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Merah: perché tanti indugi nel catturarlo? I sospetti della stampa

marzo 26, 2012 Daniele Ciacci

L’assassino di Tolosa si era formato in campi d’addestramento in Israele, Siria, Iraq e Giordania, era un pluripregiudicato e già arrestato per jihadismo. Eppure, l’uccisione precedente dei tre paracadutisti non è servita a indirizzare l’attenzione su di lui. Ecco perché Sarkò lo voleva vivo.

Dopo un assedio di trenta ore, dove 300 colpi sono stati sparati, ha fine la macabra serie di vittime con la quale il “lupo solitario” qaedista Mohammed Merah ha tenuto in pugno Tolosa. Una storia che si conclude così come era iniziata: con un morto. Il ventitreenne, pluripregiudicato di origine algerina, denunciato più d’una volta per jihadismo estremo, è stato trafitto alla nuca dal proiettile di un cecchino mentre si lanciava all’esterno dell’abitazione, in un volo di un metro e mezzo che ha segnato il confine tra la sua vita e la sua morte.

Mentre tutta l’Europa proferiva pesanti accuse verso il neonazismo, ancora ben radicato e capace di efferatezza senza concetto contro individui di colore e israeliani, si è dovuti fare un passo indietro e recitare il mea culpa. Gian Micalessin, su il Giornale, sintetizza il peccato di forma di molti quotidiani: «È più facile spezzare  un atomo che uccidere il pregiudizio». Un esempio: mercoledì 21, un titolo del Fatto Quotidiano evoca: «A Tolosa emuli di Breivik». Andres Behring Breivik è il folle neonazista che il 22 luglio 2011 fece esplodere un’autobomba davanti ai palazzi di governo di Oslo per poi recarsi sull’isola di Utoya a sterminare novanta giovani laburisti. Anche il Manifesto incappa nell’errore. A pagina 7 di mercoledì svettano in calce titoli quali «Estrema destra» e «L’avanzata dei populismi e nazionalismi favoriti dalla crisi economica».

I fatti han dimostrato che la tesi del giornale di sinistra era affrettata e capziosa. Ma che la vicenda mostri molti punti oscuri è evidente. Secondo Daniele Raineri, giornalista del Foglio, il giovane Mohammed Merah era «un agente al servizio di entrambe le parti, un individuo diviso a metà: una quota in mano all’organizzazione terroristica e una quota in mano ai servizi di sicurezza del governo». Lo confermano voci anonime del servizio d’intelligenze francese. Ciò spiegherebbe come mai l’assedio si sia prolungato per trenta lunghe ore, come mai un ragazzo della periferia di Tolosa conoscesse il credo dei tre paracadutisti che ha ucciso la settimana precedente la strage di Ozar Hatorah, e la richiesta di Nicolas Sarkozy, presidente francese, di «prenderlo vivo».

L’ultima vittima di Merah è proprio il primo ministro francese. Molte sono state le critiche avanzate a Sarkozy per la gestione dell’assedio, e tra lui e il socialista Francois Hollande si infila Marine Le Pen a spingere per sedersi sulla poltrona dell’Eliseo. Come cita Steven Erlanger sulla prima pagina dell’odierno International Herald Tribune: «Il motto della candidata del fronte nazionale è: “Guerra contro il fondamentalismo politico di quei gruppi religiosi che uccidono i nostri bambini”». Il tema dell’immigrazione e della sicurezza, cavallo di battaglia di Le Pen, ha adesso più eco delle priorità economiche sulle quali puntavano gli altri candidati.

Twitter: @DanieleCiacci

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