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Media, la riscossa della carta stampata

novembre 7, 2017 Mariarosaria Marchesano

Cresce l’importanza del brand editoriale sinonimo di qualità e professionalità. Presentati a Milano i risultati della ricerca realizzata da Audipress ed Episteme.

giornali



Qualcuno aveva previsto che nel 2017 il Wall Street Journal avrebbe stampato l’ultima copia. Questo non solo non è avvenuto, ma un signore che si chiama Jeff Bezos ha detto che di sicuro la carta stampata sopravviverà. Il mondo dell’informazione vive una trasformazione epocale poiché attraverso lo smartphone, centrale nella vita di tutti noi, internet ha moltiplicato a dismisura le potenzialità di accesso a una vasta gamma di contenuti e la capacità di ricerca attiva da parte di ciascuno. Ma forse proprio questa sovrabbondanza di fonti direttamente accessibili e fruibili, con il crescente fenomeno delle fake news – la cui forza è talmente potenziata dalla rete da essere in grado di influenzare opinioni e capacità di giudizio dei lettori – sta creando le condizioni favorevoli per un rafforzamento dell’informazione e del giornalismo di qualità. Così si ricomincia a parlare della stampa in termini di valore, anche economico, e non solo di costi (da tagliare).

La ricerca Audipress-Episteme presentata a Milano il 7 ottobre è un segnale di questa riscoperta dopo anni di piani di crisi nelle aziende editoriali (non ancora terminati, purtroppo) che oggi vedono un po’ di luce grazie agli incentivi per l’innovazione tecnologica e l’imminente arrivo degli sgravi fiscali sulla pubblicità (circa 60 milioni i euro per fine 2017 e 2018). “In futuro è l’algoritmo della credibilità e della professionalità che dovrà prevalere”, ha spiegato Maurizio Costa, presidente della Fieg, senza nascondere toni polemici con i giganti nella rete che comandano la priorità delle notizie, anche se, ha specificato, “la Federazione degli editori dialoga costantemente con Google alla ricerca di punti di incontro, mentre con Facebook questo è molto più difficile”. E, del resto, non c’è da sorprendersi, incalza sempre Costa, visto che un anno fa Zuckerberg bollava come ‘irrilevante’ il flusso di fake news che ha accompagnato la campagna presidenziale di Trump, mentre “negli ultimi tempi ha dovuto mettere a lavorare alcune migliaia di persone in tutto il mondo per arginare il fenomeno sul suo social network”.

Spunti polemici a parte, la presentazione dello studio “Il valore della stampa: vissuti e aspettative dei lettori” è stata l’occasione per una riflessione finalmente ottimistica sul futuro dell’informazione. La ricerca dimostra che la qualità dell’editoria giornalistica professionale è molto apprezzata dai lettori, i quali sono disposti a riconoscerne anche un valore economico (il target degli intervistati, oltre 200 di età compresa tra 25 e 65 anni, è rappresentato da lettori regolari di quotidiani sia in formato cartaceo che digitale e lettori regolari di periodici). Proprio l’ipertrofia di contenuti, piattaforme e media ha finito con il valorizzare il brand editoriale agli occhi dei lettori: il confronto con altre fonti rivela il valore aggiunto offerto dalle testate a pagamento, attraverso una relazione ricca, significativa e appagante che consente di inquadrare la realtà in un perimetro di senso logico.“Tale relazione appare sempre più forte perché radicata nei bisogni del lettore/consumatore, che si sente rassicurato e si rispecchia con la sua identità”, ha spiegato la sociologa Monica Fabris, presidente di Episteme.

Il tema delle notizie false e non correttamente verificate è emerso con grande evidenza dall’indagine. All’atteggiamento di incertezza e diffidenza manifestato nei confronti della rete, a causa del crescente numero di ‘bufale’, fa da contraltare il riconoscimento di una rinnovata autorevolezza attribuita ai contenuti veicolati dai brand editoriali. La lettura si conferma un processo a più livelli, un’esperienza duratura che si prolunga nei diversi momenti della giornata (nei processi di condivisione della copia e dei contenuti), accompagnando i lettori nella loro vita quotidiana. Il brand editoriale, quindi, diventa punto di sintesi di un sistema di comunicazione multicanale, alimentato dalle testate e capace di raggiungere i diversi punti di accesso (siti, pagine social, eventi).

In generale, dunque, la stampa quotidiana e periodica sta evolvendo in brand capaci di intercettare le tendenze in atto e dialogare con un pubblico sempre più vasto. E c’è anche un altro aspetto da non trascurare. Come confermano anche Emanuele Nenna e Alessandro Ubertis, ai vertici delle maggiori associazioni di aziende e agenzie di comunicazione e pubblicità (Assocom e Unicom), la stampa si conferma come mezzo unico per la sua capacità di trasferire valori e credibilità alla comunicazione pubblicitaria e perché è in grado di garantire un potenziale di attenzione maggiore rispetto ai mezzi digitali. La sfida di chi produce contenuti è saper cogliere questo potenziale.

Foto Ansa

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