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Migranti, sbarchi record nel 2017. Frontex accusa le Ong di fare il gioco degli scafisti

marzo 15, 2017 Redazione

Nei primi tre mesi del 2017, arrivi aumentati del 70 per cento. Da quando le Ong (finanziate da Soros) salvano i migranti, anche con modalità illegali, «gli scafisti le usano come taxi»

Nei primi 73 giorni del 2017, rispetto all’anno scorso, gli sbarchi di immigrati in Italia sono aumentati del 67 per cento. Erano 9.496 nel 2016, 15.852 quest’anno. Se si confermasse il trend, alla fine dell’anno saranno sbarcati sulle nostre coste 250 mila persone, contro le 181 mila dell’anno scorso. Ecco perché il Viminale lancia l’allarme.

«ACCOGLIENZA HA UN LIMITE». L’attuale piano di redistribuzione degli immigrati tra i Comuni, spiega la Stampa, si basa su un coefficiente di 2,5 ogni mille abitanti. Ma se i numeri aumentano del 70 per cento il piano deve per forza essere rivisto. Nonostante le difficoltà, secondo il responsabile Immigrazione dell’Anci, Matteo Biffoni, «in generale c’è un buon clima» e tutti stanno collaborando per rendere possibile l’accoglienza. Il ministro dell’Interno, Marco Minniti, ha ribadito però anche ieri che «l’accoglienza ha un limite nell’integrazione» ed è necessario il «contrasto all’immigrazione illegale».

«ONG USATE DAGLI SCAFISTI». Sul continuo aumento dell’arrivo di migranti, la maggior parte dei quali non ha diritto all’asilo politico, sono state aperte indagini da almeno tre Procure italiane. Sembra infatti che le «navi delle Ong vengano usate come taxi dagli scafisti», scrive la Stampa. L’agenzia europea che si occupa dei confini dell’Ue, Frontex, ha accusato nel rapporto Risk Analysis 32 molte organizzazioni umanitarie di favorire gli scafisti con i loro salvataggi spesso azzardati: «È chiaro che le missioni al limite e occasionalmente all’interno del limite delle 12 miglia, in acque libiche, hanno conseguenze non desiderate». Spiega la Stampa: «Per gli scafisti è fin troppo facile stipare all’inverosimile i gommoni, e mandarli in mare addirittura senza acqua da bere, senza carburante, senza salvagente. Tanto ci sono le navi delle Ong lì pronte».

MEGLIO I VOLONTARI. Molte Ong non collaborano con Frontex e Ue e gli scafisti preferiscono spedire i barconi in bocca alle loro navi perché «i volontari non affondano i gommoni» e non arrestano gli scafisti. Se nel 2014 le Ong hanno soccorso in mare 1.450 persone, nel 2016 il numero è salito a 46.796. La conseguenza, pericolosa anche per i migranti stessi, è che ora in media i gommoni vengono stipati con 160 persone, contro le 90 del 2015. Se poi nel 2015 le navi delle Ong salvavano il 5 per cento dei barconi, ora ne prendono in carico il 40 per cento. Ma chi finanzia queste spedizioni umanitarie?

IL RUOLO DI SOROS. Secondo un articolo pubblicato settimana scorsa dal Giornale, operano nel Mediterraneo organizzazioni più o meno famose. Tutte però annoverano fra i propri finanziatori la Open Society e altri gruppi legati al miliardario “filantropo” George Soros. Bruxelles, scrive Gian Micalessin, «farebbe bene a spiegare che per fermare il traffico di uomini bisogna combattere non solo le organizzazioni criminali, ma anche la carità pelosa, e politicamente motivata, di Soros e della sua galassia buonista».

OBIETTIVI DIFFERENTI. Frontex ha criticato esplicitamente le ricche donazioni del miliardario, che «mette a rischio la sovranità dell’Italia e di altre nazioni». Infatti, continua il Giornale, «dietro le operazioni di navi di grossa stazza come il Topaz Responder da 51 metri del Moas, il Bourbon Argos di Msf, o l’MS di Sea Eye ci sono quasi sempre i finanziamenti del filantropo». Queste navi, che battono bandiere non europee e che per questo sono difficilmente indagabili dalle procure italiane, puntano «a realizzare politiche dissonanti rispetto a quelle europee e italiane». La tedesca Sea Watch, ad esempio, scrive sul suo sito di non accettare «arbitrarie distinzioni tra profughi e migranti».

OPERAZIONI ILLEGALI. Un articolo pubblicato sul sito dell’organizzazione maltese Moas si spinge oltre e descrive «il soccorso di 650 migranti recuperati “nella notte tra il 21 e 22 novembre a venti chilometri dalle coste libiche” e poi portati in Italia». Questa, conclude Micalessin, è «un’esplicita ammissione di come la “flotta umanitaria” operi ampiamente dentro il limite di dodici miglia (22,2 chilometri) delle acque territoriali. Un limite entro il quale sarebbe obbligatorio riportare i naufraghi a terra anziché traghettarli fino alle ospitali coste italiane».

Foto Ansa

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