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Marò: «Addolorati per i due pescatori, ma siamo innocenti»

febbraio 6, 2014 Chiara Rizzo

Massimiliano Latorre e Salvatore Girone: «Siamo cresciuti in città di mare e conosciamo pescatori, noi stessi siamo pescatori. Ci dispiace per la perdita di due vite, ma non ci sentiamo assolutamente responsabili»

«Noi siamo cresciuti in città che affacciano sul mare: due città, Taranto e Bari dove una delle principali attività è la pesca. Conosciamo pescatori, noi stessi siamo pescatori: come militari, come uomini e padri di famiglia, ci dispiace molto della perdita di due vite umane ma non ci sentiamo assolutamente responsabili»: così ha dichiarato stamattina, 6 febbraio, ai microfoni di Rainews24 Massimiliano Latorre uno dei due marò in India, in una delle interviste rilasciate oggi. Quella di essere due assassini, ha proseguito Latorre, «È un’accusa che ci fa molto male, non solo come militari ma anche come genitori e uomini»

«SIAMO DISPIACIUTI MA INNOCENTI». Anche l’altro marò, Salvatore Girone ha ribadito il dolore umano provato per la morte dei due pescatori, ma anche l’innocenza: «Ci dispiace per la perdita di due vite umane, perdita che ci hanno addossato ma di cui non ci sentiamo responsabili. Ci dispiace perché erano due uomini di mare come noi, e dunque è un dispiacere del tutto umano: ma siamo innocenti e non ci sentiamo responsabili».

«IN MISSIONE ANTIPIRATERIA». Latorre ha poi anche replicato all’ipotesi che il governo e la magistratura indiana persegua i due marò con una legge antiterrorismo. «Tutti quanti noi sappiamo quanto sia importante la lotta alla pirateria: ma noi lavoriamo per la Marina e per lo Stato. Se qualcuno ha un’idea diversa non è un problema che ci riguarda» ha detto ribadendo che i due marò si trovavano in missione per conto dello Stato italiano e non erano certo imbarcati sulla Ericalexie come polizia privata.

«GRAZIE NAPOLITANO». Un passaggio dell’intervista è stato dedicato al presidente della Repubblica, che proprio ieri a Strasburgo aveva ricordato il caso dei due marò e ha difeso Latorre e Girone. «Il sostegno degli italiani nei nostri confronti c’è stato fin dall’inizio, ma ora è incontenibile» ha detto Latorre: «Quando vogliamo sappiamo essere uniti, noi italiani. Ringrazio in particolare il presidente Napolitano. È una grande gioia avere il suo pensiero quotidiano e come militari ne siamo riconoscenti».

NIENTE PENA DI MORTE. Secondo indiscrezioni della stampa e degli ambienti diplomatici indiani, ormai è certo che anche il ministero dell’Interno è d’accordo con i colleghi degli Esteri e della Giustiza a non invocare lo spettro della pena di morte sui due fucilieri italiani. Il procuratore generale di New Delhi avrebbe trovato un’escamotage, processare i due militari con il Sua act, la legge sulla pirateria, ma senza applicare l’articolo che prevede la condanna alla pena capitale. Anche questa soluzione non è mai piaciuta all’Italia, che ha sempre ribadito come i due marò non si trovassero in mare perché pirati, ma proprio perché impegnati in un’operazione internazionale antipirateria. Tale concetto è stato ribadito non a caso dal ministro della Difesa Mario Mauro in un’audizione in Parlamento: «la partecipazione italiana a future missioni antipirateria è legata alla positiva soluzione della vicenda giudiziaria dei due marò, che dovrà concludersi con il loro rientro a casa, con onore. La pronuncia della Corte Suprema indiana sulla nostra petizione, il 10 febbraio, avrà una particolare rilevanza sugli scenari futuri. Ci riserviamo pertanto – ha assicurato Mauro – di valutarla con estrema attenzione». A rafforzare questa linea anche il ministro degli Esteri Emma Bonino, che ieri ha così commentato la scelta della procura generale: «I marò non sono terroristi né pirati».

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