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«Meridiana non può competere con i voli low cost. Il trasporto aereo è cambiato: gli esuberi sono inevitabili»

ottobre 31, 2014 Matteo Rigamonti

Oggi la ristrutturazione è l’unica via d’uscita per la seconda compagnia aerea italiana, secondo l’esperto del Bruno Leoni Andrea Giuricin

Meridiana-fly

È allerta massima per le sorti di Meridiana, seconda compagnia aerea italiana, fondata in Sardegna nel 1963 dal principe Aga Khan con il nome di Alisarda. L’azienda ha confermato la mobilità per oltre 1.600 dipendenti su 2.600 totali, vista la perdurante situazione di perdita economica che si trascina almeno dal 2010, anche a motivo della sempre maggiore concorrenza delle compagnie low cost sui voli per la Sardegna. Ricorrendo alla «mobilità volontaria incentivata» sarà possibile «ridurre il numero degli esuberi», ha detto il ministro del Lavoro Giuliano Poletti. Ma la verità è che per stare in piedi la compagnia ha già richiesto negli ultimi cinque anni iniezioni di liquidità per 350 milioni di euro e così non può andare avanti. «Meridiana ha bisogno di ristrutturarsi», spiega a tempi.it Andrea Giuricin, esperto di mercato del trasporto aereo dell’Istituto Bruno Leoni. A maggior ragione «adesso che, con l’avvento dei voli low cost, è cambiato il panorama: sono finiti i giorni in cui bastava che i privati investissero soldi a fondo perduto perché le compagnie potessero continuare a volare».

Perché Meridiana fa così tanta fatica?
Il mondo è cambiato rispetto a 50 anni fa, ma soprattutto 10 anni fa easyJet e Ryanair ancora non c’erano in Italia. Ora, invece, queste due compagnie low cost sono rispettivamente la seconda e la terza per numero di passeggeri trasportati nel nostro Paese con 23 e 12,4 milioni. Meridiana è scesa al quinto posto con 3,8 milioni di passeggeri e soffre la concorrenza anche sui voli charter, che effettua ancora coi suoi “vecchi” Mad Dog, aerei degli anni ’80 che consumano fino al 30 per cento in più dei modernissimi cargo delle compagnie aeree del Golfo, come Etihad, Emirates e altre ancora che sono subentrate nelle tratte intercontinentali.

Non c’è speranza per l’azienda?
Non è detto, ma certamente servirebbero una severa ristrutturazione aziendale e un rapido ammodernamento della flotta per recuperare quote di mercato. Solo una piccola compagnia può ripartire e per questo temo che una riduzione del personale sia inevitabile. A meno che Meridiana voglia operare in perdita, ma non sarebbe una prospettiva rassicurante. Anzi, così facendo, correrebbe il rischio che a restare a casa dal lavoro sarebbero tutti i suoi 2.600 dipendenti. Che è molto peggio dei 1.600 esuberi annunciati.

Alberto Brambilla ha scritto sul Foglio che «alcune testate nazionali descrivono la procedura di mobilità, comunicata lunedì al governo Renzi, come “il licenziamento di massa più grande che si ricordi in Italia”, sebbene si tratti di messa in mobilità all’80 per cento dello stipendio per un massimo di cinque anni: significa che per un pilota e un assistente di volo sono garantiti rispettivamente fino a 8 mila e 3 mila euro mensili in base all’età». Chi ha ragione?
Cinque anni sono tanti, forse troppi. Ma si tratta di una facoltà concessa alla categoria perché introdotta quando è stata privatizzata Alitalia. Allora, infatti, c’erano un sacco di dipendenti pubblici da sistemare. Detto ciò, non stiamo parlando di persone che lavorano nelle miniere del Sulcis e che, pertanto, qualora dovessero restare senza un impiego, avrebbero bisogno di essere riqualificate e ricollocate. Si tratta, invece, di un mercato, quello del trasporto aereo, che per fortuna presenta ancora grandi margini di crescita. Dunque, i lavoratori di Meridiana potranno almeno provare a cercare un nuovo impiego e non è giusto trattarli meglio di quelli di qualsiasi altra azienda in difficoltà.

Come può rilanciarsi Meridiana?
Oggi Meridiana è praticamente esclusa dalla possibilità di competere con qualsivoglia azienda. È bene prenderne atto. La direzione che hanno cominciato a seguire già qualche anno fa le principali compagnie aeree per fronteggiare la concorrenza delle low cost è, infatti, quella di tagliare i voli effettuati sul corto raggio per lasciarli a compagnie più piccole e implementare, invece, i voli intercontinentali dagli aeroporti principali, che offrono margini molto maggiori. Per usare una metafora, Meridiana, in un simile scenario, rischia di trovarsi a vendere videocassette o dvd quando, in realtà, la distribuzione dei film è ormai transitata completamente online.

La compagnia aerea non ha futuro?
Non sarei così drastico: Meridiana è pur sempre la quinta compagnia aerea per passeggeri trasportati in Italia. Nulla toglie, però, che anch’essa debba fare i conti con il mercato e con il fatto, per esempio, che i tedeschi e gli inglesi stanno gradualmente conquistando l’offerta di voli charter per gruppi di turisti, anche sulla Sardegna.

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2 Commenti

  1. Giuseppe says:

    Purtroppo Meridiana paga, come molte altre societa’, la mediocrita’ della classe manageriale italiana inoltre non ha l’aiuto politico, fatto di favoritismi, che ha avuto Alitalia.
    Saluti
    Giuseppe

  2. Corrado says:

    Fare i conti col mercato non significa rottamare tutti i dipendenti e sostituirli con altri più deboli. Provate a fare una cosa del genere in Germania. L’azienda deve trovare le soluzioni per diventare competitiva anche eventualmente riducendo il personale, ma mai sostituendolo e gestendo questi processi in accordo con le parti e non cercando lo scontro.

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