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«Mi hanno arrestato, assolto e risarcito. Eppure ora lo Stato vuole 500 mila euro per la rapina che non ho commesso»

gennaio 8, 2014 Chiara Rizzo

L’assurda vicenda giudiziaria di Vittorio Gallo, ex dipendente delle poste che ha perso casa, famiglia e salute per un errore giudiziario. Ha vissuto per strada e oggi è invalido al 100 per cento

«Un grande penalista diceva in Italia essere innocenti è una colpa perché non si ha un alibi. Non aveva torto». Vittorio Gallo, 59 anni, inizia a raccontare così a tempi.it la sua assurda vicenda. Gallo, ex impiegato delle poste di Roma, è stato arrestato nel 1997 perché accusato di essere stato il basista in due rapine avvenute nel 1996. Ha trascorso quasi un anno in custodia cautelare, più di sei mesi in carcere a Regina Coeli, poi altri sette ai domiciliari: è stato condannato in primo grado, ma solo sette anni dopo l’arresto, il 29 novembre 2004. Poi è stato assolto in appello, con formula piena, a gennaio 2011 con una sentenza diventata definitiva nel maggio di quell’anno: nel 2013 lo Stato gli ha riconosciuto un risarcimento per l’ingiusta detenzione da 75 mila euro, ammettendo l’errore giudiziario commesso nei suoi confronti. Ma, proprio mentre gli veniva versata la cifra, lo scorso settembre la Corte dei conti lo ha condannato a risarcire le Poste italiane per 500 mila euro, i danni della rapina che, secondo la stessa giustizia italiana, Gallo non ha mai commesso.

CASE ACCOGLIENZA E MENSE CARITAS. «È una vicenda surreale, in tanti anni di carriera, in cui ne ho viste di cotte e di crude, non ho mai visto una cosa del genere» dice a tempi.it il difensore di Gallo, Rocco Marsiglia: «L’aspetto surreale è che i giudici viaggiano all’insaputa l’uno di ciò che fa l’altro. La Corte dei conti non era a conoscenza dell’assoluzione definitiva della corte d’appello di Roma. Mi chiedo come sia possibile, dopo una sentenza in cui lo stesso Stato ha preso atto del proprio errore e ha risarcito Gallo, che un’altra parte dello Stato proceda contro quest’uomo». Invece, a rileggere la vicenda dell’ex postino romano si fa fatica a trovare fiducia nel sistema giudiziario. «Le indagini e il processo di primo grado – prosegue il legale – erano state davvero fumose. Tutto si basava su un’unica intercettazione di una presunta telefonata tra Gallo e altri imputati. Il mio assistito, sin dall’inizio, ha spiegato che non l’aveva mai fatta, e in primo grado abbiamo chiesto di fare una perizia fonica. Abbiamo chiesto di ascoltare le voci di quella telefonata, perché i giudici si rendessero conto che non era quella di Gallo. Il tribunale ha respinto la nostra richiesta, e senza alcuna perizia è stato condannato». Intanto, a causa dell’arresto, Gallo è stato licenziato in tronco dalle Poste: aveva uno stipendio di due milioni di lire, e all’improvviso si è ritrovato per strada. Ha perso la casa e persino la famiglia. Si è ammalato: oggi è invalido al 100 per cento. «La Corte dei conti – prosegue l’avvocato Marsiglia – ha fatto scattare un processo a Gallo in automatico, dopo la sentenza di primo grado. Un processo che è stato celebrato in contumacia, dato che il mio assistito era senza fissa dimora. I giudici non si sono neppure presi la briga di controllare se, dopo la prima condanna, la vicenda giudiziaria fosse proseguita. Addirittura, io e Gallo abbiamo appreso della sentenza di condanna al risarcimento solo grazie ad un giornalista». Gallo aggiunge amaro: «Nessuno si era mai preso la briga nemmeno di ascoltare l’intercettazione con cui mi hanno accusato, figurarsi».

