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McGuinness, l’ex comandante dell’Ira che va dalla Regina d’Inghilterra. Due volte

aprile 11, 2014 Emmanuele Michela

Qualche parlamentare inglese lo vorrebbe morto, non piace ai repubblicani perché politicizza la lotta per l’indipendenza: ma nella visita simbolica del leader dello Sinn Fein c’è un processo che va avanti

Irlanda e Inghilterra non sono mai state così vicine, si scrive in questi giorni in cui il presidente irlandese Michael D. Higgins è in visita ufficiale a Londra, dove ha incontrato la Regina Elisabetta: è la prima volta che un leader della repubblica dello smeraldo mette piede in via ufficiale nella capitale del regno da cui Dublino si rese libera quasi un secolo fa. E in effetti è corretto parlare di conciliazione, per quanto il simbolismo di questi incontri lasci sempre molta distanza tra quella che è la posizione politica di due Paesi in pace e il reale sentimento della gente. Ma, al di là del presidente Higgins, la figura su cui più si intrecciano discorsi di avvicinamento è Martin McGuinness, vice primo ministro del governo nord-irlandese e leader dello Sinn Fein: un passato da comandante dell’Ira, martedì anche lui era a cena a Windsor, dove è tornato ancora ieri in visita ufficiale, per rimarcare un passaggio che soltanto vent’anni fa sarebbe stato impensabile.

PASSI AVANTI NEL DIALOGO? Belfast e il Nord Irlanda vivono uno stato di pace formale da 15 anni, e sebbene il clima tra cattolici e protestanti sia ben più disteso rispetto a quando i terroristi repubblicani imbracciavano le armi, divisioni e difficoltà permangono ancora, aggravate da problemi di ordine economico, pubblico e sociale. Da queste parti mancano lavoro e prospettive per i giovani, la capitale è ancora divisa in ghetti, e ogni anno ci sono scontri e violenze per la stagione delle parate. L’incontro tra McGuiness e la Regina può fare ben poco per cucire queste ferite, ma vedere McGuinness e la Regina seduti attorno allo stesso tavolo rimane comunque un passo avanti nel dialogo.

LORD MOUNTBATTEN. Perché il nordirlandese è simbolo di una lotta contro la dominazione inglese lunghissima e sanguinosa. 3600 vittime fece quel conflitto, una anche all’interno della famiglia reale: nel ’79 Filippo di Edimburgo, marito della regina Elisabetta, perse lo zio Louis Mountbatten, assassinato dall’Ira (di cui McGuinness era uno dei capi) con una bomba messa sulla sua barca a vela mentre era in vacanza nel Donegal. Non mancano per questo gli inglesi che hanno preso male l’incontro. Tra di loro, un’altra delle vittime dei Provos: Norman Tebbit, ex capo del partito conservatore e nel ’84 tra i feriti dell’attentato dinamitardo al Grand Hotel di Brighton, quel giorno sede di un congresso politico. Ha detto: «C’è sempre la possibilità che un membro della Real Ira sia rimasto così indignato nel vedere McGuinness inchinarsi alla Regina, che ora potrebbe volergli sparare alla schiena. Non possiamo che sperare».

I REPUBBLICANI. Questo il fronte inglese. Dall’altra parte del mare d’Irlanda, invece, non manca in seno ai repubblicani chi è sempre più critico nei confronti dello Sinn Fein, forza politica nata dall’Ira e ora salita al governo di coalizione assieme agli unionisti del Dup. Qui la sfiducia per la politica è sempre più grande e tanti irlandesi, soprattutto a Belfast, sentono ancora il conflitto con gli unionisti: ogni tipo di politicizzazione di questa rivalità è vista come un compromesso insufficiente, se non un vergognoso “scendere a patti” con chi fino a vent’anni prima sparava loro addosso. Per questo non piace la visita di McGuinness, che fu criticato anche due anni fa quando strinse la mano proprio alla Regina Elisabetta, in visita all’Ulster in occasione del Diamond Jubilee. Ma le due personalità continuano ad incontrarsi, e l’invito che arriva dai loro incroci, nell’austera emblematicità che pervade questi momenti, è ad andare oltre le divisioni per continuare la dialettica di pace innestata in questi anni, costruita non da agenti esterni ma dagli stessi militanti delle forze paramilitari in gioco. Un processo che oggi ha portato un ex-leader dell’Ira a inchinarsi davanti a una Regina inglese.

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