a nessuna replica.

Nassem e la moglie rimangono immobili e allibiti a fissare il certificato di matrimonio, mentre una voragine di dolore si apre sotto i loro piedi.

20 giugno 2013 – Saba Waris, una ragazzina pakistana di 13 anni di fede cattolica, è stata rapita da Syed Hussain Munawar, un musulmano di 32 anni, che l’ha sposata e ha cercato di convertirla all’islam forzatamente. La famiglia ha denunciato l’uomo in base all’articolo 365B del codice penale che punisce il matrimonio forzato. Della ragazza e del suo rapitore non si hanno però più notizie (dicembre 2013).

In questo video del 2011, Shafiaa, una ragazza pakistana, racconta la sua esperienza di rapimento simile a quella di Saba Waris.

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2 Commenti

  1. domenico b. scrive:

    La Vergine Maria è una madre che sa cosa significa soffrire per i figli; saprà sicuramente consolare il cuore di questi genitori.
    Però fa molta rabbia l’ipocrisia dell’Onu. Dove sono quelli della commissione per i diritti dell’infanzia…?

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