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Fermi tutti! Micromega ha scoperto come sistemare la scuola italiana: basta cantare in classe “Tu scendi dalle stelle”

settembre 4, 2014 Francesco Amicone

Per la rivista è tutta colpa della Chiesa se la nostra scuola non è al passo di quelle dei paesi del nord. Da noi si invitano in classe i preti, là fanno lezioni con le prostitute e i peluche a forma di fallo e vagina

scuola-aiuto

«Il Vaticano e la scuola: “Cosa nostra”». L’equiparazione, solo allusa, tra mafia e Chiesa compare nell’ultimo numero di Micromega, dedicato all’istruzione. La rivista diretta da Paolo Flores D’Arcais contrappone l’idea di una scuola all’avanguardia, democratica, esclusivamente statale, di stampo nord europeo, alla realtà educativa italiana, “ostaggio” della Chiesa Cattolica e dipendente dai simboli del cristianesimo.
L’accusa non riguarda esclusivamente i “diplomifici” e le scuole paritarie (accusati di sottrarre risorse alle scuole di Stato per produrre cattivi studenti). Il problema riguarda anche la scuola di Stato. Un paio di esempi comparativi: nelle scuole di Stato italiane si ospitano vescovi che blaterano di carità cristiana; in Danimarca, si invitano le prostitute a conversare di sesso. Nell’Europa laica e pluralista, i bambini conoscono se stessi usando peluche a forma di fallo e di vagina; in Italia li si obbliga a giocare con il presepe. Altri argomenti, oltre alla sessualità, sono trattati seriamente da Micromega. Dovrebbero dimostrare che senza preti, lezioni di religione, crocifissi, presepi, l’istruzione in Italia ne trarrebbe giovamento.

PANORAMA SCONCERTANTE. Adele Orioli, in «Il Vaticano e la scuola: “Cosa nostra”», descrive la cappa di oscurantismo da cui è asfissiata l’Italia. Il panorama è fosco. Ogni angolo del belpaese è deturpato dall’opera della mano devota di una beghina o di un prete. Ovunque si vedono «immagini sacre, statuine di santi e madonne, in qualche caso veri e propri altarini con tanto di candele votive. Una presenza che talvolta – nota la giornalista – è persino riduttivo definire martellante, fagocitante, oppressiva. Non solo a prima vista». Una presenza che non rispetta i confini, la separazione fra ciò che è Stato e ciò che è Chiesa.
Nel capitolo “Reliquie, gite e santuari”, Orioli può dimostrare l’esistenza di una sciagurata connessione Stato-Chiesa con qualche fatto di cronaca. Qualche anno fa, ricorda, «a Pedara, alle pendici dell’Etna, l’urna contenente i resti di Karol Wojtyła è stata prima trasportata in corteo nei corridoi di tutti i plessi scolastici da un sacerdote con tanto di paramenti sacri, in seguito è stata oggetto di apposita assemblea». Orioli rende noto che «sempre in Sicilia, girano per le scuole le reliquie congiunte alle scarpette di Santa Lucia». A Roma, nel 2011, i funzionari dell’Ufficio scolastico della Regione Lazio, con arguzia, mascherarono un pellegrinaggio per cinquemila studenti al santuario del Divino Amore, con una “gita” che prevedeva un «percorso di progressiva consapevolezza» che «consente di “sfondare la notte” nella luminosità del giorno che nasce». È evidente, dunque, che attraverso la scuola, la Chiesa cattolica attenta al pluralismo e alla laicità della Repubblica.

TU SCENDI DALLE STELLE. Orioli prosegue la sua disamina. Aggirando le leggi, con l’aiuto di magistrati pilateschi, «quante messe di inizio e fine anno, di Natale e di Pasqua, o persino per il santo patrono di turno, sono tutt’oggi celebrate nelle scuole di tutta Italia?». «E le preghiere – continua Orioli – che dovrebbero più di altri fenomeni essere ricordi di un lontano passato, sembrano essere tornate in auge, tanto all’inizio quanto alla fine delle lezioni». E che dire del presepe? Dei canti di Natale ad «alto contenuto confessionale»? Non è forse vero che la scelta dei maestri cada quasi sempre su “Tu scendi dalle stelle” invece che su “Jingle bells”? Sarà mica un caso?
Non è certo un caso che nell’editoriale introduttivo al compendio sull’istruzione, Micromega promuova la versione grillina di democrazia, nella quale si parla di «sovranità-di-tutti-e-di-ciascuno» e non si fa cenno alla parola “popolo” (articolo 1: «La sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione»). Si tema di mettere in luce la contraddizione fra governo di tutti-e-di-ciascuno con la sovranità popolare. Si dovrebbero bandire dalle scuole gli esempi di Santa Lucia, Don Bosco, Giovanni Paolo II, ed elevare al rango di “modello educativo” l’edificante comportamento del signor «Franco Coppoli di Terni», un maestro che durante le sue lezioni «esercitava la sua funzione pubblica, particolarmente delicata, senza la presenza di un simbolo monoconfessionale», spogliando il muro dell’aula del crocefisso. Nella scuola di Stato concepita da Micromega, pare che lo studente, più che a formarsi come uomo, come cittadino, venga piuttosto chiamato a comportarsi da piccolo despota illuminato. Sarà un bene per la democrazia?

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80 Commenti

  1. Shiva101 scrive:

    Dovete ancora spiegare perche volete fare per forza delle scuole.

    Per indottrinare i bambini le parrocchie evidentemente non bastano, non ci vanno tutti e poi non ci si va tutti i giorni.

    In una scuola al contrario è possibile plagiare bambini OGNI giorno e poi… si prendono TANTI soldi… sia dalle famiglie con rette molto alte e …. ovviamente soldi pubblici.

    La scuola deve essere pubblica Statale, laica del tutto priva di simboli religiosi (che in una scuola sono totalemtne fuori posto, visto che no nsono templi o chiese, vero?).

    La scuola, come l’acqua, la sanità ecc.. è un bene PUBBLICO e pertanto NON deve essere privatizzato.

    • Sebastiano scrive:

      Hai dimenticato qualcosa: tutti devono vestire in uniforme, sbattere i tacchi quando passa il Direttore, e non azzardarsi neppure lontanamente a pensarla diversamente da quanto indicano i grandi maestri pensatori come te.

      • Quercia scrive:

        Ovviamente oltre a sbattere i tacchi, un qualche saluto a braccio alto sarebbe in tema (a mano tesa o a pugno chiuso mi cambia poco). …potremmo reintrodurre lezioni sulla purezza della razza: ginocchio etrusco su stinco italico. Oppure sulla superorità morale di una classe sociale rispetto ad un’altra. E via andare. Bravo Shiva…bella idea. Guai però se qualcuno si sogna di parlare (figuriamoci insegnare) la carità cristiana. Guai..sacrilegio!!!!!

        Ma se lo stato (a seconda del governo in carica) si impunta a voler insegnare principi che io genitore non condivido, che faccio? se vuole sdoganare il Bunga bunga oppure insegnare la masturbazione pre-adolescenziale, posso cercare di evitarlo? Se la tua risposta (espressa o meno) è “no, arrangiati”, ti domando, come la mettiamo con la nostra Costituzione (la più bella del mondo) che prevede il diritto dovere dei genitori ad educare i propri figli (art. 30)? Qualche sentenza “aggirante”?!?!

        • flaccido scrive:

          non ti piace la scuola pubblica? PAGATI una scuola privata!

          • Quercia scrive:

            Quindi scommetto che non avresti nulla da ridire se la scuola statale (ben differente dalla scuola pubblica) fosse l’unica pagata dallo stato ma venissero insegnati valori che tu non condividi e tu, per questo, fossi costretto a versare mezzo stipendio per evitare che quei valori siano inculcati a forza ai tuoi figli.