«COSTRETTO A RINASCERE». «Nessuno mi ha chiesto scusa» confida a tempi.it l’ex dipendente delle poste. «Io penso che i magistrati siano una categoria a sé stante. Intendiamoci, io ho sempre avuto fiducia. Ci sono magistrati bravi e altri meno bravi, ma sapevo che la verità sarebbe stata ristabilita. Solo che nel frattempo, in questi lunghi anni, ho perso la mia famiglia. Subito dopo l’arresto, tutti mi hanno scansato. Mia moglie ha dubitato di me e mi ha lasciato, i miei amici sono spariti, i miei ex colleghi hanno fatto finta di non conoscermi. Mi sono rimasti accanto solo mia figlia e un amico di infanzia. Aveva letto sui giornali del mio arresto, e aveva chiamato il mio vecchio ufficio: ma gli hanno risposto che non sapevano chi fossi. Lui è stato testardo, e mi ha rintracciato».
Gallo sostiene che «la mia malattia è una conseguenza di questa vicenda giudiziaria: non avevo più alcuna entrata economica, non ho potuto curarmi, e oggi devo fare la dialisi tre volte alla settimana. Ho perso la casa. Sono finito a dormire nei centri di accoglienza del Comune, a mangiare alla mensa della Caritas. Ma io non mi sono mai arreso. Ho cercato lavoro, ho fatto di tutto. Ho fatto le pulizie, poi ho lavorato al mattatoio comunale. Ho avuto fortuna, anzi, e ho trovato lavoretti che mi hanno permesso di sopravvivere. Con una tragedia come questa, la vita viene azzerata. Sono stato costretto a rinascere, come fossi un bimbo, a ricostruire tutto da zero». Prosegue: «Era un processo indiziario, è stato tutto assurdo. È un sistema che non funziona: vengono applicate solo procedure standard. Quando venni ascoltato per l’interrogatorio di garanzia vidi che il giudice delle indagini preliminari non mi ascoltava nemmeno. Per lui era solo una procedura standard e io ero uno dei tanti imputati che, mentendo, si dichiarava innocente. La custodia cautelare dovrebbe essere applicata solo in casi gravi, invece oggi molti magistrati la considerano una sorta di incentivo alla confessione. Penso che alcuni magistrati siano una categoria a sé, perché se ne lavano le mani, pensando che tanto ci saranno tre gradi di giudizio in cui qualcuno potrà stabilire come sono andate le cose. I miei avvocati mi chiedono come abbia fatto a sopravvivere a questa vicenda. Non lo so nemmeno io, onestamente. So che dopo aver vissuto in carcere, tre metri per due in sei persone, ho iniziato a soffrire di claustrofobia. Oggi non riesco nemmeno a viaggiare sugli autobus perché mi manca l’aria».

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6 Commenti

  1. Franco C. scrive:

    Queste sono solo le punte dell’iceberg. I giudici del penale di primo grado in primis dovrebbe rispondere loro penalmente, perchè a causa di imperizia/negligenza ( non aver eseguito la perizia fonica) hanno causato l’ingiusta detenzione di questo poveraccio. A parte la vicenda della Corte dei Conti il giudice di primo grado, se ravvisata imperizia ( é proprio il caso di dirlo) dovrebbe essere radiato a vita e condannato penalmente. Un conto é errare su un giudizio, un altro é rinunciare ad accogliere le prove della difesa. La storia del risarcimento statale che poi si rifà sul giudice é una boiata, dato che lo stato, per ragioni squisitamente economiche, preferisce pagare il malcapitato piuttosto che accollarsi, oltre quello, i costi di un’ignota causa penale e civile contro il proprio giudice.
    Il privato invece, motivato da ovvii motivi, non ultimi quelli di “giustizia” nei confronti della propria persona ( che dovrebbero essere i primi ma in Italia chi ci crede?) a costo di vendersi gli ultimi beni farebbe di tutto per perseguire il proprio persecutore cioè il giudice che con palese negligenza lo ha gettato in galera.
    I giudici in italia decidono tutto e fanno leggi grazie alla giurisprudenza anche se contrarie al legislatore.
    Magistratura casta.

  2. giuliano scrive:

    è la magistratura così come è voluta dalla sinistra per usarla come arma politica per eliminare gli avversari, es Berlusconi. Non se ne esce a meno di una rivoluzione violenta

  3. fabio scrive:

    Questa vicenda mi colpisce nel profondo, e non certo per la vicenda giudiziaria in sé: ormai mi son abituato a certe nefandezze giuridiche e non mi stupisco più di nulla – purtroppo- a riguardo.
    No; mi stupisce e mi consola, mi commuove la posizione umana di un UOMO che di fronte a tale torto subito non soccombe, non maledice, ma reagisce, si rialza, ” Sono stato costretto a rinascere” dice, e mi interrogo: ma io che avrei fatto !?? A cosa mi sarei aggrappato se anche la moglie ti lascia ?
    Chissà se avrei il desiderio di perdonare una moglie così ?
    Grazie caro Vittorio per la tua testimonianza.

  4. giovanni scrive:

    Quando la smetti di fare il foglione?

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