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Milano City d’Europa. «Ci vuole una legge speciale»

marzo 17, 2017 Mariarosaria Marchesano

Presentazione del progetto per fare del capoluogo lombardo la capitale finanziaria d’Europa. Presenti gli stati maggiori della finanza e del mondo delle professioni, dell’economia, dell’università

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Tutti in piedi sulle note dell’inno di Mameli. Non era una partita della Nazionale di calcio né a una commemorazione istituzionale, ma la presentazione del progetto per fare di Milano la capitale finanziaria d’Europa. Stamattina nella sala d’Onore della Triennale ci saranno state almeno 1000 persone e il clima era piuttosto insolito per una convention di tipo finanziario. E, infatti, è parso subito chiaro che l’obiettivo di Maurizio Bernardo, presidente della Commissione Finanze della Camera, e di Luigi Casero, viceministro del Mef, non era quello di entrare nei dettagli del progetto ma di lanciare un appello a tutte le forze politiche e a tutta la società civile, perché questa dev’essere «una sfida di tutta l’Italia» anche se riguarda solo il capoluogo lombardo. “Siamo tutti milanesi” e “orgoglio milanese” sono gli slogan risuonati più volte in un’atmosfera creata per coagulare un consenso nazionale e trasversale in una fase in cui si teme forse che si possa formare un orientamento contrario.

LA SFIDA. Comunque, la presenza in doppiopetto grigio degli stati maggiori della finanza, di tanti esponenti del mondo delle professioni, dell’economia, dell’università, dell’associazionismo e persino della Diocesi la dicono lunga su come si stia muovendo ad ampio spettro la macchina organizzativa partita più di un anno fa su spinta del Comitato Select guidato da Bepi Pezzulli che per primo ha avuto l’intuizione di candidare Milano a nuova City d’Europa post Brexit. «La nostra è un’azione di lobbying di alto profilo», ha detto Bernardo, che ha presentato la Consulta di 130 esperti che stanno lavorando a vario titolo a proposte e soluzioni per sostenere la candidatura di Milano. Bernardo ha ricordato la risoluzione approvata dalla Commissione Finanze che impegna il governo a predisporre tutti gli atti necessari alla costituzione di un distretto d’affari in forma di Gruppo economico d’interesse. «Presto presenteremo al Parlamento una proposta di legge speciale per Milano con soluzioni concrete per attirare gli investitori stranieri», ha annunciato, augurandosi che tutte le forze politiche colgano l’urgenza di mettere la città nelle condizioni di competere con altre capitali europee che si candidano allo stesso ruolo, quali Francoforte e Parigi. La sfida si giocherà nei prossimi mesi ed è tutta incentrata sulla reale capacità di Milano di poter ospitare sedi e funzioni che oggi sono localizzate a Londra ma che a breve dovranno cercare una ricollocazione nell’area euro per effetto dell’uscita del Regno Unito dall’Unione Europea (si parla della sede dell’Ema, l’agenzia europea del farmaco e di alcune attività legate al funzionamento dei mercati finanziari).

L’ARBITRO PER LE CONTROVERSIE. È toccato al vice ministro Casero ricordare gli interventi che il governo ha messo in campo soprattutto sul fronte fiscale e del lavoro per rendere “più attrattiva” Milano e l’Italia (vedi decreto per il rientro dei cervelli e la tassazione agevolata per chi dall’estero trasferisce la residenza nel nostro paese). Ma uno dei nodi da sciogliere resto quello dei tempi della giustizia. Le aule dei tribunali milanesi sono più rapide rispetto alla media nazionale, ma basterà per sostenere una massa di contenzioso generato da un intero distretto finanziario che oggi si misura con l’efficienza anglosassone? La risoluzione parlamentare prevede una possibile estensione delle competenze dell’Arbitro per le controversie finanziarie e il ricorso alla Corte arbitrale europea, quindi a strade extra giudiziali. Secondo il presidente della Consob, Giuseppe Vegas, intervenuto anche lui alla Triennale, il Tribunale di Milano avrebbe, invece, la capacità di gestire questi carichi di lavoro, anche perché «non si può pensare di attirare tutte le funzioni oggi operative a Londra ma solo alcune di queste».
Durante l’evento, infine, sono stati anche presentati un sondaggio di Swg sul “gradimento” dei cittadini milanesi relativo alla possibilità di ospitare l’Agenzia del farmaco (il 75 per cento è favorevole).

Foto da Shutterstock

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