            “senza oneri per lo stato”: bravo, infatti un sistema scolastico pubblico basato sulla pluralità di istituti, e non sul monopolio della scuola statale (che si traduce inevitabilmente in un carrozzone), è molto più conveniente per le casse dello stato.
            Una qualche risposta riguardo il diritto costituzionale dei genitori ad educare i propri figli (art.30)? Secondo te questo diritto è garantito anche se i valori dei genitori in questione non coincidono con i tuoi? se i genitori sono poveri possono vedersi garantito questo diritto oppure è un diritto costituzionale possibile solo per i genitori che la pensano come te oppure che sono ricchi e possono permettersi di pagare migliaia di euro all’anno di rette varie, ovviamente dopo aver pagato dieci volte tanto di tasse e balzelli vari?

            PS: ho sempre frequentato una scuola statale. Ho sempre dovuto pagare un qualche contributo e ovviamente le tasse a fine anno nella mia busta paga. Quindi non ti preoccupare. Te a me non m’hai pagato mai un tubo.
            PS: avendo frequentato una scuola statale, nel mio piccolo, ho spesso incontrato professori di sinistra che non esitavano a manifestare il loro credo politico. Al tempo mi affascinavano molto. Poi ho studiato la storia.

        • flaccido scrive:

          già come la mottiamo con la costituzione?
          “senza oneri per lo stato”!!!!!!!!!!!!!!!!!!

          • Giannino Stoppani scrive:

            Visto che ti compiaci così tanto a postare slogan disinteressandoti delle risposte, ti rispondo a tono:
            “tutto il potere ai soviet!”
            “el pueblo unido, jamás será vencido!”
            “meglio un giorno da leone che cento da pecora”
            “ein Volk, ein Reich, ein Führer!”

    • Mirko scrive:

      Ma perchè diamine devo mandare i miei figli in scuole pubbliche con magari un programma che non condivido? Potrò formarli come preferisco, oppure mi devo piegare al tipo di indottrinamento che vuole lo stato? Dove sta la libertà delle persone?

    • claudio scrive:

      Giusto!
      Infatti la scuola paritaria fa parte del sistema di istruzione pubblico…
      Gnurant!!!

      • flaccido scrive:

        balle! la scuola paritaria è privata! di pubblico ci sono solo i soldi!

        • iAnSa scrive:

          Nel 2000 il ministro della Pubblica Istruzione del Governo D’Alema, Luigi Berlinguer, stabilì che le scuole paritarie (diverse dalle private e non necessariamente confessionali) sono, come dice il nome stesso, pari alle scuole statali in quanto offrono lo stesso servizio al pubblico: l’istruzione.

          Pertanto lo Stato per garantire i diritti fondamentali delle persone e perciò anche l’istruzione può non fornire direttamente il servizio scolastico, ma incentivare anche i singoli cittadini a erogare il servizio.
          Di conseguenza lo Stato può benissimo suddividere la spesa attuale per l’istruzione scolastica per il numero di studenti, dare a ciascuno la cifra risultante e la libertà di scelta in quale scuola, statale o non, spenderla. Lo Stato non avrebbe alcun onere maggiore (art.33 rispettato quindi) e il diritto all’istruzione sarebbe garantito.

  2. frama scrive:

    Cara shiva101 purtroppo non sai che laicità dello Stato significa apertura ad ogni confessione religiosa e non ateismo di stato. Probabilmente non sei ancora informata del fatto che dal 1985 ognuno è libero di scegliere come vivere l’ora di religione e che, questo ti farà piacere, non esiste da un po’ la religione di Stato.

    • Shiva101 scrive:

      No, (con riferimento alla religione) Stato laico significa __indipendente_ da ogni forma religiosa.

      Inoltre l’ora di religione a cui fai riferimento è IRC.

      • iAnSa scrive:

        Quello che tu dici è laicismo, ovvero l’eliminazione della religiosità.
        Uno stato laico non sposa una religione, ma è aperto alla religiosità di ciascuno.

        Ognuno è libero di volere uno Stato laicista, ma non facciamo confusione coi termini.

        • Giannino Stoppani scrive:

          Lo Stato moderno, in quanto “contratto sociale” tra i cittadini del medesimo, non può essere laicista fin quando i “contraenti” che lo costituiscono sono religiosi, anche in minima parte.
          Il laicismo si accompagna per forza all’autoritarismo e al totalitarismo.

          • Shiva101 scrive:

            Ma che problema avete? Non capite l’italiano?

            Ho detto che lo Stato laico è __indipendente__ dalla religione non che l’abolisce..!!

            E ripeto l’ora attuale non è solo di religione ma si chiama I-R-C, ora di religione cattolica ovvero del vostro indottrinamento che DEVE finire.

            Voi cattolici avete problemi di comprensione soprattutto quabdo si parla di autpnomua e indipendenza..

            • iAnSa scrive:

              L’ora di religione cattolica non è un’ora di indottrinamento, tanto che non basta seguirla per ricevere sacramenti come battesimo, comunione, cresima.

              L’insegnamento della religione cattolica ha lo scopo di far comprendere al meglio la cultura italiana e occidentale in quanto di origine cristiana. Poi si può discutere benissimo sull’operato di certi insegnanti di religione, così come su quello di tutti gli altri insegnanti.

              Quindi, ribadisco, facciamo le dovute distinzioni e diamo i giusti nomi e significati alle cose: uno Stato indipendente dalla religione è uno Stato laicista.

              • LG scrive:

                tra l’altro, ogni religione che ha un’intesa con lo stato, può proporre il suo insegnamento a scuola. Non è colpa degli insegnanti di religione se gli altri non lo fanno e se la scelta di avvalersi dell’IRC è intorno al 90%

                • flaccido scrive:

                  perchè invece non ti preoccupi del fatto che, nonostante il continuo calo degli aderenti alla irc, il numero dei relativiinsegnanti continua a crescere?

                  • Menelik scrive:

                    Calo degli aderenti alla IRC?
                    Ma dove?
                    Nel Veneto sicuramente no.
                    E’ da una decina di anni che insegno nelle scuole (non religione, ma una disciplina tecnica), e da una decina d’anni vedo sempre un numero stabile di 3/4 che NON si avvalgono su classi di 28 alunni, mediamente.
                    Anche quel “continua a crescere” degli insegnanti di religione, francamente non lo vedo.
                    Mi sembrano stabili numericamente.

              • flaccido scrive:

                BALLE!
                l’ora di religione cattolica è fatta per insegnare la religone cattolica!
                che non centra niente con la cultura
                o forse sotieni che il diritto, la fisica, la matematica, la medicina, la dmeocrazia, le arti eccetera sono state inventate tutte dopo cristo?!

                IPOCRITI!

                • iAnSa scrive:

                  «L’ora di religione cattolica è fatta per insegnare la religione cattolica» è esattamente quello che ho detto. Ma un conto è insegnare la religione cattolica, un altro è insegnare il catechismo. Se le cose coincidessero allora basterebbe seguire l’ora di religione a scuola per poter ricevere i sacramenti, ma così non è.

                  Benedetto Croce, che credente non era, pubblicò «Perché non possiamo non dirci cristiani» volume nel quale spiega il motivo per cui la cultura italiana (e quella dell’Occidente in generale) ha radici cristiane.
                  Pertanto la Storia, la Filosofia, l’Arte, la Letteratura e anche le materie scientifiche del periodo dopo Cristo (ma anche quello prima) si capirebbero molto meglio se si conoscesse il cristianesimo (senza necessariamente diventare credenti, non è necessario).

                  Pertanto respingo l’accusa d’ipocrisia violentemente rivolta.

            • Marco Tennis scrive:

              Shiva, non ti curar di loro, ma guarda e scuoti il capo per il livello di beozia che questi personaggi sono in grado di raggiungere grazie al prosciutto che mette loro negli occhi il tele-imbonitore del vaticano!

              • Menelik scrive:

                …infatti, non ti curar di noi, ma andate in un sito per atei, che questo non fa per voi.
                Ma che cavolo ci state a fare qua?
                Se proprio vi stiamo sulle balle, ma andatevene, che fate un favore a voi stessi e lo fate a noi.

