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Miserere, storie di cristiani perseguitati. I trentatré “traditori” pestati dalla folla dei compaesani di Los Pozos, Chiapas

ottobre 30, 2013 Franco Molon

Sono evangelici e si rifiutano di finanziare la festa semi-pagana di Las Posadas: cacciati dalle loro case, torturati, cosparsi di benzina e minacciati di morte

Pubblichiamo la sedicesima puntata di “Miserere”, la serie realizzata da Franco Molon e dedicata ai cristiani perseguitati. Dopo i racconti di MegapuraHomsAsomatosRegno UnitoSeekaewTrabzonRoggwillSawaJilibCon CuôngBulakipurKemoOlasiti, Nhka Gaecco un fatto avvenuto a Los Pozos, Chiapas, Messico.

Li hanno presi quando hanno lasciato la protezione della foresta di pini sbucando in mezzo alla radura e ora se ne stanno lì, circondati dalla gente infuriata del loro stesso villaggio, con le teste basse, spaventati, addossati l’uno all’altro come un gregge. Li tengono sottomessi con la minaccia dei bastoni mentre aspettano il capo del pueblo e il mayordomo che hanno mandato a chiamare.

I due arrivano dopo circa mezz’ora, accompagnati da altri contadini, con il fiato corto per la corsa in altura. Il gruppo di prigionieri ha un fremito e si stringe ancor di più dietro il pastore Armando che alza lo sguardo cercando, in chi brandisce zappe e forconi, il lume della compassione. I suoi occhi si fissano in quelli di un ragazzo.

«Perché siete tornati», domanda il capo del villaggio con arroganza.

«Vogliamo ritornare alle nostre case», risponde il pastore evangelico. «Siamo nati anche noi qui, vogliamo ritornare e restare nel nostro pueblo».

«Voi non siete dei nostri. Voi sputate sulla Vergine di Guadalupe. Non volete pagare la tassa per la festa di Las Posadas. Siete dei traditori».

A queste parole la cerchia con i legni comincia a rumoreggiare, a punzecchiare i prigionieri con piccoli colpi di punta. Uno dei più agitati vibra la sua zappa tra tempia e orecchio di uno dei catturati. Il sangue inizia a scorrere e la carne si lacera. Una donna si lascia scappare un urlo terrorizzato che diventa, suo malgrado, il segnale per sferrare altre randellate. Gli evangelici si rannicchiano a terra sotto la pioggia di bastonate che arriva da ogni parte. Il giovane Tomas si spaventa, indietreggia, lascia cadere a terra il manico che impugna, rimane con lo sguardo fisso su Armando che perde sangue da un taglio sulla fronte.

Il mayordomo alza la mano e la voce e il pestaggio si arresta lasciando nell’aria solo i lamenti dei feriti e dei contusi.

«Pagherete la festa?», domanda l’uomo.

«Non paghiamo la festa perché è un rito pagano, anche se ci mettete la Madonna, San Giuseppe e il Bambino», risponde il pastore.

«Siete stai voi a volerlo», dichiara allora l’organizzatore delle celebrazioni di Las Posadas e, con un cenno, lascia mano libera ai più fedeli dei suoi servitori i quali, tratta una lunga corda, la girano intorno al collo dei prigionieri stringendo sempre più, a ogni volta di spira, fino ad unirli tutti in un unico grappolo soffocante.

Tomas, seguito dallo sguardo del pastore, inizia a tremare immaginando quanto sta per succedere, si avvicina al mayordomo: «Vi prego, signore, lasciateli andare. Sono cristiani, sono di Los Pozos come noi, non facciamo loro del male, vi scongiuro».

L’unica risposta che ottiene è un nuovo comando: «Cospargeteli di benzina!».

Gli aiutanti rovesciano un paio di taniche sul mucchio di persone legate che gridano di paura, che si agitano stingendo i nodi ad ogni movimento, che sentono la pelle diventare gelata per l’evaporazione del combustibile.

Tomas si mette a piangere, si butta in ginocchio davanti ai capi, implora pietà ma riceve solo indifferenza e ghigni di commiserazione fino a quando non ha l’intuizione risolutiva: «Guardate mayordomo, sono trentatré, come gli anni di Cristo! Se li bruciate cadrà una sfortuna tremenda sulla festa di Las Posadas. Fermatevi, sono gli anni di Cristo».

Il pensiero di una processione colpita da maledizione gela il sangue nelle vene dell’organizzatore che già si immagina con le braccia mozzate come le statue dei santi di San Juan Chamula, punite in quel modo per non aver evitato l’incendio della chiesa.

«Fermatevi!», ordina. «Portatemi la bevanda sacra».

Il più devoto dei suoi alfereces corre a porgergli una lattina di Coca Cola. Egli la stappa, la trangugia tutta d’un fiato, poi rimane qualche istante a massaggiarsi lo stomaco e ad ascoltare il gas che va formandosi. Infine allarga le gambe, appoggia le mani sui fianchi, alza la testa ed esplode un rutto fragoroso: «Avevi ragione ragazzo, uno spirito maligno stava per portare la sua maledetta sfortuna sulla nostra festa. Ora me ne sono liberato».

28 giugno 2013 – Trentatré cristiani evangelici del villaggio di Los Pozos (Chiapas, Messico) tentano di ritornare alle proprie case dalle quali erano stati scacciati tre anni prima per essersi rifiutati di contribuire alle spese per le feste religiose (risultato di un sincretismo tra cattolicesimo e credenze pagane) del paese. Intercettati da alcuni abitanti del villaggio stesso, vengono picchiati, torturati, cosparsi di benzina e minacciati di morte.

Nel video, il servizio della Cbn (Christian Broadcasting Network) che dà notizia dell’episodio.

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1 Commenti

  1. laura scrive:

    Grazie al cielo Tomas, con le sue lacrime e con il suo senso di pietà, ha ottenuto l’illuminazione dello Spirito Santo, riuscendo così a salvare la vita dei suoi compaesani.
    Questo ci deve dare fiducia, il bene infine trionfa, anche per la giustizia di uno solo a favore di tutti

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