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A cosa ha portato un mese di raid aerei sauditi nello Yemen

aprile 24, 2015 Redazione

Lo Stato della Penisola arabica è ormai dissolto, mancano le medicine, ribelli del nord e secessionisti del sud sono divisi e Al-Qaeda avanza

APTOPIX Mideast Saudi Yemen War

Dopo quasi un mese di bombardamenti nello Yemen, l’Arabia Saudita ha dichiarato il 21 aprile la fine dell’operazione militare “Tempesta decisiva” e dei raid aerei. La nuova campagna politica “Riportare speranza”, però, è cominciata seguendo lo stesso copione: raid aerei contro i centri nevralgici del potere in mano ai ribelli sciiti Houthi. Ma che cosa hanno ottenuto finora i sauditi con un mese di attacchi?

QUASI 1.000 MORTI. Come riporta il Washington Post, l’Onu parla di almeno 944 yemeniti morti e 3.500 feriti. Molti di questi sono civili. Attraverso i raid, i sauditi e la loro coalizione di paesi sunniti sono riusciti a fermare l’avanzata dei ribelli, minando il loro potenziale di fuoco, colpendo depositi militari e basi aeree.

PAESE DIVISO. Riyad non è però riuscita a stabilizzare il paese. Gli Houthi avevano conquistato a gennaio i principali centri di potere nella capitale Sana’a. I ribelli discesi dal nord del paese, un tempo diviso dal sud, chiedono da anni di essere più rappresentati negli organi decisionali. L’assalto, che ha portato alla cacciata del premier e alla fuga del presidente Abdrabuh Mansur Hadi in Arabia Saudita, ha aperto uno scontro tra gli sciiti, le milizie fedeli al presidente e i secessionisti del sud. Divisioni che i raid sauditi non hanno appianato.

RAID CONTINUANO. L’operazione militare doveva obbligare gli Houthi a un compromesso, ma i ribelli non accettano ancora di sedersi al tavolo delle trattative. Chiedono infatti la fine dei bombardamenti e nel frattempo circondano Aden. I raid sauditi dovrebbero impedire la caduta della città e per ora non accennano a diminuire, complicando la situazione.

«COLLASSO IMMINENTE». Nel frattempo, afferma l’Onu, lo Yemen «è sull’orlo del collasso»: «Mancano le medicine, il carburante per i generatori e l’elettricità per gli ospedali. Senza benzina, le ambulanze faticano a funzionare. Milioni di bambini rischiano di non essere vaccinati e anche la polio, che era stata debellata, rischia di ritornare. La mancanza di cibo e acqua potabile» mette a rischio la popolazione.

AL-QAEDA AVANZA. Come se non bastasse, Al-Qaeda nella Penisola arabica ha approfittato del caos per espandere la sua già capillare presenza nel paese. I terroristi islamici, tra i successi più importanti, sono riusciti a conquistare Mukalla, nel sud del paese, quarta città più importante dello Yemen. Qui hanno occupato una base aerea e un importante porto marittimo.

DISSOLUZIONE DELLO STATO. La coalizione sunnita guidata dai sauditi è anche appoggiata da alcuni paesi occidentali, come Francia e Stati Uniti, che hanno fornito importanti aiuti logistici negli attacchi. Si teme, infatti, che gli Houthi siano sostenuti dall’Iran e dall’ex dittatore del paese Saleh. La fine del conflitto è ancora un’incognita, di certo per ora c’è soltanto la dissoluzione dello Stato yemenita.

Foto Ansa/Ap

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3 Commenti

  1. Adolfo scrive:

    L’Iran fa splendidamente bene a proiettare un robusto piano di pace in 4 punti per lo Yemen, che la Russia ha già accolto e che sarà sostenuto, perché Teheran prevede, giustamente, che non vi sia alcuna altra opzione, in ultima analisi, che aprire la via diplomatica e politica. Non si cerca la vittoria in una guerra fratricida. Si vince passo-passo e il segreto sta nella pazienza e nel potere di logoramento. In breve, la portaerei USS Theodore Roosevelt che staziona nel Golfo Persico dovrà inventarsi un nemico iraniano prima di avere una “serie prova di forza”.

    • Raider scrive:

      Quando i sauditi – che non hanno le mie simpatie: tutt’altro, ma la coerenza e il rispetto della realtà de fatti è più importante di ciò che viene dopo – non intervenivano contro i ribelli sciiti, erano loro che se la volevano, a dimostrazione che i sauditi e i loro accoliti occidentali miravano a destabilizare un paese povero e destabilizato di suo, ma in posizione strategica non solo per il controllo delle rotte petrolefere, ma per chiunque volesse destabilizzare pensiola arabica e Corno d’Africa.
      I sauditi intervengono? Sbagliato anche questo: sempre per rispetto dell’Iran, non della logica, prima ancora che di quel poco o tanto che vi si trova in politica. Gli americani non devono inventarsi nulla: i piani di pace, concordati, certo, ma da discutere con i diretti interessati – la Russia lo è? – e di cui si fa garante – a che titolo? – l’Iran, vanno discussi a più voci e in modo serio.
      Il trattato sul nucleare iraniano, per essere credibile, avrebbe bisogno di un mutamento sostanziale nel progranmma di distruzione, per cominciare, di uno Stato ritenuto nemico dell’Islam, non certo dell’Iran, con cui Israele non confina: e questo mutamento non si vede, le minacce a Israele e a chi lo sostenesse persistono. D’altra parte, il regime degli ayatollah ha bisogno, né più né meno dei dinasti golfisti, per legittimarsi, di un nemico esterno, avendo eliminato pressoché completamente gli oppositori interni e ridotto a infimi residui folklorisitci e specchiettom per le allodole le minoranze religiose: e questo spiega tutto.
      In effetti, la sola legittimazione di questi Paesi, dell’Iran come dell’Aarabia Saudita, è il Corano: e la legge coranica è applicata in essi in conformità alle interpretazioni ufficiali che vogno in loco: petrolio o no, pace o no, modernismo o tradizionalismo, su questo, sono tutti d’accordo. E non è che attraverso l’opera missionario-migratoria in Occidente le cose cambino: questo sono e questo fanno. L’islamizzazione e l’instaurazione della Umma mondiale va avanti: attraverso guerre, guerriglie, jihadismo, integralismo, petrolio, finanza, immigrazione.

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