      • Orazio Pecci scrive:

        Il suo problema – peraltro molto comune oggi – è che lei non ha idea del reale significato delle parole che usa per parlare e scrivere. E proprio vero quello che diceva Jannacci a proposito della televisiun…

    • flaccido scrive:

      bugiardo!
      si tratta di IRC Insegnamento della Religione Cattolica
      l’ora alternativa spesso non esiste perchè non ci sono fondi mentre gli insegnanti di religione si possono permettere di non accorpare le class… ad esempio…
      lo stato è laico e la religione deve stare fuori dalla scuola in quanto questione personale

  3. Giuseppe scrive:

    Bravo Sebastiano, grazie per l’ottima risposta a Shiva. Comunque, iniziare la giornata con un commento di Shiva è divertente : dice tali e tante sciocchezze che fa ridere a crepapelle! Adesso prendo un caffè e vado a lavorare, intanto che il suddetto continua a rimuginare le sue stupidate. Grazie e buona giornata a tutti!

  4. Cisco scrive:

    Nella laica Europa – perfino nella patria dei giacobini – le scuole non statali vengono finanziate: attaccate Paolo e Adele alla slitta di Babbo Natale e lasciate che le renne li portino al suono di jingle bella fino a Capo Nord. Per rimanerci.

  5. Andrea scrive:

    Mah, forse si cantano quelle canzoni, perchè si sono trasformate in simboli natalizi?! Comunque a scuola mia non abbiamo mai fatto messe di Natale o Pasqua. I ragazzi la volevano, ma i professori atei e chiusi in se stessi no…

  6. beppe scrive:

    quelli di micromega fingono di ragionare ma in effetti vanno giù come una clava. con questi finti cicisbei bisogna usare lo stesso metodo. sanno solo odiare e hanno reso le loro facce simili all’odio che hanno verso tutto ciò in cui non vogliono e non possono credere. se il nostro paese diventasse come lo sognano loro sarebbe un inferno in terra.

  7. Massimiliano scrive:

    Perché la cultura non vi dà risposte? Leggete la Yourcenar. O va censurata anche la più grande intellettuale, prima donna ad entrare nell’Accademia di Francia?I cinici e i moralisti si trovano d’accordo nel collocare le voluttà dell’amore tra i piaceri cosiddetti volgari, tra quello del mangiare e quello del bere, pur dichiarandole meno indispensabili, poiché, ci assicurano, se ne può fare a meno. Dal moralista mi aspetto di tutto: ma mi stupisce che s’inganni il cinico. Ammettiamo che gli uni come gli altri abbiano paura dei loro demoni – sia che resistano sia che cedano a essi – e che cerchino con ogni mezzo di avvilire il piacere per cercar di sottrargli la potenza quasi terribile alla quale soccombono, il mistero dal quale si sentono travolti. Accetterò di assimilare l’amore alle gioie puramente fisiche (ammettendo che ve ne siano) quando avrò visto un ghiottone anelare di piacere davanti alla sua pietanza favorita come un innamorato sulla spalla dell’essere amato. Di tutti i nostri giochi, questo è il solo che rischi di sconvolgere l’anima, il solo altresì nel quale chi vi partecipa deve abbandonarsi al delirio dei sensi. Non è necessario per un bevitore abdicare all’uso della ragione, ma l’innamorato che conservi la sua non obbedisce fino in fondo al suo demone. In qualsiasi altro caso, l’astinenza o la sregolatezza non impegnano che l’individuo; salvo il caso di Diogene, le cui privazioni, il cui lucido pessimismo si definiscono da sè, ogni atto sensuale ci pone in presenza dell’ALTRO, ci coinvolge nelle esigenze e nelle servitù della scelta. Non ne conosco altre ove l’uomo sia spinto a risolversi da motivi più elementari e ineluttabili, ove l’oggetto della scelta venga valutato con maggiore esattezza per il peso di piaceri che offre, ove chi ama il vero abbia maggiori possibilità di giudicare la creatura umana nella sua nudità. Stupisco nel veder formarsi di nuovo ogni volta – nonostante un abbandono che tanto eguaglia quello della morte, un’umiltà che supera quella della sconfitta e della preghiera – quel complesso di dinieghi, di responsabilità, di promesse: povere confessioni, fragili menzogne, compromessi appassionati tra i nostri piaceri e quelli dell’ALTRO, legami che sembra impossibile infrangere e che pure si sciolgono così rapidamente. Questo gioco misterioso che va dall’amore di un corpo all’amore d’un essere umano, m’è sembrato tanto bello da consacrarvi tutta una parte della mia vita. Le parole ingannano: la parola piacere, infatti, nasconde realtà contraddittorie, implica al tempo stesso i concetti di calore, di dolcezza, d’intimità dei corpi, e quelli di violenza, d’agonia, di grida. La piccola frase oscena di Poseidonio – che t’ho visto ricopiare sul tuo quaderno di scuola con una diligenza da primo della classe – a proposito dell’attrito di due piccole parti di carne, non definisce il fenomeno dell’amore, così come la corda toccata dal dito non rende conto del miracolo infinito dei suoni. Più ancora che alla voluttà, essa reca ingiuria alla carne, a questo strumento di muscoli, di sangue, di epidermide, a questa rossa nube di cui l’anima è la folgore. Confesso che la ragione si smarrisce di fronte al prodigio dell’amore, strana ossessione che fa sì che questa stessa carne, della quale ci curiamo tanto poco quando costituisce il nostro corpo, preoccupandoci unicamente di lavarla, di nutrirla, e fin dov’è possibile – d’impedirle che soffra, possa ispirarci una così travolgente sete di carezze sol perchè è animata da una individualità diversa dalla nostra, e perchè è dotata più o meno di certi attributi di bellezza su i quali, del resto, anche i giudici migliori son discordi. Di fronte all’amore, la logica umana è impotente, come in presenza delle rivelazioni dei Misteri: non s’è ingannata la tradizione popolare, che ha sempre ravvisato nell’amore una forma di inizi
    acro s’incontrano. E per un altro aspetto ancora, l’espressione sensuale si può paragonare ai Misteri, in quanto il primo contatto appare al non iniziato un rito più o meno pauroso, violentemente diverso dalle funzioni consuete del sonno, del bere e del mangiare, oggetto di scherno, di vergogna o di terrore. L’amore, non altrimenti della danza delle Menadi e del delirante furore dei Coribanti, ci trascina in un universo insolito, ove in altri momenti è vietato avventurarci, e dove cessiamo di orientarci non appena l’ardore si spegne e il piacere si placa. Avvinto al corpo amato come un crocifisso alla sua croce, ho appreso sulla vita segreti che ormai si dileguano nei ricordi, per opera di quella stessa legge che impone al convalescente guarito di dimenticare le verità misteriose del suo male; al prigioniero, una volta libero, di obliare la tortura, e al trionfatore la gloria, quando l’ebbrezza del trionfo è svanita. A volte, ho sognato di elaborare un sistema di conoscenza umana basato sull’EROTICA: una teoria del contatto, nella quale il mistero e la dignità altrui consisterebbero appunto nell’offrire al nostro IO questo punto di riferimento d’un mondo diverso. In questa filosofia, la voluttà rappresenterebbe una forma più
    completa, ma anche più caratterizzata dei contatti con l’ALTRO, una tecnica in più messa al servizio della conoscenza del non IO. Anche nei rapporti più alieni dai sensi, l’emozione sorge o si attua proprio nel contatto: la mano ripugnante di quella vecchia che mi sottopone una supplica, la fronte madida di mio padre nei suoi ultimi istanti, la piaga detersa di un ferito, persino i rapporti più intellettuali o più anodini si istituiscono attraverso questo sistema di segnali del corpo: il lampo d’intesa che illumina lo sguardo del tribuno al quale si spieghi una manovra prima della battaglia, il saluto impersonale d’un subalterno che al nostro passaggio s’immobilizza in un atteggiamento di obbedienza, lo sguardo amichevole d’uno schiavo che ringrazio per avermi portato un vassoio, l’espressione da intenditore d’un vecchio amico davanti al dono d’un cammeo greco. Con la maggior parte degli esseri umani, i più lievi, i più superficiali di questi contatti bastano, o persino superano l’attesa; ma se essi si ripetono, si moltiplicano attorno a un unico essere sino ad avvolgerlo interamente; se ogni particella d’un corpo umano si impregna per noi di tanti significati conturbanti quante sono le fattezze del suo volto; se un essere solo, anziché ispirarci tutt’al più irritazione, piacere o noia, ci insegue come una musica e ci tormenta come un problema, se trascorre dagli estremi confini al centro del nostro universo, e infine ci diviene più indispensabile che noi stessi, ecco verificarsi il prodigio sorprendente, nel quale ravviso ben più uno sconfinamento dello spirito nella carne che un mero divertimento di quest’ultima.

