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Matrimoni omosessuali? «Conformisti e inutili». Parola di lesbica libertaria femminista

gennaio 17, 2013 Redazione

Non solo l’attore Rupert Everett. Anche Julie Bindel, voce tra le più influenti del mondo omosessuale britannico, si oppone al matrimonio gay, che riduce le relazioni omosessuali allo “scimmiottamento” delle coppie etero

Julie Bindel è una giornalista, una femminista e una lesbica. Voce tra le più influenti del mondo omosessuale anglosassone. Non le piace il matrimonio. E non si fa mancare l’occasione, nemmeno su twitter, per biasimarlo: «Che spettacolo deprimente. Trenta donne che congelano davanti a Mirror Mirror per un abito da sposa in saldo». Per Bindel, sarebbe ancora più deprimente se quelle donne fossero omosessuali, stando a quanto scrive in un articolo sulla rivista britannica The Spectator. 

IL DISGUSTO DI RUPERT EVERETT. Come femminista, Bindel pensa che le nozze siano una scelta conformista, di omologazione. Come attivista lesbica, che non vi sia un’istituzione più inutile e dannosa per promuovere i diritti degli omosessuali. E sulla presunta necessità di introdurre il matrimonio omosessuale per salvaguardare i diritti gay, la giornalista commenta con le parole dell’attore gay Rupert Everett: «La torta nuziale, il partito, lo champagne, il divorzio inevitabile due anni dopo, sono solo una perdita di tempo nel mondo eterosessuale. Nel mondo omosessuale trovo, personalmente, al di là del tragico il fatto che si voglia scimmiottare questa istituzione, che è ormai chiaramente un disastro».

LA NUOVA LOBBY GAY. Per Bindel la scelta di abbracciare la linea del conformismo si deve a un’associazione britannica per la difesa dei diritti gay: Stonewall. Dall’anno della sua fondazione (1989), ha trasformato le battaglie radicali degli anni ’60 e ’70 in una grottesca pretesa di emulare la struttura della famiglia eterosessuale, riducendo i diritti gay «a una richiesta di entrare nell’esercito, sposarsi in chiesa, e allevare i figli adottati».
La giornalista del Guardian se la prende anche con chi sostiene la teoria del “gene gay”, quella che “omosessuali si nasce, non si diventa”. I fanatici difensori di questa teoria, sostiene Bindel, cercano «di escludere dal dibattito quelli di noi che credono che essere gay sia una favolosa alternativa all’eterosessualità».

ISTERIA. L’effetto di queste campagne pro-matrimonio gay, per Bindel, ha creato un paradossale fenomeno: «Al giorno d’oggi, le coppie eterosessuali non sposate incontrano meno disapprovazione rispetto alle coppie gay che non si vogliono sposare». Bindel conosce molte coppie gay e lesbiche di lungo corso che non si sono mai sposate. «Erano perfettamente felici prima dell’avvento di questa isteria pro-matrimonio e ora si sentono disprezzate dai suoi sostenitori».
La giornalista attacca la sinistra inglese, che prima ha sostenuto che le unioni civili davano una parità giuridica e sociale identica a quella del matrimonio, e poi ha cambiato idea. Bindel ricorda un sondaggio: «Solo la metà degli omosessuali pensa che sia importante estendere il matrimonio alle coppie dello stesso sesso», e solo «poco più di uno su quattro afferma di voler sposare il proprio partner se la legge lo permettesse».

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2 Commenti

  1. Francesco scrive:

    «La torta nuziale, il partito, lo champagne, il divorzio inevitabile due anni dopo, sono solo una perdita di tempo nel mondo eterosessuale.”

    Povera depressa.

  2. ErikaT scrive:

    È necessario sottolineare che nessuno è obbligato a sposarsi, si vuole permettere a chi lo vuole di sposarsi.
    È chiarissimo che ci sono nel mondo gay e lesbiche che non amano il matrimonio ma ce ne sono molti altri che desiderano sposarsi, non mi sembra poi così strano, è la stessa cosa che succede fra le coppie di sesso diverso, alcune farebbero pazzie per sposarsi, altre addirittura odiano il matrimonio,
    vegetariantrav blog

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