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Milano. Cosa dice (e cosa non dice) il Pd sui Fratelli Musulmani

maggio 25, 2016 Redazione

Lettura fra le righe dell’intervista del Corriere della Sera a Maryan Ismail, che difende la compagna di partito Sumaya ma non la racconta giusta fino in fondo

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L’edizione milanese del Corriere della Sera torna a occuparsi del rapporto un po’ pasticciato del Pd con le comunità islamiche, rapporto che è diventato un caso con la candidatura di Sumaya Abdel Qader, sociologa musulmana di origini giordano-palestinesi che non è ancora riuscita a prendere le distanze dai Fratelli Musulmani, nonostante abbia dichiarato esplicitamente di non farne parte (con un post sul suo blog non privo di ambiguità).

L’INTERVISTA. Quel che propone il Corriere è una interessante intervista a Maryan Ismail, l'”altra islamica” del Pd, antropologa dell’immigrazione, «storica portavoce della comunità somala di Milano», a sua volta candidata nella lista del partito che sostiene Beppe Sala, musulmana sufi e dunque portatrice – come abbiamo già sottolineato – di una visione della religione di Maometto praticamente opposta a quella di Sumaya. La conversazione tra Maryan Ismail e il giornalista Pierpaolo Lio vale la pena della lettura, tuttavia è il “non detto” (o comunque il “non scritto”) a costituirne il vero valore. Proviamo a esplicitarlo.

VISIONI DIVERSE. Dice la Ismail che «i Fratelli Musulmani non possono essere, né devono essere interlocutori dell’amministrazione», e promette che «se sarò in Consiglio comunale non permetterò mai che abbiano spazio persone legate alla Fratellanza». Domanda correttamente l’intervistatore: si riferisce a Sumaya Abdel Qader? E qui comprensibilmente la donna sceglie di difendere la sua compagna di partito: «È stata lei stessa a spiegare di non fare parte della Fratellanza», dice. Ricorda giustamente che Sumaya per le sue posizioni politiche ha anche subìto accuse minacciose via Facebook da parte di gruppi islamici estremisti. Però ribadisce che «la sua visione della religione non è la mia», infatti Sumaya «ha una visione ortodossa mentre la mia è laica».

IL CAIM. Quando dice che le cose che dice contro i Fratelli Musulmani, dunque, Maryan Ismail non ce l’ha con la compagna Sumaya, bensì – se seguiamo correttamente il filo dell’intervista del Corriere – con il Caim, il Coordinamento associazioni islamiche di Milano che «rappresenta un’ideologia religiosa wahabita, ortodossa e conservatrice che non appartiene a tutto l’islam, e che soffoca la ricchezza culturale e religiosa del mondo musulmano». Caim che ha invitato a Milano per il prossimo 3 giugno Tariq Ramadan per aprire in bellezza l’omonima festa religiosa islamica (Ramadan è nipote del fondatore dei Fratelli Musulmani e da molti considerato il principale promotore delle sue idee in Europa). Caim la cui responsabile dell'”Area culturale” si chiama attualmente Sumaya Abdel Qader.

IL BANDO. Nell’intervista al quotidiano di via Solferino l’antropologa del Pd ribadisce anche le ragioni della sua polemica più famosa nei confronti del Caim, quella relativa alla costruzione della prima moschea ufficialmente riconosciuta a Milano. Dice che condivide l’intento del progetto, ma auspica che «il prossimo sindaco riveda il percorso seguito finora». Quale percorso è stato seguito finora? Un bando pubblico che ha rischiato – prima di essere di fatto congelato dalla stessa giunta Pisapia che lo aveva ideato – di consegnare tutto proprio nelle mani del Caim, il gruppo della signora Qader. Ora, chi è il papà del bando contestato da Maryan Ismail? L’assessore uscente Pierfrancesco Majorino, testa di lista del Pd a Milano.

E SALA? Dice la Ismail: «Non vorrei che Sala si ritrovasse a doversi confrontare solo con quell’interpretazione (quella del Caim, ndr). Sarebbe un grave errore. Spero vorrà dialogare e conoscere anche le altre anime della comunità. Sarebbe drammatico che la politica non ascolti anche gli altri. Sarebbe un riproporre a Milano le lacerazioni presenti nei nostri Paesi d’origine». Anche sottrarsi all’abbraccio elettorale con l’islam politico, però, potrebbe costare a Sala qualche lacerazione. Con il suo maggiore sponsor locale.

Foto musulmani Milano da Shutterstock


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3 Commenti

  1. Sebastiano scrive:

    Insomma, in perfetto stile “tira e molla” da gran bazar, un dire e non dire, apparecchiato in ogni caso per non danneggiare una dei loro (perché nonostante quanto detto, tale rimane).
    Il PD? A quelli, di questi tempi, gli va bene tutto, basta che raccattino voti. Vedi tale Denis V., che fino a un mese prima era ritenuto uno dei più spregevoli della sponda opposta, e ora poco ci manca che gli mettano il vestitino da costituzionalista, giacché è utile a salvare la baracca.

  2. Antonio scrive:

    Un classico del PD, sostenere chiunque – anche contro ogni ragione – basta che voti, e poi ritrovarsi come in Belgio a Molenbeck che grazie al sindaco comunista si è sviluppato un ghetto ingestibile e pericoloso.
    Gli islamici sono pericolosi, e quando saranno tanti ci chiuderanno le chiese!

  3. Patrizia scrive:

    Ormai molti cittadini la pensano così :
    Siamo sotto una dittatura doppia da un lato una
    parte dell’Europa tramite i suoi due big ci comanda dall’altra sotto uno stato dittatore (perché non eletto dal popolo )che si dicono moderni per convenienza . con il vecchio terrore medioevale in casa e da cui non sa ne può difendersi .perche politicamente ” correct”!!!
    E noi intanto miriamo inostri figli più intelligenti ce li ruba il mondo intero e torneremo ignoranti .

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