  8. Filippo81 scrive:

    Per quelli di micromega le Scuole ideali sono quelle coraniche

  9. Valentina scrive:

    Io credo che la scuola laica di uno Stato laico dovrebbe essere separata da qualsiasi influenza di tipo religioso. Ormai anche in Italia non tutti i cittadini sono cattolici, molti sono stranieri che professano altre fedi e ci sono anche persone non credenti. Questa varietà culturale e religiosa si riflette anche fra gli studenti e quindi sarebbe giusto eliminare dalla scuola statale ogni riferimento a una religione nella quale non tutti si riconoscono. Per la fede e i suoi simboli ci sono i luoghi di culto, gli oratori, i gruppi di incontro e anche le scuole d’ispirazione religiosa gestite da ordini religiosi. Ogni cosa al suo posto.

    • EquesFidus scrive:

      Piccolo dettaglio: nessuno obbliga ad andare alla scuola cattolica!

      • Valentina scrive:

        Ci mancherebbe! Ma il punto non è questo. Il punto è che l’Italia è uno Stato laico, non una teocrazia, e, mentre in teoria vige la separazione tra Stato e Chiesa, in pratica (quindi anche nella scuola statale) questa separazione non c’è. Questo non è giusto.

        • Su Connottu scrive:

          Quando arriverai in seconda media ti sembrerà un po’ meno ingiusto

          • Paolo scrive:

            Certo e quando arriverà alla terza media avrà ben chiaro che, per chi se lo vuole, l’indottrinamento religioso deve restare fuori dall’istruzione pubblica e deve essere effettuato con i soldini degli aderenti a l’uno o all’altro fantasioso credo religioso…coraggio sig. Connottu si impegni che poi ci arriverà anche lei

        • iAnSa scrive:

          Un conto è uno Stato laico, come l’Italia, ovvero uno Stato che accoglie ogni religione e non ne sposa una in particolare.
          Un conto è uno Stato laicista, ovvero uno Stato che vieta l’esteriorizzazione della religiosità e non la riconosce nemmeno come aspetto interiore delle persone.

          Pertanto esporre un crocifisso in un locale pubblico e statale (doveroso specificare perché non sono sinonimi) non è contro la laicità. La cultura italiana è di origine cristiana (come affermano anche moltissimi non credenti) e il simbolo del crocifisso serve a ricordarlo.
          Allo stesso tempo un’eventuale esposizione di reliquie di santi in una scuola statale (cosa che leggo per la prima volta) può avvenire comunque nel rispetto della laicità. Si tratta di far vedere agli studenti un qualcosa di realmente esistito, non impone loro un giudizio e non impedisce di farsene uno loro, non vieta di fare una cosa analoga su proposta di esponenti di altre culture e religioni.

          • Valentina scrive:

            Per IAnSa: La ringrazio per il suo intervento, che apprezzo particolarmente per il tono molto equilibrato e cortese. Benché io abbia una diversa opinione, il suo punto di vista mi pare comunque abbastanza condivisibile. Grazie.

          • flaccido scrive:

            sei un ipocrita e un bugiardo
            nessun ateo vuole abolire le religioni e sostenere che “non la riconosce nemmeno come aspetto interiore delle persone.” è una menzogna!

            • iAnSa scrive:

              Un ateo non necessariamente è laicista.
              L’ateo veramente laico è talmente sicuro della non esistenza di Dio che porta tranquillamente rispetto per chi è credente e lo manifesta in luogo pubblico. Allo stesso tempo non si scandalizza se negli ospedali ci sono suore che assistono i malati e nelle scuole viene impartita l’ora di religione cattolica.

              L’ateo laicista è quasi un ossimoro in quanto vive il suo ateismo come una religione, cerca di imporlo anche mediante la denigrazione del credente. E’ un tipo chiuso, fondamentalista, esalta la Ragione, ma in realtà ha una visione parziale di essa. Non vuole che si manifesti la religiosità in pubblico perché ha una vera e propria fobia che la sua posizione non possa essere dominante.

              Un corretto uso della Ragione, ad esempio, prevede che prima di affibbiare un aggettivo se ne conosca il significato. Si dà perciò del bugiardo a chi mente sapendo di mentire. Di conseguenza tu per darmi del bugiardo dovresti conoscermi per sapere che io so che sto dicendo una cosa che in realtà non penso. Ma tu non mi conosci, quindi non puoi darmi del bugiardo. E così facendo alla fine insulti te stesso.

            • Menelik scrive:

              …non si direbbe, a giudicare dal comportamento violento ed aggressivo che l’ateismo esercita nei confronti dei cristiani.
              E’ doveroso ricordare che dei 70 milioni di morti stimati che hanno avuto i cristiani dall’apparizione del primo cristianesimo, 40 sono del novecento laico, il secolo del “progresso” e del laicismo.
              Ed è una cifra stimata per difetto.

              • amaranta scrive:

                Quei 40 milioni non morirono perché cristiani, ma perché ci sono state 2 guerre mondiali. Ci sono stati morti a causa della fede soprattutto nell’ URSS, ma se contiamo tutti i perseguitati per motivi di coscienza, nel mondo, e non solo i cristiani, allora possiamo fare a chi spara i numeri più grossi. Ma non ha senso, perché qui si parla dell’Italia, e in Italia non c’é alcuna discriminazione per i cristiani, mentre ce n’é parecchia per atei e agnostici, come dimostra l’articolo incriminato. Smettetela di fare le vittime. Con le nostre tasse i Comuni vi pagano perfino le bollette della Chiesa. Siete in posizione di privilegio, non esagerate con il vittimismo.

                • Giannino Stoppani scrive:

                  E in cosa diavolo consiste, oggi in Italia, la discriminazione che tocca subire agli atei e agnostici?

            • martino scrive:

              @Flaccido
              Ma che shampoo usi? Lo stesso di Massimiliano?

  10. daisy scrive:

    Ho 24 anni, ho frequentato sia scuole statali (liceo) che private cattoliche (medie,elementari e perfino asilo).Nella statale nn ho mai visto le cose elencate nell’articolo.Mai una preghiera o una festa religiosa.Perfino il giorno del patrono e talvolta a carnevale sn andata a scuola.L’insegnamento era tipicamente laico e statalista: saltata la parte della nascita del cristianesimo in europa, S Benedetto, gli ebrei; evitati filosofi come s agostino&co e DANTE.Nel mio liceo io ero un numero a cui dare un numero. A nessuno è importato mai di me e della mia persona x’l’importante era che io sapessi le cose e basta. La scuola invece dovrebbe educare e ciò lo si fa in mille modi è vero… Ma io mi chiedo: sono scappata dal mio liceo x concludere da un’altra parte, in una scuola privata dove sn stata accolta benissimo e sn rinata x’finalmente qualcuno mi aveva guardata x quello che ero, tirando fuori il meglio di me.se nn fosse accaduto qs io nn so se sarei arrivata all’università e poi al dottorato.Perche è s

    • flaccido scrive:

      saltato dante in un liceo?
      non ci crede nessuno
      sei un bugiardo

      • Giannino Stoppani scrive:

        Io non ho fatto il liceo ma un istituto tecnico e il mio insegnante di italiano saltò a piè pari la Divina Commedia.
        Se vuoi lo posso giurare in tribunale.

      • Quercia scrive:

        Fa sempre impressione l’arroganza e la violenza verbale (del resto non potrebbe andare oltre in un forum virtuale) dei cosidetti progressisti/laicisti, sempre dalla parte della libertà (propria), e del libero scambio di idee (a condizione che siano uguali alle loro).

