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Matacena. L’avvocato di Chiara Rizzo: «Perché i pm non hanno aspettato che si consegnasse a Roma?»

maggio 16, 2014 Francesco Amicone

Lady Matacena stava per imbarcarsi per l’Italia, quando è stata fermata in Francia. «Chiara Rizzo aveva segnalato ai pm di Reggio i suoi spostamenti», spiega a tempi.it l’avvocato Bonaventura

«Chiara Rizzo stava per arrivare in Italia. Perché farla arrestare a Nizza?». Parla a tempi.it l’avvocato e amico di infanzia di “lady Matacena”, Candido Bonaventura. Chiara Rizzo, moglie di Amedeo Matacena, è stata arrestata domenica scorsa nell’aeroporto della città francese, al ritorno da Dubai. Era in attesa del volo che l’avrebbe riportata in Italia. Prima di mettere piede sull’aereo per Fiumicino, è stata presa in consegna dalla polizia francese e da alcuni funzionari della Dia. Così, il suo rientro a Roma, che sarebbe avvenuto in alcuni minuti, si è trasformato in una fermo in territorio straniero di dieci giorni, in attesa dell’estradizione. Una lungaggine, forse evitabile, soprattutto per la delicatezza di un’inchiesta che coinvolge anche l’ex ministro degli interni, Claudio Scajola. «Capisco che la procura di Reggio Calabria abbia attivato l’iter per i latitanti, facendola seguire. Ma avrebbero potuto limitarsi ad accertare che prendesse l’aereo per l’Italia, quattro ore dopo il suo arrivo a Nizza», osserva l’avvocato Bonaventura.

Avvocato, la sua assistita è indagata per il favoreggiamento di una latitanza. Non pensa che questo basti a motivare la solerzia della procura calabrese?
Venerdì, Chiara Rizzo aveva segnalato ai pm di Reggio i suoi spostamenti. Ho personalmente inoltrato il fax alla procura, allegando loro una email (per leggerla clicca qui) nella quale Rizzo elencava dettagliatamente gli orari dei suoi voli. Forse non si sono fidati.

Di certo l’arresto sul territorio francese non è apparso come una consegna spontanea da parte della Rizzo, anche se in effetti lo è. Rimane il fatto che le accuse nei suoi confronti siano gravi.
Prima di tutto, teniamo presente – anche se in molti casi lo scordiamo – che quello che finora è uscito è soltanto la versione dell’accusa. L’indagine della procura di Reggio Calabria è aperta dal 2009, da allora i magistrati ci lavorano, mentre noi, avvocati della difesa, abbiamo in mano i documenti e le intercettazioni solo da pochi giorni. Dobbiamo ancora vederci chiaro.

Per ora, quali sono le accuse?
Le accuse contro Rizzo si possono dividere in due filoni. Per quanto riguarda il primo filone, i pm contestano alla mia assistita di essersi organizzata con l’ex ministro Scajola e altri, per garantire una latitanza sicura al marito. Per quanto riguarda il secondo filone, è accusata di aver schermato il patrimonio di famiglia, facendolo apparire come in disponibilità sua, quando in realtà sarebbe in disponibilità di Matacena. Però entrambe le accuse sono ancora da dimostrare.

Perché sarebbero ancora da dimostrare? Stando alle deduzioni dei magistrati Matacena stava per recarsi in Libano, grazie all’aiuto della moglie.
Da quel che si sa, Matacena era a Dubai. Lì gli hanno sequestrato il passaporto. Era in attesa di tornare alle Seichelles, dove si era reso irreperibile dopo la sentenza di condanna per concorso esterno in associazione mafiosa del 2009. Si dice che Rizzo e altri volevano mandarlo in Libano, dove, è stato ipotizzato, avrebbe potuto ottenere asilo politico. Ma ci sono due punti deboli nell’accusa: primo, le intercettazioni sono criptiche. Secondo, dalle intercettazioni non emerge il dolo o una consapevolezza di compiere un qualche reato da parte della Rizzo, ma semmai le preoccupazioni di una moglie che vuole aiutare il marito, in qualche modo.

E questo è importante?
Certo, visto che stando alla normativa e alla giurisprudenza italiana il favoreggiamento nei casi dei congiunti non è punibile. E qui l’ipotesi di favoreggiamento è già di per sé labile.

Però, resta in piedi l’accusa di aver fatto delle operazioni illecite per sottrarre il patrimonio di Matacena al sequestro del fisco.
Intanto dobbiamo ancora verificare che lo scorporo del patrimonio ci sia stato effettivamente, come tentativo di schermarlo al Fisco.

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