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Mentre Palermo affoga nella monnezza, Orlando si candida in tutte le lingue del mondo

aprile 2, 2012 Chiara Rizzo

Il Sinnacollando, come lo chiamano i palermitani, annuncia la sua candidatura a sindaco di Palermo. Intanto nel capoluogo siciliano, a causa dello sciopero dei dipendenti Amia, è emergenza rifiuti.

Dopo aver dichiarato: «Come ve lo devo dire che non mi candido, in aramaico?» Leoluca Orlando, per annunciare la sua candidatura a sindaco, ha deciso di usare decine di lingue. A esclusione dell’aramaico, il Sinnacollando (come lo chiamavano i palermitani, dai tempi della primavera) ha usato quasi tutti gli idiomi del globo terracqueo, comprese le lingue morte: si va dal greco antico all’arabo, passando per francese e giapponese. A conclusione una frase in dialetto siciliano: «Se non fosse chiaro, sugnu candidatu». Così è, se vi pare: intanto la situazione che fa da contorno alla campagna elettorale per le amministrative, conferma quello che tempi.it aveva già anticipato. Più che un sindaco, serve un salvatore della patria.

Continua infatti una situazione di emergenza in città, dovuta alle proteste che si sono susseguite per settimane. A scendere in piazza, dopo i 1.800 lavoratori precari di Gesit (la partecipata del comune nata per favorire l’occupazione di fasce svantaggiate ma che oggi non riesce più a coprire le spese per mantenere tutti i dipendenti), ci sono state le centinaia di dipendenti di Amia, la società che si occupa della raccolta rifiuti. I lavoratori, a causa di 2 milioni di euro di pagamenti arretrati, si sono trovati la busta paga di marzo dimezzata. Per settimane la spazzatura è rimasta per le strade e, anche se gli scioperi sono finiti la scorsa settimana, la situazione resta grave.

L’amministratore delegato di Amia, tuttavia, malgrado abbia aumentato i turni per velocizzare la raccolta, ha dovuto ammettere che «si spera di farcela entro Pasqua, ma non è certo». Ieri ad esempio, nella centralissima chiesa Madonna di Lourdes, la processione consueta della domenica delle Palme si è svolta scavalcando le montagnette di sacchetti. Oggi la scuola elementare La Masa, sempre nel centro storico della città, è rimasta chiusa perché l’aria è diventata irrespirabile e la salute dei bambini è a rischio. Nella zona della stazione una scuola media è circondata da pile di rifiuti alte quattro metri. Confidustia e Federalberghi hanno già lanciato l’allarme («i turisti sono in fuga»), ma a Palermo la situazione non fa che peggiorare. Stanotte sono divampati una trentina di roghi, i vigili del fuoco correvano all’impazzata da un punto all’altro della città senza sosta. In una domenica assolata, tuttavia, molti palermitani e turisti sono stati visti in giro, in una sorta di percorso a ostacoli, tra le vie del centro. Secondo i sindacati Amia (perché i vertici non rilasciano dati ufficiali), ogni giorno sono state raccolte mille tonnellate di spazzatura, ma altre duemila sono ancora in giro per la città.

Superata anche quest’emergenza, rimarrà però il problema. Come pagare il debito con Amia, con un Comune totalmente disastrato? Come assorbire i lavoratori Gesit? E le altre migliaia di persone alle dipendenze della pubblica amministrazione? I contratti Gesit, in scadenza a marzo, sono stati prorogati sino ad aprile. Ma intanto il ministro dell’Interno Cancellieri, interrogata in Parlamento proprio sulla vicenda Gesit, ha negato la possibilità di ulteriori aiuti da Roma. La Sicilia dovrà farcela da sola, ma è come una barca che fa acqua da tutte le parti. In Regione in questi giorni è stato approvato un supplemento di esercizio provvisorio, che per altro segue uno analogo, già approvato a dicembre. Prima di Natale erano tutti convinti di sciogliere i nodi, ma alle soglie delle vacanze pasquali è chiaro che serve ancora tempo: il supplemento ha aggiunto anche una norma salva precari, anche se priva di copertura finanziaria. Pd e opposizione hanno richiesto di certificare la copertura economica, ma il rischio che si corre, se la manovra definitiva non sarà approvata entro aprile, è che la Regione arrivi addirittura al commissariamento. In più, affinché la manovra superi il vaglio del commissario di Stato, servono tagli incisivi. Intanto Gesit, i dipendenti regionali, Amia, i forconi, gli imprenditori aspettano i fondi dalla Regione (perché dovuti o promessi da tempo), ma non sarà affatto facile riceverli e l’epicentro di queste decisioni, in ogni caso, resta Palermo. Ecco la situazione che si troverà a fronteggiare il prossimo sindaco.

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