    • Pipolo scrive:

      Uno che scrive come te non è mai andato al liceo, men che meno all’università.

  11. voltaire scrive:

    Volete la scuola privata e cattolica? Mi sta benissimo ma diamine non con i soldi dello Stato!

    • iAnSa scrive:

      Ti faccio una domanda.

      Dici che chi vuole mandare i figli a una scuola non statale può farlo, ma senza spese per lo Stato. Però anche loro pagano le tasse per far funzionare le scuole statali, anche se non ne usufruiscono.

      Ma allora questi dovrebbero avere il diritto a pagare meno tasse?

    • Giannino Stoppani scrive:

      Qualcuno ti potrebbe pure rispondere: vuoi la scuola laicista, non con i soldi delle mie tasse.
      In realtà quello che volete voialtri è conculcare le libertà.

  12. flaccido scrive:

    Articolo 33:
    “Enti e privati hanno il diritto di istituire scuole ed istituti di educazione, SENZA ONERI PER LO STATO.”

    volete la scuola privata? pagatevela
    volete insegnare le vostre favole? pagate
    volete pregare il vostro io? pagatevelo

    • Menelik scrive:

      …lo Stato gli oneri li ha ENORMEMENTE MAGGIORATI se le scuole paritarie venissero abolite.
      E’ stato detto e ridetto mille volte.
      Ma non ci arrivate o fate finta di non arrivarci?

  13. beppino scrive:

    Cosa aspettarsi da un giuggiolone come il signor Flores D’Arcais. Qualcuno lo informi che in alcuni paesi del nord ci sono percentuali anche superiori al 30% di scuole “private” TUTTE a carico dei rispettivi Stati. Qualcuno informi il signor Flores D’Arcais che l’Italietta é l’unico paese europeo con percentuali ridotte al lumicino di scuole cosidette “paritarie” (o per meglio dire “private” parificate). Qualcuno informi il signor Flores D’Arcais che le scuole “private” cristiane non sono al servizio dei ricchi (dei quali lui stesso é probabilmente un non insignificante rappresentate). Qualcuno informi il signor Flores D’Arcais che il costo per studente delle scuole “private” é enormemente inferiore a quello delle scuole “pubbliche”. Qualcuno informi il signor Flores D’Arcais che il pluralismo culturale é acquisibile attraverso il rispetto delle regole e dei programmi e non dall’esistenza di una unica entità pubblica pachidermica. Qualcuno informi Flores D’Arcais che il pluralismo non potrà mai essere ottenuto imponendo l’esistenza di una specie di “zona franca” fuori dalla società ma é solo “dentro” la società che lo stesso può essere ottenuto senza paura delle diversità e delle disarmonie. Qualcuno informi Flores D’Arcais che i soldi di tasse e contributi del nostro esoso Stato non vanno solo acquisiti ma bisogna anche darne conto attraverso un corretto ed equo uso, rispettoso di TUTTE le sensibilità e quindi di TUTTE le parti che costituiscono la comunità sociale. Qualcuno informi Flores D’Arcais che il tempo passa, il mondo cambia e gli approcci continuamente ideologici sono l’anticamera dell’artrosi intellettuale.

    • Menelik scrive:

      E poi….DEMOCRAZIA, PER DIO !!!!!!!!
      La percentuale di coloro che si avvalgono dell’ora di religione si aggira attorno all’80%, considerando ANCHE i cognomi di chiara estrazione araba, E NE SONO TESTIMONE !!!!!!!!!!!!!!
      Togliere l’ora di religione, ossia togliere IL DIRITTO di avvalersi dell’ora di religione, è una cosa PROFONDAMENTE ANTIDEMOCRATICA.
      La religione non è un obbligo, MA RESTA UN DIRITTO INALIENABILE.
      E richiesto espressamente dalla maggioranza degli utenti della scuola, sia studenti che genitori.

    • Marco De Paolini scrive:

      Signor Beppino lei straparla. Non esiste nessuna ragione perché uno Stato che dovrebbe essere laico e aconfessionale paghi, con i soldi di tutti, degli insegnanti per insegnare una religione in particolare. Non esiste. Questo compito dovrebbero svolgerlo le parrocchie o le scuole confessionali. Nella scuola pubblica e paritaria tuttalpiù si dovrebbe insegnare la storia delle religioni con equità e distanza, come si insegna la storia della filosofia. Al liceo. Quando i ragazzi hanno le capacità per interpretare le cose e non si lasciano indottrinare.

      Non esiste nessuna ragione per mettere un crocifisso, simbolo di una religione specifica, negli edifici pubblici e nelle scuole. Se lei è cristiano, cattolico, mussulmano, ortodosso, si porti la sua croce al collo. Io non sono tenuto a venerare i suoi idoli né a vedermeli sopra la testa.

      • beppino scrive:

        Scusi signor De Paolini, casomai é lei che straparla. Il mio intervento si riferiva alla scuola nella sua globalità. Fra le altre cose non avrei alcun problema ad accettare di eliminare l’insegnamento della religione cattolica convertendo la materia in qualcosa di più generalista, sempre nello stesso ambito, ma da rendere obbligatorio. Anche sul crocifisso non starei tanto in ansia accontentando (dal mio punto di vista) personcine come Lei che veramente hanno a cuore “problemi” come questi ritenuti della massima importanza ed alle quali evidentemente della storia culturale e sociale del proprio Paese non interessa una benemerita mazza. Cerchi di vivere la vita meno in ansia, e soprattutto non configuri le Sue convinzioni soprattutto in funzione di persone che non la pensano come Lei: la vita non può essere intesa solo come battaglia e prevaricazione culturale.

        • Marco De Paolini scrive:

          “non configuri le Sue convinzioni soprattutto in funzione di persone che non la pensano come Lei: la vita non può essere intesa solo come battaglia e prevaricazione culturale.”

          Appunto. Io non mi permetterei mai di farlo. Ma l’IRC e il crocefisso SONO una prevaricazione culturale da parte dei cattolici su coloro che professano religioni diverse o che sono atei o agnostici. Segua il suo buon consiglio Beppino.

          • beppino scrive:

            Allora (Lei) si dia da fare, in modo democratico e civile, per conseguire questi importantissimi ed ineludibili (secondo Lei) obiettivi. Poi ci si conta e la maggioranza decide.

            Per adesso, per motivazioni soprattutto storiche e culturali e altro comunque non configurabili in termini di prevaricazione culturale, a ME va bene il crocifisso nei luoghi pubblici. Del resto é arcinoto il significato del crocifisso e ad esso tutto si può imputare ma certamente non che sia limitativo della libertà altrui. Se poi Lei ha la “fissa” con i cristiani per motivi suoi e non sa che parafulmine utilizzare per scaricare a terra le sue fisime può pure considerare il simbolo del crocifisso il principio di ogni male e agire di conseguenza.

            Quanto all’insegnamento della religione cattolica mantengo il cruccio di constatarne la non obbligatorietà e la mancanza di una impostazione più universale. Vedrei bene una oretta obbligatoria dedicata alla storia delle religioni, dedicata alla teologia, alla trascendenza, ecc…, ma in questo momento, da punto di vista dei miei interessi, sento la necessità di lavorare su altre priorità.

            Penso che adesso può pure disconoscere le mie necessità e preoccuparsi di problemi molto più seri (speriamo).

      • iAnSa scrive:

        Le ragioni ci sono.
        Per quanto riguarda prettamente il sistema scolastico bisogna fare una premessa: l’insegnamento della religione cattolica non è finalizzato all’indottrinamento, tanto che non è sufficiente seguirlo per ottenere sacramenti come battesimo, comunione, cresima. L’indottrinamento avviene, appunto, nelle parrocchie.
        Durante l’ora settimanale di religione cattolica viene insegnato cosa sia la religione cattolica, i suoi fondamenti, e nel pieno spirito laico. Questo per un semplice motivo: la cultura italiana (e di tutto l’Occidente) ha radici cristiane. A qualcuno può non piacere, ma è innegabile, e comunque non implica un dover credere per forza. Lo studio dei fondamenti del cattolicesimo è di supporto per tutte le altre materie. Si capisce più facilmente con la storia dell’arte: la maggior parte delle opere sono all’interno di luoghi di culto cristiani o hanno personaggi e storie della Bibbia come soggetto.
        Per lo stesso motivo è giusto che sia esposto il crocifisso nei luoghi pubblici: non è solo un simbolo di fede, ma lo è anche di cultura. E non serve a essere venerato, a imporre un credo, ma a ricordare che c’è libertà di qualunque credo (apparentemente sembra paradossale, in realtà, a ben vedere non è così).

