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Massimo Troisi, un compleanno da ricordare col sorriso sulle labbra

febbraio 19, 2013 Paola D'Antuono

Oggi l’attore napoletano avrebbe compiuto sessant’anni. La sua tragica scomparsa, avvenuta nel 1994, mise fine a una carriera brillante, fatta di sketch imperdibili e improvvisazioni geniali

San Giorgio a Cremano è un popoloso comune alle porte di Napoli. Qui, il 19 febbraio 1953, il ferroviere Alfredo Troisi e la casalinga Elena salutavano il loro piccolo Massimo. Non potevano sapere, allora, che di tutta la loro popolosa famiglia proprio lui sarebbe diventato qualcuno. Oggi il loro Massimo avrebbe compiuto sessant’anni, se la malattia non l’avesse costretto all’addio una notte d’estate del 1994, a sole dodici ore dalla fine delle riprese de Il postino, il suo ultimo film. Una pellicola che l’attore e regista desiderò interpretare ardentemente, nonostante le precarie condizioni di salute, e che rimane oggi il suo testamento artistico e spirituale.

IL POSTINO. Perché in quel Mario Ruoppolo c’era tutto il suo io: la sua napoletanità tanto autentica quanto originale, evidenziata da una timidezza eccessiva e da una voce quasi soffiata, il suo corpo provato dalla malattia e l’amore per le donne, la ricerca della poesia e la malinconia. Mario e Massimo erano una persona sola, la stessa che aveva ancora voglia di ridere e giocare, sapendo però di non avere molto tempo a disposizione.

RISATE. Il postino è il film che ha fatto innamorare e piangere milioni di spettatori, ma nel giorno del suo sessantesimo compleanno è giusto ricordare quante gioiose risate Troisi e la sua banda di amici hanno regalato al pubblico italiano. Ricomincio da tre è stato il suo primo film come regista, dopo una lunga gavetta teatrale. Un esordio folgorante che nel 1981 lo impone all’attenzione della critica, che lo premia con due David di Donatello e lo fa conoscere al grande pubblico, che affolla le sale dei cinema per ben seicento giorni. Insieme all’amico fidato Lello Arena reciterà ancora ne No grazie, il caffé mi rende nervoso e Scusate il ritardo, pellicole che saranno il preludio ideale per giungere, nel 1984, alla realizzazione di Non ci resta che piangere, in cui l’attore napoletano fa coppia con l’esuberante toscanaccio Roberto Benigni. Un film basato su una trama molto semplice arricchita però da battute esilaranti che oggi anche il pubblico più giovane recita a memoria.

NAPOLI. Troisi amava Napoli, a cui non lesinava critiche feroci, la famiglia, numerosa e chiassosa, da cui Troisi ereditò il senso della comunità e una fede profonda, la lingua dialettale, che non abbandonò mai perché la considerava l’unica lingua in grado di esprimere i suoi pensieri, gli amici di una vita e gli incontri folgoranti, il Napoli di Diego Armando Maradona e il cinema. Oggi sono in molti a rimpiangere la delicatezza e il genio di un uomo che sapeva raccontare la sua terra e l’Italia intera senza retorica, ma con un’allegria malinconica che rendeva simpatici e sopportabili anche i nostri più grandi difetti.

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