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Messora (ByoBlu): «Gli italiani non si fidano più di tv e giornali, questione di tempo e le regole cambieranno»

marzo 11, 2013 Marco Fattorini

Intervista al videoblogger vicino a Grillo e al M5S. Gli italiani ora credono «nella piazza e della rete, dove hanno potuto ricostruire un rapporto diretto con i loro concittadini»

Nato ad Alessandria d’Egitto, residente a Milano. Claudio Messora è uno dei videoblogger più noti d’Italia, da tempo vicino a Beppe Grillo e al Movimento 5 Stelle. Il suo canale Youtube conta 24 milioni di visualizzazioni e nel suo blog ospita, tra gli altri, gli interventi del professor Becchi, accademico caro al movimento. È partito come musicista, è stato project manager, una parentesi da consulente per la Casaleggio Associati, alla fine Messora si è affermato in rete con la videocamera e il nickname ByoBlu: «Le esperienze artistiche, tecnologiche e gli studi di tipo razionale scientifico sono compagne di viaggio inseparabili, che mi aiutano oggi a interpretare il mondo da angolazioni diverse».
Messora è tra i pensatori web più influenti della galassia a Cinque Stelle, le sue parole rimbalzano sui quotidiani mentre Beppe Grillo ne rilancia i post sui social network. Ospite fisso del talk L’Ultima Parola su RaiDue e opinionista alla web tv “La Cosa”, con lui abbiamo provato a esplorare i sentieri della comunicazione grillina. Tv, web, rapporto con la stampa: questioni che assillano i media e che tuttora restano irrisolte nel dibattito politico.

I suoi articoli vengono spesso ospitati dal blog Beppe Grillo. È diventato il blogger ufficiale del M5S?
Seguo Grillo fin dagli inizi, e anzi si può dire che proprio la ventata di freschezza che proveniva dai suoi primi video su Youtube mi convinse a interessarmi della gestione del bene comune, la politica. Il blog di Grillo, come del resto il mio, è una specie di piccolo magazine in cui spesso si ospitano contenuti che si reputano interessanti. Grillo ha spesso dato spazio ai miei, reputandoli evidentemente interessanti, ma si tratta di “serendipità”, cioè di una spontanea convergenza di pensiero. Non c’è mai stato nessun accordo preventivo su contenuti o linee. E del resto, sul mio blog ho spesso preso posizioni che il blog di Grillo non ha mai voluto o pensato di affrontare, come la dura battaglia contro la linea del pensiero unico europeista.

Che ne pensa dell’uso del web da parte di Grillo e del suo staff? È unidirezionale, come in molti accusano?
Quando hai un blog con centinaia di migliaia di utenti unici al giorno, difficilmente puoi instaurare un rapporto uno ad uno. E maggiore è la visibilità, maggiori sono le aggressioni, spesso scomposte o volgari. Lo spazio dei commenti è una grande opportunità e si tende ad identificarlo con il concetto di libertà. Ma questo libertà, da alcuni, viene fraintesa, e viene ad essere interpretata come “la libertà di dire o fare ciò che si vuole”. In realtà, la vera libertà è quella di chi vuole trovare, nei commenti, un filo logico da seguire per approfondire serenamente, con civiltà, i contenuti del post. Le aggressioni personali, gli off-topics, la maleducazione di chi non sa esprimere un concetto senza farcirlo di insinuazioni e accuse che finiscono per buttare tutto in caciara, limitano questa libertà. Dunque è naturale che, oltre a non poter rispondere a tutti, vi sia anche un meccanismo per premiare i commenti e gli interventi espressi civilmente e portatori di un arricchimento. Lo vivo sulla mia pelle personalmente.

Eppure i problemi di comunicazione paiono vistosi. Crede che il M5S possa proseguire a lungo con i soli due capigruppo di Camera e Senato titolati a parlare?
Il Movimento Cinque Stelle non ha una “dirigenza”. È idealmente piatto. Grillo e Casaleggio ne sono stati i promotori, gli ideologi, ma il loro ruolo si limita a quello di organizzatori. La filosofia del MoVimento è opposta a tutto quello cui siamo abituati. È più simile al “peer to peer”. I cittadini che siedono in Parlamento non sono meglio né peggio di quelli che li hanno votati: sono lì per esprimerne l’orientamento, e questo orientamento viene deciso attraverso una piattaforma (quella nazionale sta per arrivare, quelle locali sono attive da tempo). In questo contesto, è naturale che nessuno possa arrogarsi il diritto di esprimere posizioni a nome di tutti, se non quelli che vengono scelti di volta in volta. I capigruppo di Camera e Senato ruoteranno ogni tre mesi. Per il resto, le dirette streaming dal Parlamento, i documenti con le trascrizioni e un buon lavoro di comunicazione sulla rete metteranno in condizione i cittadini di sapere direttamente alla fonte, senza intermediazione, cosa succede nei luoghi dove si amministra il bene comune.