  14. marco scrive:

    Facciamo un po’ d’ordine:
    1) Per chi prende come esempio i paesi nord europei andasse a vedere le percentuali delle scuole non statali che sono di gran lunga molte di piu’ che in Italia (vedete i numeri)
    2) Prima dell’unita’ d’Italia la chiesa Cattolica aveva il monopolio dell’istruzione non per imposizione, ma per il semplice motivo che era l’unica istituzione ch eper secoli se ne era occupata. Stessa cosa e’ accaduta nella sanita': credete che la chiesa abbia aperto ospedali perche’ ne ha fiutato il business? Ma fatemi ridere…
    3) Che l’universita’ vada male non penso che sia dovuto ad ingerenze con la chiesa. Manco hanno fato entrare il Papa per fare una lezione, non per dire messa.
    4) Che la scuola debba essere statale perche’ cio’ sia garanzia di una imparzialita’ e’ un mito ideologico di origine giacobina. Chi, nei commenti ha preso come esempio gli Usa, forse non sa’ che in america il primo scemo che si sveglia puo’ fondare una scuola, se sforna studenti inelliggenti bene, la scuola cresce altrimenti chiude! Benissimo, perche’ la qualita’ di un insegnante, il famoso merito, sta nella capacita’ di formare ragazzi inelliggenti, maturi e responsabili.
    5) Per chi parla: sapete quanti dipendenti ha il ministero della pubblica istruzione? piu’ di 1.200.000 persone. E sapete come si gestisce una cosa del genere? E’ impossibile! Ecco perche’ fallisce (ed io spero quanto prima). E’ ingestibile.
    6) Nella scuola non si puo’ cambiare nulla. Se considerate i dipendenti piu’ i famigliari, il ministero della pubblica istruzione e’ il piu’ grande partito in Italia, per cui non cambiera’ nulla. Spero crolli sotto il suo peso prima cosi’ magari risparmio un po’ di tasse.
    7) Noi cattolici siamo definiti intolleranti per le nostre idee, ma voi supposti laici non siete un po’ intolleranti per le vostre? Il voler imporre che nessuna idea e’ vera, e’ altrettanto ideologico e anche un po’ subdolo. Allora voi indottrinate i vostri figli come volete, fate le vostre scuola, noi, io, mi faccio la mia scuola, poi vedremmo i frutti che verranno fuori (io rischio con i miei figli, voi laichetti con i figli degli altri…. facile!). Ci misureremo con questi, non con le chiacchiere.
    Ciao.
    sono serenamente convinto di quello che ho detto e non mi preoccupo per nessuna smentita. (per il punto 1 prego chi volgia smentirmi di riportare delle statistiche ufficiali)

    • Shiva101 scrive:

      1)
      Nei paesi del Nord non ci sono neanche i crocefissi nelle aule dei tribunali.
      I paesi del Nord non hanno la corruzione le mafie e le ingerenze religiose come qui dove la chiesa si ingrassa con i soldi pubblici.
      Pertanto i contesti sono del tutto diversi e ad ogni modo un bene pubblico non deve MAI essere privatizzato.

      2) “Prima dell’unita’ d’Italia la chiesa Cattolica aveva il monopolio dell’istruzione”
      ESATTO.. proprio perche ha SEMPRE gestito l’istruzione secondo le PROPRIE necessità, fino al XX secolo piu del 90% della popolazione era del tutto analfabeta.

      Solo lasciando la gente nell’ignoranza è possibile dominarla con la superstizione.

      “credete che la chiesa abbia aperto ospedali perche’ ne ha fiutato il business” CERTO..
      e infatti in genere erano concepiti come ostelli per PELLEGRINI,
      mentre nel mondo Arabo erano ospedali nel senso comune del termine.

      3) “Che la scuola debba essere statale perche’ cio’ sia garanzia di una imparzialita’ e’ un mito ideologico di origine giacobina.”

      Questa frase e’ un mito ideologico di origine clericale.

      E se ci sono dei problemi nella scuola Statale avete il dovere morale di impegnarvi a migliorlara e non a venderla ai privati.
      I frutti di un bene pubblico svenduto gli abbiamo gia visti e hanno fatto schifo, compresa la scuola cattolica che, dati OCSE, è di gran lunga inferiore a quella Statale.

      La scuola deve essere Statale semplicemente perche è un bene pubblico proprio come l’acqua.

      Pertanto è inutile che vi arrampicate sugli specchi.

      Mi spiace per voi ma il regno pontificio è caduto da tanto tempo.
      Arrendetevi e basta.

      • Sebastiano scrive:

        A parte la falsità sui dati OCSE (che non afferma affatto che le Scuole Cattoliche siano inferiori), prova a riflettere su questo:

        “paesi che hanno fatto della laicità la propria bandiera, come Francia e Spagna, ritengono di dover sostenere con fondi adeguati anche la scuola non statale, compresa quella cattolica, assumendosi senza batter ciglio i costi del personale e, in alcuni casi, anche del funzionamento e rendendo, in questo caso, davvero simbolico il pagamento di una retta. E ancora: i paesi dell’Unione Europea che vantano i minori tassi di abbandono scolastico sono quelli postcomunisti, nei quali la parità è stata introdotta in modo pieno.
        D’altronde è proprio nella libertà scolastica che l’Europa ha fissato il criterio per valutare l’importanza della cultura nei paesi membri: Slovenia, Slovacchia, Repubblica Ceca, Polonia. Nessuna scelta confessionale: per esempio la Repubblica Ceca, come è noto, è definito il paese più ateo del mondo. Ma i genitori cattolici sono liberi di scegliere. In Francia, contrariamente ai luoghi comuni, le pubbliche non statali, per la maggior parte cattoliche, sono custodite e valorizzate proprio dalla laïcité, grazie al riconoscimento del diritto d’insegnamento privato come “principio fondamentale” di civiltà. Gli insegnanti sono pagati dallo Stato, come nella scuola pubblica statale, mentre gli enti locali coprono una parte degli altri costi, permettendo così ai singoli istituti di proporre rette accessibili per i genitori.”

        Visto che parlavi di arrampicature sugli specchi, forse ora ti serviranno delle ventose. Ma di quelle buone, intelligentone…

      • Sgarru scrive:

        “credete che la chiesa abbia aperto ospedali perche’ ne ha fiutato il business” CERTO..
        Shiva 101, vorrei incontrarti di persona e portarti di persona da p. Aldo in Paraguay, a vedere come accompagna giorno x giorno i malati. Attenzione a luoghi comuni astratti, si finisce nelle chiacchiere…

    • beppino scrive:

      Signor Marco, io condivido “quasi” tutto quello che ha scritto. Purtroppo non si aspetti “ragionamenti dialettici” dai portatori di altro pensiero. Fino ad ora ho letto interventi soprattutto di persone chiuse nelle proprie posizioni, poco inclini ad accettare anche solo i dati oggettivi e soprattutto destinate a trovare ragione della propria “esistenza” culturale soprattutto nel prevalente atteggiamento di demolire a priori chi non la pensa allo stesso modo. La storia (…) va ineluttabilmente da una altra parte; sarà (purtroppo) l’economia ad imporre l’abbandono di certe idee che ora trovano cittadinanza nelle persone legate ad una visione laicista ed ideologica del “fare” scuola.

  15. Edo scrive:

    @Shiva 101, Flaccido & Co.

