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Meeting. In cosa consiste l’originalità del Banco Farmaceutico

agosto 24, 2017 Rodolfo Casadei

Un giro allo stand riminese dell’onlus che raccoglie e distribuisce i farmaci ai bisognosi italiani. La storia di Diletta e di Mohamed

banco-farmaceutico

C’è ancora qualcuno che crede che raccontare da quale fede e da quale identità nasce il suo operare sia parte dell’opera stessa che si è sentito chiamato a compiere. Che anticipa la spontanea domanda “Le cose che fai, perché le fai?”. È il caso del Banco Farmaceutico. La Fondazione Onlus nata nel 2000 tra alcuni giovani farmacisti che diedero vita alla prima Giornata di raccolta del farmaco in Italia oggi è diventata una realtà che mobilita migliaia di persone, raccoglie farmaci per milioni di euro, beneficia centinaia di migliaia di bisognosi. Alla prima edizione della Giornata di raccolta aderirono 250 farmacie di Milano e si raccolsero 15 mila confezioni, l’anno scorso (ultimo dato disponibile) l’iniziativa ha toccato 3.681 farmacie di 101 province, e 14 mila volontari hanno permesso di raccogliere 353.851 farmaci per un controvalore di oltre 2 milioni di euro. Il resto dell’anno il Banco raccoglie donazioni aziendali e recupera farmaci validi non ancora scaduti, per un importo totale di poco inferiore ai 2 milioni di confezioni farmaci, e un valore in denaro di quasi 15 milioni di euro. Tutto ciò permette di assistere, attraverso centinaia di enti caritativi convenzionati, 557 mila poveri che altrimenti non avrebbero accesso ai medicinali.

Oggi la Onlus opera anche a livello internazionale: in Grecia, Libia e Venezuela migliaia di persone impossibilitate ad accedere in loco ai farmaci di cui hanno bisogno hanno potuto ricevere le cure necessarie grazie a confezioni di medicinali inviati dall’Italia a cura del Banco Farmaceutico. Il quale inoltre vanta imitatori in quattro paesi del mondo: in Spagna, Portogallo, Argentina e Repubblica di San Marino esistono associazioni che si chiamano Banco Farmaceutico e che hanno mutuato il modello italiano.

Al Meeting di Rimini la Fondazione promuove pure due incontri sulle tematiche di cui è esperto (“Difficoltà di accesso alle cure e ai farmaci e risposte per un nuovo sistema sanitario” e “Il farmaco è una risorsa: non sprechiamola mai. Dall’appropriatezza terapeutica al recupero dei farmaci validi”) ai quali partecipano personalità politiche e operatori del settore, e presso il suo stand si leggono su pannelli i preoccupanti numeri del bisogno: l’anno scorso in Italia quasi una persona su due ha dovuto rinunciare ad acquistare un medicinale per ragioni economiche, i poveri che chiedono aiuto per potersi curare sono aumentati del 37 per cento, e altro ancora.

La tipica Ong del giorno d’oggi, d’ispirazione cristiana oppure aconfessionale non fa alcuna differenza, si fermerebbe qui: il bisogno, la capacità di rispondervi. Invece fuori dallo stand del Banco Farmaceutico campeggia un grande pannello con l’immagine in bianco e nero di Madre Teresa, e un suo racconto sovrastato dal titolo “L’amorevole attenzione di Dio”. Un uomo poverissimo con una ricetta per un farmaco salvavita destinato a suo figlio si presentò alla casa delle suore della Carità a Calcutta, disperato perché il farmaco andava ordinato in Europa e lui non aveva da pagare. Proprio mentre era lì, entrò un volontario che aveva raccolto per l’ambulatorio delle suore medicinali donati dalle famiglie benestanti della città. Proprio in cima al cesto spuntava una confezione della medicina di cui il figlio di quell’uomo aveva bisogno. La sorpresa della santa fu grande: «Al mondo ci sono milioni di bambini; come può Dio preoccuparsi di questo bimbetto nei bassifondi di Calcutta? Mandare quella medicina, mandare quella persona proprio in quel momento. Vedete quanto prezioso è questo bambino per Dio». Per analogia, il Banco Farmaceutico, come il volontario di Calcutta col suo cesto, è la mano che permette a Dio di esercitare la sua amorevole attenzione verso chi ha più bisogno, perché, come titolava un film di Jean Delannoy, Dio ha bisogno degli uomini per fare il suo lavoro fra gli uomini.

I pannelli interni invece presentano riproduzioni di tempere su tavola del pittore marchigiano tardo-gotico Olivuccio di Ciccarello, vissuta a cavallo fra il XIV e il XV secolo. Ritraggono le Opere di Misericordia, e hanno una particolarità: a mostrare sopra la testa un’aureola dorata non è qualche figura soprannaturale o di benefattore, ma i poveri e i malati che nelle tavole sono ritratti. Insomma, molto prima che nascesse la Teologia della Liberazione i cristiani sapevano già che nei poveri Cristo è presente in modo speciale. Segue citazione da papa Francesco: «I poveri ci rammentano l’essenziale della vita cristiana. Questa povertà è necessaria perché descrive ciò che abbiamo nel cuore veramente: il bisogno di Lui. Perciò andiamo dai poveri non perché sappiamo già che il povero è Gesù, ma per tornare a scoprire che quel povero è Gesù». I farmacisti aiutano i poveri non per filantropia, ma perché il cristianesimo è esperienza dell’incontro con Cristo, e l’incontro col povero e il suo bisogno è incontro con Cristo. Chiaro, ma ancora nessuno ci ha detto da dove nasce questa certezza. Viene in aiuto un pannello con le parole di Benedetto XVI a un Angelus del 2010 a commento della parabola del figliol prodigo: «La parabola ha il potere di parlarci di Dio, di farci conoscere il suo volto, meglio ancora, il suo cuore. Dopo che Gesù ci ha raccontato del Padre misericordioso, le cose non sono più come prima, adesso Dio lo conosciamo: Egli è il nostro Padre, che per amore ci ha creati liberi e dotati di coscienza, che soffre se ci perdiamo e che fa festa se ritorniamo».

Completano lo stand brani tratti da Della vita di Gesù Cristo di Vito Fornari (teologo del XIX secolo) e video di testimonianze di due fra i 14 mila volontari del Banco Farmaceutico. Nella prima racconta se stessa Diletta, figlia di Agnese, amica e volontaria del Banco deceduta pochi mesi fa: la figlia ha deciso di impegnarsi maggiormente a favore della fondazione come modo per guadagnarsi l’eredità di impegno che la madre le ha lasciato. Nella seconda la parola è data a Mohamed. La sua testimonianza è straordinaria, composta di due distinti spezzoni di video. Nel primo si vede Mohamed quattro anni fa, quando era un emarginato gravemente malato di diabete e assistito dall’Opera San Francesco che gli passava l’insulina grazie all’aiuto del Banco. «Mi dispiace perché presto morirò e non potrò ricambiare il bene che mi stanno facendo», dice costui. Segue un nuovo video che mostra Mohamed oggi, ancora in vita e in buone condizioni, ma soprattutto attivo come volontario del Banco Farmaceutico: il tempo e il modo per ricambiare l’ha trovato. Tante cose sono cambiate nella sua vita dai giorni in cui si presentava con sguardo afflitto nei locali dell’Opera San Francesco: oggi si chiama Domenico, ha ricevuto il Battesimo ed è il sacrestano della parrocchia di Dergano a Milano.

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