E allora perché questo giro di vite tra i neoeletti? Grillo ha paura che i suoi, parlando, possano indebolire il M5S?
L’eletto del Movimento Cinque Stelle, che rifiuta il titolo di onorevole (io scherzosamente uso Sua Cittadinanza), per tutte le ragioni espresse qui sopra è un portavoce. Questo serve a privilegiare le idee e non le persone e la visibilità individuale. Veniamo da anni di personalizzazione della politica, di caciara nei dibattiti pubblici, di ruoli cristallizzati e di poltrone inamovibili. Questa reazione uguale e contraria serve a riequilibrare un approccio che viene ormai vissuto come insostenibile e va superato. A questo, si deve aggiungere che proprio per i criteri di selezione, che privilegiano le idee e non la capacità di comunicazione, in un talk show un attivista Cinque Stelle potrebbe essere disorientato dalle regole televisive che premiano chi sa usare meglio l’arte della retorica. E siccome questo è un Paese lasciato ai margini dello sviluppo della rete, con una penetrazione e una qualità della banda larga imbarazzanti, quel 50% degli italiani che non si informa in rete potrebbe farsi un’idea sbagliata di quello che è il Movimento. Credo che l’esigenza di Grillo sia quella di proteggere i nuovi cittadini da chi ha affinato, nella prima e nella seconda Repubblica, l’arte di avere ragione a tutti costi, non necessariamente a vantaggio della verità.

Dov’è che sbaglia la stampa nell’approcciarsi al M5S?
La stampa non conosce il M5s e si ostina ad equipararlo ad un partito tradizionale. Sono ancora troppo abituati alla politica come l’hanno sempre vista, con le sue dichiarazioni roboanti, le sue tattiche, i suoi accordi. Se questa rivoluzione (non era mai accaduto nella storia delle democrazie moderne che 162 parlamentari senza esperienza diretta in politica piombassero al più alto livello istituzionale tutto d’un botto) dovesse rivelarsi davvero l’inizio di una nuova epoca, allora anche la stampa avrà modo di comprendere e riadattarsi. Ma per quel giorno, forse i giornalisti saranno diventati tutti blogger.

Non vede un pericolo nell’uso di linguaggi forti, se non apertamente violenti, ora contro Bersani, ora contro i media?
Bisognerebbe mettere in conto anche il linguaggio “forte” che nel tempo è stato riservato a Grillo e a Casaleggio, senza dimenticare quello più blando ma più ostinato, l’accusa ripetuta di populismo, qualunquismo, congiuntamente al termine “grillismo” (non mi risulta che la stampa chiami “piddini” gli iscritti al Partito Democratico). Ma ancora di più sarebbero da mettere in conto i silenzi, come la censura che i media operarono su eventi quali i V-Day, che raccoglievano nelle piazze milioni di italiani, mentre sui tg passavano i servizi sugli orsi negli zoo. Grillo è stato definito fascista e terrorista. Gli esponenti del Cinque Stelle sono stati definiti alternativamente di estrema destra e di estrema sinistra. Casaleggio è stato un sanguinario dittatore e, contemporaneamente, uno che non interveniva abbastanza tanto da lasciare i gruppi locali (come nel caso dell’sos sardo) allo sbando. Purtroppo le ferite restano, e si rimarginano lentamente.
Detto questo, a tutti piacerebbe un clima politico costruttivo e civile. Ma è possibile realizzarlo con chi ha portato questo Paese nelle condizioni in cui è, e solo oggi ciancia di democrazia, di tagli agli stipendi dei parlamentari, di rimborsi elettorali, di liste pulite? Forse, come è giusto che sia, prima bisognerebbe realizzare un cambio di classe dirigente, anche per rispetto nei confronti dello stesso elettorato degli altri partiti.

A proposito di tv: niente talk per i grillini, si predilige la Rete. C’è spazio affinché la web tv “La Cosa” possa diventare l’house organ istituzionalizzato del M5s?
Credo che lo stiano già facendo. “La Cosa” è un esperimento inedito nel mondo. Non esisteva nulla di simile da cui trarre ispirazione e si sono dovuti inventare, anche tecnicamente, un format, in continua evoluzione per fortuna, che portasse gradualmente i cittadini dalla tv alla rete. Che è anche un modo per passare dal passato al futuro e rendere percepibile l’esigenza di una nuova infrastruttura digitale, iniziando dalla banda larga. Il contrario, per esempio, di quello che Romani voleva fare con il suo decreto.

In un suo post “dedicato” a Barbara D’Urso ha espresso forti critiche nei confronti di tv generalista e talk. Però lei è spesso ospite dell’Ultima Parola, su Rai Due. Allora non sono tutti uguali?
No, non sono tutti uguali. È evidente. Gianluigi Paragone ha avuto il coraggio di realizzare una piazza virtuale dove tutti potevano confrontarsi, senza paracadute, con gli ospiti, e poi ha lavorato per un progetto di destrutturazione del talk, portando i blogger a misurarsi con i cosiddetti “big” della politica, senza mai permettersi di chiedere in anticipo anche una sola sillaba di quanto, per esempio nel mio caso, avrei detto. Un’operazione che ho molto apprezzato, e che spero possa segnare una strada. In ogni caso, la televisione è destinata presto a fondersi con la rete. E forse anche a soccombere, almeno per come la conosciamo e la pensiamo oggi.

Non crede che il muro mediatico del M5S, da una parte, e la bramosia dei media, dall’altra, siano condannati a generare equivoci all’infinito?
Vede, se il Movimento Cinque Stelle è diventato il primo movimento politico alla Camera, raggiungendo il 25% dei voti, è segno che gli italiani hanno già cominciato ad abbandonare la narrazione tradizionale dei media mainstream. Non si fidano più dei giornali e delle televisioni, ma della piazza e della rete, dove hanno potuto ricostruire un rapporto diretto con i loro concittadini, senza intermediazioni. Questo processo non può che allargarsi a macchia d’olio. È solo questione di tempo e poi le regole del gioco cambieranno.

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