    Volete che io paghi la scuola dove preferisco mandare i miei figli? Nessun problema, a due condizioni ovviamente:

    a) prima pago la scuola dei miei figli; poi, dato che mi hanno insegnato che non si fa la carità con i soldi degli altri (come pretende di fare il nostro stato) e che non c’è libertà senza responsabilità e viceversa, contribuisco, in toto o in parte, alla retta di altri studenti, affinché chi vuole possa mandare i figli nella mia stessa scuola; poi, se posso, pago le tasse. Prima che cittadino, infatti, io sono un uomo ed un padre di famiglia, ergo prima penso al benessere della mia famiglia.

    b) pagatevi anche voi la vostra scuola, senza crocifisso e senza IRC. Non sarete mica più belli di me? Ognuno paghi con i propri soldi la scuola che più gli aggrada.

    Siete d’accordo?

  16. Alex scrive:

    Ho frequentato 15 anni di scuola di suore e ho imparato a cantare sia Tu scendi dalle stelle che Jingle Bells e White Christmas. Ho imparato la storia di tutte le religioni e su cosa si basano. E cosa importante gli ultimi 3 anni prima del Diploma, non avevamo una materia che si chiamava Religione !!!!! Ho imparato tutte le stesse materie delle scuole statali, e ai miei tempi abbiamo fatto anche ( oggi ultra 50enne posso dirlo) una sana educazione sessuale senza peluche a forma di falli o vagine o prostitute che ci parlano. Ho imparato 4 lingue che parlo fluentemente tutt’ora in un liceo scientifico parificato, cosa che nelle scuole statali non sono capaci di insegnare. Oggi fanno 10 anni di inglese e forse alla fine riescono a mettere insieme una frase decente ! Non sono nè una beghina, nè un’oscurantista . Vivo nel mondo in maniera normalissima. E come mamma, ho scelto una scuola paritaria perchè c’è + controllo sui professori maestri e personale scolastico, c’è più controllo del territorio…..e più rispetto verso il singolo individuo. Ho visto scuole superiori statali per mio figlio e il 90% avevano i muri pasticciati ( niente controllo del territorio e niente educazione) sigarette per terra , continue supplenze e professori con le mani tra i capelli. E con ciò non voglio dire che è colpa dei prof, ma che tutto il sistema statale così come è gestito e organizzato non funziona. Se la scuola statale fosse all’altezza del suo compito le scuole paritarie e private non esisterebbero.

  17. Quercia scrive:

    Dai commenti sta uscendo una teoria bizzarra.

    Allora la scuola deve essere pubblica e laica, e fin qua siamo tutti d’accordo. Nessuno di noi (credo) vorrebbe vivere in un paese in cui un bambino povero non possa ricevere un’educazione oppure sia costretto, ricco o povero che sia, a ricevere piuttosto che un’educazione un indottrinamento ideologico-religioso (ateismo compreso). In questo argomento si fondono 2 giochi di parole, relativi ai termini laicità e pubblica. Qualcuno cerca di sostituire il termine laicità con laicismo militante o, se preferite, ateismo assoluto e pubblica con statale.
    Quindi secondo questi furbacchioni la scuola pubblica sarebbe statale, alle volte filo-governativa (a seconda del colore del governo) e soprattutto laicista (che è il contrario di laica). Il che è in ovvio contrasto con l’art.30 della costituzione che prevede il diritto di ogni genitore ad educare i propri figli.

    Una volta capito questo giochetto, cmq sarebbe bello (visto che mi piacce vedere le arrampicate sugli specchi) che qualcuno mi spiegasse perchè un genitore laicista oltranzista che pretende di ridurre al silenzio qualsiasi manifestazione religiosa altrui (perchè affermare che i cittadini credenti possono manifestare la loro religione ma in privato è un ossimoro o meglio una presa per il c…) dovrebbe poter mandare a spese di tutta la collettività il proprio figlio in una scuola che rispecchia i suoi “ideali”, mentre un cittadino tollerante (ateo, cristiano, buddista, zoroastriano, ecc) dovrebbe sborsar fior di quattrini per educare suo figlio e pagare contemporaneamente la scuola all’oltranzista. Della serie o ti fai indottrinare oppure mi paghi l’opera di indottrinamento e ti sveni per educare tuo figlio come ti pare a te. Fintato che non ti vieterò di farlo. Da notare infatti come in alcuni paesi si stia già proibendo l’educazione parentale (per esempio).

    Secondo me lo stato deve garantire il diritto che ogni cittadino possa educare suo figlio secondo i valori che lui ritiene giusti. Ovviamente entro i limiti della legalità. Questo è più semplice in una società “mono”-culturale. In una multiculturale, una volta stabiliti i valori condivisi minimi, ognuno educa come preferisce.
    Il problema è: in Italia vi sono ancora valori condivisi?

    • Marco De Paolini scrive:

      @Quercia, infatti nessuno pretende che nella scuola pubblica vengano insegnati dei principi anti-religiosi. I valori condivisi a proposito dei quali lei si questiona, dovrebbero essere quelli sanciti come principi dalla Costituzione. E questi dovrebbero essere quelli che formano la base dei giovani cittadini e insegnati in tutte le scuole. I cattolici sentono che al togliere loro il crocifisso e l’IRC si sta commettendo un abuso o una prevaricazione, ma dovrebbero capire invece che questi sono “privilegi” (non diritti) che hanno avuto fin ora e che non possono più mantenere in una società moderna e multiculturale. Niente vieta però ai genitori di far integrare l’educazione dei figli con corsi di religione, catechismo, yoga o marxismo, se vogliono, a patto ovviamente di accollarsene le spese.
      Non c’è bisogno di arrampicarsi sugli specchi per spiegare queste cose. Piuttosto il contrario.

      • Quercia scrive:

        @ Marco:
        Che belle parole. A me sta benissimo il discorso che i valori condivisi siano quelli stabiliti dalla Costituzione.
        Quindi bisogna iniziare a insegnare che la famiglia è quella basata sul matrimonio uomo-donna. Quando iniziamo?? Mi auguro subito..Peccato che se si iniziasse si verrebbe immediatamente accusati di omofobia, e avresti voglia a spiegare che è la nostra costituzione a dirlo (la più bella del mondo). Oppure scegliamo solo gli articoli che ci piacciono?

        Per restare in tema, quindi il diritto dovere dei cittadini di educare i propri figli è un valore condiviso. Art. 30 costituzione. Giusto? bene. Sempre meglio.
        Se io non voglio che l’insegnante in classe promuova il bunga-bunga oppure l’autoerotismo a mio figlio, ho il sacrosanto diritto di evitarlo. Giusto? non solo è un diritto costituzionale ma pure un valore condivso. La mia domanda è: come?? al momento pagando migliaia di euro per iscriverlo in una scuola che eviti di promuovere questi comportamenti e contemporaneamente pagando, attraverso le mie tasse, le scuole di cui non condivido i programmi.
        Non mi sembra che il mio diritto sia molto garantito. Non credi? Piuttosto è garantita e privilegiata la posizione del genitore che condivide il programma scolastico. Quindi si arriva all’assurdo che un diritto sancito costituzionalmente, che dovrebbe essere un valore condiviso, è disatteso per i non allineati e tutelato e privilegiato per chi è d’accordo.

        Per quanto riguarda l’integrazione dell’educazione a livello teorico hai ancora ragione e mi trovi d’accordo. Però nella realtà questo non tiene. In qualunque tipo di lezione il “taglio” che il professore ne da, lo fa pendere +o- per un’ideologia rispetto ad un’altra. E’ inevitabile. Per non parlare di tutti i corsi “extra” che possono essere attivati da un istituto o le rappresentazioni che vengono mostrate agli studenti.
        Quindi in linea teorica è vero quello che dici. Sarebbe l’ottimale. Un’unica scuola in cui ci si limiti ad insegnare matematica, storia, italiano ecc. Poi le “integrazioni religiose, catechetiche, marxiste” verranno fatte e pagate dai genitori. A me starebbe benissimo. Purtroppo a livello pratico non è così. Perchè il “programma” scolastico annuale è molto più impegnativo e vasto rispetto alla semplice spiegazione di 2+2=4. Es. Se un istituto accompagna i bambini a vedere una rappresentazione più o meno esplicitamente favorevole a determinate ideologie? oppure vogliamo parlare di spiegare la rivoluzione francese o il risorgimento? E’ impossibile nella realtà insegnare senza pendere verso una “ideologia” rispetto ad un’altra.
        Ed è sempre stato così. Del resto le dittature del 900 avevano preso ben a cuore le giovani generazioni.

