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Meno Stato nell’economia?Ma mi faccia il piacere…

settembre 22, 1999 Tempi

Il grafico della settimana

Non passa settimana senza che venga pubblicato un libro, scritto un editoriale o diffusa un’emissione televisiva in cui si lamenta il trionfo del liberismo e la crescente impotenza degli Stati di fronte alla globalizzazione economica e ai grandi flussi di capitali privati, ovvero lo smantellamento progressivo delle competenze dell’istituzione-Stato a causa di scelte obbligate, dettate dalle esigenze della competizione economica, come la deregulation del mercato del lavoro, le privatizzazioni, i tagli alla spesa pubblica. Lo Stato, insomma, starebbe diventando sempre più debole e i privati sempre più forti. É così? No. La realtà dei numeri parla tutt’un altro linguaggio: lungi dal ridurre il suo raggio di azione, lungi dall’essere messo alle corde dal liberismo, negli ultimi quarant’anni lo Stato -quasi ovunque nel mondo industrializzato- ha aumentato il suo interventismo economico ed è cresciuto di peso attraverso tassi crescenti sia di prelievo fiscale che di spesa pubblica. Per scoprirlo basta dare un’occhiata alla tabella sottostante, dove si nota che tasse e spesa pubblica sono continuate ad aumentare -in rapporto al pil- non solo fra gli anni Sessanta e gli anni Ottanta, ma anche -seppure in misura minore- fra il 1980 e oggi. Fra i dieci paesi presi in considerazione, solo due hanno lievemente abbassato la spesa pubblica nell’ultimo ventennio: dopo 17 anni di cura Thatcher la Gran Bretagna ha ridotto l’incidenza della spesa statale sul pil dal 43 per cento al 40,2, mentre in sedici anni di cura Kohl la Germania è passata dal 47,9 al 46,9 per cento; unica fra i paesi industrializzati, la Germania ha leggermente abbassato anche il prelievo fiscale: 37,5 per cento del pil contro il 38,2 del 1980 (dato riferito alla Germania ovest). Ma la tendenza globale è all’espansione: in media la spesa pubblica è passata dal 40,5 al 43,8 per cento del pil, e il prelievo fiscale dal 33,1 al 37,6.

Un discorso a parte merita l’Italia: il nostro, come molti avranno già intuito, è il paese dove la pressione fiscale è cresciuta di più, passando dal 30,4 per cento del 1980 al 44,9 per cento del 1997 (più 14,5 punti!), ed è il secondo dopo la Spagna per aumento di spesa pubblica (più 7 punti, crescendo dal 42,1 al 49,1 per cento). Nel 1980 l’Italia era quinta per la spesa pubblica e sesta per il prelievo fiscale. Oggi è terza in entrambe le classifiche, preceduta soltanto dalla Svezia della socialdemocrazia “dalla culla alla tomba” e dalla Francia statalista e giacobina.

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