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Meriam. Dietro alle accuse dei fratellastri, l’interesse per le attività economiche del suo negozio

maggio 26, 2014 Redazione

A denunciare la donna sono stati loro, e una organizzazione sudanese accusa: «Vogliono impossessarsi del suo negozio». Intanto la donna resta in carcere e presto potrebbe partorire

sudan-Meriam-Yehya-IbrahimSudan, ci sarebbero le gelosie dei fratellastri dietro alla denuncia per apostasia e adulterio che ha portato in carcere Meriam Ibrahim, la donna 27enne cristiana incinta di 8 mesi condannata a morte e ora detenuta in carcere a Karthoum insieme al figlio di 2 anni Martin. Nei giorni in cui si attende il parto (il termine della gravidanza è il 1 giugno) e la conseguente esecuzione della condanna, arriva questa indiscrezione dal Justice Centre Sudan, l’organizzazione no-profit che segue la vicenda della madre africana sostenendone le spese legali: «Crediamo che i familiari abbiano presentato la denuncia perché vogliono prendere il controllo dei suoi affari. Se Meriam resta in prigione potrebbe perdere tutto e i parenti sarebbero i primi a beneficiarne», riferisce uno dei portavoce dell’associazione.

LE GELOSIE DEI FRATELLASTRI. È il JCS a ricostruire la storia di Meriam, il cui padre abbandonò la moglie quando la ragazza aveva solo sei anni. «L’uomo si trasferì in un’altra zona del Sudan e formò una nuova famiglia. Meriam non lo sapeva, così come non ha saputo della morte del padre per molti anni né che fosse musulmano. La madre di Meriam è morta nel 2012 e fino a quel punto lei non aveva mai avuto notizie di fratellastri o sorellastre. L’altra famiglia di Meriam non voleva rapporti con lei». Tuttavia, sembra che i figli che il padre ha avuto dall’altro matrimonio si siano interessati alla giovane negli ultimi tempi, specie dopo aver scoperto della sua attività commerciale redditizia, sita in un centro commerciale dove Meriam gestisce un negozio che vende prodotti originari dell’Etiopia. «L’attività va molto bene, il business è cresciuto: il fratellastro e la sorellastra devono averne sentito parlare. La prima volta che Meriam ha saputo di loro è stato quando hanno presentato la denuncia contro di lei. È stata arrestata e messa in prigione senza alcun preavviso».

meriam-maritof_300IL MARITO VISITA LA MOGLIE. Nel frattempo, l’organizzazione Justice Centre Sudan ha reso pubbliche le immagini dell’incontro che Daniel Wani, marito di Meriam, ha avuto con la moglie e il figlio. L’uomo, che vive negli Stati Uniti dopo essere fuggito dal Sud Sudan ed è costretto in sedia a rotelle, è ritratto mentre tiene in braccio Martin, controllato a vista da una guardia carceraria. Nei giorni scorsi era stato Daniel stesso a raccontare della prima visita che era riuscito ad avere con Meriam, raccontando delle pessime condizioni con cui la donna incinta era detenuta, incatenata per le caviglie, gonfie per il dolore. Un’altra foto della visita di Daniel ritrae il piccolo Martin che beve un succo di frutta, servito da un agente: al padre non è neanche data la possibilità di prendere in custodia il bambino, poiché ritenuto illegittimo, essendo l’uomo cristiano e la moglie (secondo la Sharia) musulmana.

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2 Commenti

  1. Piero scrive:

    E tanti tanti tanti cattolici “diversamente intelligenti” che sono contenti che costoro ci invadano, sperando illusoriamente di avere degli alleati contro i laicisti.
    Poveretti, in che mani e’ caduto il Cattolicesimo italiano…

  2. domenico b. scrive:

    Il coraggio e la Fede di questa donna sono davvero esemplari, e sono qualità che scarseggiano alla grande tra le femministe, e i femministi, che abbondano dalle nostre parti.

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