        Purtroppo non se ne esce. Fintanto che per scuola pubblica si considera solo la scuola statale, che per forza di cose è l’espressione più o meno intensa dell’esecutivo al governo, questo problema rimane. Per garantire il diritto di cui all’art. 30 credo sia necessario una pluralità di scuole, basate su valori condivisi, ma ognuna nel concreto con proprie specificità che cambiano a seconda delle sensibilità particolari di ogni cultura che compone la società multiculturale. Questo tra l’altro fa risparmiare lo stato rispetto alla situazione attuale, basata quasi esclusivamente sulla scuola statale.

        Altrimenti si arriverebbe ad una società multiculturale che obbliga i suoi aderenti a manifestare in privato, ossia nascondere, la loro identità. Il tutto perchè in pubblico non si può dire chi si è o come la si pensa e si può manifestare o scimmiottare solo una visione distorta di laicità, ossia il laicismo che non è altro che l’ateismo assoluto, con relativi dogmi e principi. Quindi alla fine della fiera non sarebbe una società multiculturale ma una grigissima dittatura, che sopprime le differenze per omologare tutti i cittadini.

    • Shiva101 scrive:

      “perchè affermare che i cittadini credenti possono manifestare la loro religione ma in privato”
      No, non è un ossimoro perche esistono le chiese per questo, fatelo li dentro, NON nelle istituzioni di uno Stato laico, NON nei tribunali, ospedali o scuole.

      “Da notare infatti come in alcuni paesi si stia già proibendo l’educazione parentale (per esempio).”
      Giusto. Come tanti casi ci dimostrano, ad esempio le famiglie religiose o criminali, i genitori non hanno alcuna competenza per educare dei bambini, anzi spesso sono una vera trappola, perfino mortale.

      “Il problema è: in Italia vi sono ancora valori condivisi?”
      Si, li rappresenta lo Stato.

      “Una volta capito questo giochetto, cmq sarebbe bello che qualcuno mi spiegasse perchè un genitore laicista oltranzista che pretende […] dovrebbe poter mandare a spese di tutta la collettività il proprio figlio in una scuola che rispecchia i suoi “ideali” ”

      Perchè i “suoi” ideali sono anche i “tuoi” hai presente il concetto di democrazia e maggioranza?
      Perchè non esistono DUE Stati.
      Perchè sei cittadino ITALIANO e non VATICANO.
      Perchè lo Stato rappresenta tutta la società e quindi anche TE.
      Perchè un bene pubblico NON deve essere privatizzato.

      E se non ti piace questa società cambiala o vattene

      ma non pretendere che io ti pago la clinica privata o la scuola privata CHIARO?

      • Quercia scrive:

        No. Scuro.
        Calma Shiva, non ti agitare.

        E’ un ossimoro. E’ una gran presa in giro e nasconde, neanche troppo, una mentalità dittatoriale e dispotica. Io sono tollerante, laico, democratico e ebreo/cristiano/mussulmano/ateo/agnostico/buddista..quindi voglio poterlo dire e soprattutto votare, discutere, pensare e comportarmi secondo ciò in cui credo. Non voglio imporlo a nessuno ma voglio poter esistere per quello che sono senza dovermi nascondere per colpa di una visione distorta della laicità.

        Non credo affatto che, per esempio, vietare l’educazione parentale sia giustificabile perchè vi sono casi sbagliati. Inoltre ti faccio notare che accusare neanche troppo velatamente di essere dei criminali chi ricorre all’educazione parentale non è indice di grande acutezza.

        “I valori condivisi li rappresenta lo stato”: Quindi tu condividevi sia i valori del governo berlusconi sia di quello Prodi. Quali sarebbero questi valori condivisi rappresentati dallo stato? me ne puoi dire una decina?

        I miei valori sarebbero i tuoi? me lo auguro…quindi te credi che nella pancia di una madre non ci sia un grumo di cellule di cui si può disporre liberamente come fosse un dente del giudizio. Mi fa piacere sentirtelo dire. Quindi cominciamo ad insegnarlo nelle scuole. Basterebbe cominciare a far vedere un po’ di ecografie agli alunni. La scienza è chiara del resto. Oppure cominciamo ad insegnare il concetto di famiglia, come previsto dalla costituzione.
        Oppure, visto che mi parli di valori dovuti alla maggioranza, i miei valori dovrebbero essere quelli che di volta in volta vengono scelti dalla maggioranza. Spero di no, sarebbe una dittatura. Un conto è che la maggioranza scelga, si chiama democrazia, tutt’altro è che imponga i suoi valori.

        Io non pretendo proprio nulla. Mi chiedo solo, nel caso in cui i programmi scolastici propongano valori da te condivisi e da me no o viceversa, perchè la scuola debba insegnare valori che a te stanno bene e a me no, e perchè tu possa mandare i tuoi figli gratuitamente in una scuola mentre a me tocca pagare migliaia di euro per educarli e pagare pure per pagare i tuoi. Almeno, nel caso, dimmi grazie 😉
        Oppure vuoi dirmi che l’educazione “gratuita” in uno stato è garantita solo per i figli della maggioranza? sarebbe gravissimo.

        Rilassati..davvero. Non c’è sarcasmo

  18. beppino scrive:

    La religione non può essere considerata fatto privato solo perché una parte della popolazione laicisticamente afferma (scusate il “terra terra”) che non gliene frega una benemerita mazza; e questo indipendentemente che questa fetta di popolazione sia maggioranza o minoranza. La sensibilità religiosa non può essere disgiunta dal socializzazione, dalla cultura, dalle idee, dalla visione della vita, ecc. che il credente comunque possiede, propone, condivide. Se vale questo ragionamento di confinare in un ghetto antropologico una parte della popolazione ci sarebbe una parte pubblica comune effimera e soprattutto verrebbe sminuito il senso dello stesso Stato. Se ad esempio io ragionassi allo stesso modo, oltre ad essere contrario, non dovrei contribuire attraverso le mie tasse all’attuazione di quella vergognosa legge incivile che ha ufficializzato il procurato aborto. Se ad esempio io ragionassi allo stesso modo non dovrei accettare l’esistenza, ne contribuire al sostentamento, di quella macchina elefantiaca, dispersiva ed inefficace che si chiama scuola pubblica e che sperimentalmente nei mio caso ha portato solo problemi. Lo Stato deve essere laico, non laicista. Inoltre lo Stato non può essere considerato alla stregua di mero rappresentatore di valori condivisi; al limite lo Stato può considerarsi edulcoratore/metabolizzatore delle diversità oltre che estrinsecatore del “patto sociale” che ci fa stare insieme. Pensare ad uno Stato che obbligatoriamente appiattisca le diversità banalmente annullando ciò che si vede delle diversità é pura demagogia. Infine la democrazia non é l’attuazione di quello che vuole la maggioranza ma é attuazione di quello che vuole la maggioranza nel rispetto precipuo delle esigenze della minoranza (da difendere a priori); di questo si deve tener conto di quando ci si conta nel gioco democratico.
    Sul ridicolo concetto della presunta esistenza (ed importanza) dello “Stato” del Vaticano vorrei ricordare che il trattato che governa i rapporti fra la Santa Sede e l’Italia vieta espressamente alla Santa Sede di alienare a terzi i beni immobili in (presunto) possesso su quel mezzo chilometro quadrato di territorio che l’Italia ha concesso. E’ vero invece che la Santa Sede ha una sua importanza per tutti i credenti nel mistero cristiano. Prospettare uno Stato laico, come quello italiano, che “subisce” le idee e “patisce” il confronto solo perché una parte (forse…) dei propri cittadini é in qualche modo influenzata (forse…) dalla Santa Sede, vuol dire che siamo messi malino…

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