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Scuola, Bruschi: «I concorsi sono necessari ma con alcune precisazioni»

dicembre 21, 2011 Chiara Sirianni

«Primo: devono incontrarsi domanda delle scuole e offerta concorsuale. Secondo: devono esserci concorsi a cattedra. Terzo: i concorsi siano periodici». Intervista a Max Bruschi, ex consigliere del ministro Gelmini

 «Credo che la scuola, che è il fondamento della crescita di un paese, debba ricevere un’attenzione diversa rispetto a quella che c’è stata fino ad oggi» ha detto il ministro per l’Istruzione, Francesco Profumo. Per questo occorre un piano organico, e soprattutto un nuovo concorso, «un tema su cui lavorare» entro il 2012. Tempi.it ha chiesto un commento a Max Bruschi, presidente del Cisem di Milano ed ex consigliere del ministro Gelmini, che ha ideato la riforma sui licei.

Mariastella Gelmini aveva cercato di sbloccare la spinosa questione dei Tfa (Tirocini formativi attivi), proponendo di abilitare 23 mila persone. O
ra la situazione è in fase di stallo. Quali sono i possibili sviluppi?
«Sul tema della formazione c’erano molti adempimenti attuativi da fare: alcuni decreti avevano bisogno solo della firma del ministro e della pubblicazione sulla Gazzetta ufficiale, altri di un passaggio dalla Corte dei Conti: sono stati portati a termine prima del cambio di governo e attendono oggi la fine dell’iter formale. In particolare due provvedimenti, quelli relativi ai numeri del Tfa e delle nuove lauree magistrali, hanno bisogno del nulla osta da parte del ministero dell’Economia e di quello della Funzione pubblica. Ipotizzo che si stia aspettando il parere dei due ministeri. Senza il loro assenso, non si può procedere. E solo se il reclutamento del personale docente resterà, dopo esserci faticosamente entrato, nell’agenda del nuovo governo, c’è la possibilità che una proposta condivisa e di veloce attuazione possa tagliare uno dei nodi da oltre dieci anni irrisolti che strangolano il sistema scolastico».

Perché da 13 anni non ci sono più concorsi pubblici? 
«Il problema è trasversale. In molti hanno sognato la grande riforma ed è mancato il coraggio di procedere nel frattempo con i concorsi. Berlinguer cercò di risolvere il problema del reclutamento, ma fallì, perché il sistema così come se l’era immaginato saltò completamente. Fioroni non riuscì a procedere, la Moratti venne stoppata proprio sulla parte concorsuale, la Gelmini aveva iniziato ad affrontare il tema in procinto di avviare la nuova formazione. Insomma, c’è una difficoltà oggettiva, dettata dal passaggio da una posizione di principio (“bisogna riattivare quello che è già previsto dalla legge, cioè il cosiddetto secondo canale del reclutamento”) alla sua traduzione in atti amministrativi. È una storia piuttosto brutta da raccontare: dai sindacati alle lobby, passando per le amministrazioni, ciascuno ha contribuito a creare un sistema che non è facilmente governabile. Io vedo nel regolamento concorsuale l’unica via. Con alcune precisazioni».

Spieghiamole.
«Primo: la creazione di un incontro tra domanda delle scuole e offerta concorsuale. Il che diventa possibile solo creando una graduatoria anche in base ai titoli professionali, cioè alle tipologie di docenti maggiormente richiesti dagli istituti scolastici. Secondo: che ci siano concorsi a cattedra. Terzo: nell’impianto del regolamento si deve inserire un elemento di periodicità. In Italia ogni concorso viene vissuto come l’ultima spiaggia. E non è civile. In Francia, ad esempio, un candidato sa che ogni due anni ha la possibilità di sedersi davanti alla commissione».

Quante probabilità ci sono che il “maxi-concorso” evocato da Profumo venga indetto entro la fine del prossimo anno?
«Lo chiamerei semplicemente concorso, in nome di una regolarità che dobbiamo necessariamente ricostruire. Dovrebbe trattarsi di una condizione di normalità. Credo che entro quest’anno scolastico sia possibile far partire un nuovo regolamento concorsuale, sono necessari sei-otto mesi. Altrimenti, ci sono ancora le regole del vecchio concorso, ma sarebbe un peccato, perché sono un po’ desuete. Al regolamento seguono i bandi. E quindi una valutazione politico-amministrativa: sarà il ministro a valutare se sia più opportuno indire un concorso il prima possibile, per sfoltire e creare una “corsia di sorpasso” alle presenti graduatorie, o aspettare il termine del primo ciclo della nuova formazione iniziale». 

E se si dovesse aprire un concorso aperto ai soli abilitati, prima della conclusione del primo Tfa?

«Ritengo che i laureati che hanno conseguito il titolo negli ultimi tre anni potrebbero fare ricorso contro il provvedimento e ci sarebbero dei problemi. Se invece si andasse a cadenzare il primo appuntamento concorsuale col nuovo regolamento al termine del primo corso di Tfa, tutti avrebbero le stesse opportunità. Sarebbe la migliore risposta alle istanze di “largo ai giovani” di cui parla il ministro».

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