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Marinelli, il freelance che segue le primarie Stato per Stato: «Finché ho i soldi per mangiare»

febbraio 18, 2012 Benedetta Frigerio

È italiano, ha 29 anni, segue le primarie repubblicane negli Usa sul campo con un blog di successo. Si chiama Andrea Marinelli e racconta a tempi.it: «Ho conosciuto tutti i candidati: Gingrich pare falso, Romney non si fa capire. Santorum invece piace, è genuino».

Segue le primarie americane Stato per Stato a sue spese. E le cose che racconta lui sul suo blog, il Trading Post, sono così originali che a un mese dalla sua apertura viene già seguito da migliaia di persone. Andrea Marinelli è un giornalista italiano di 29 anni, che «vuole fare giornalismo sul campo, anche se costa troppo». Per questo dopo tre anni ad America24 ha lasciato la redazione per fare il freelance e seguire i caucus. Fino ad arrivare a pagarsi il lavoro, perché «finché mangio, se riesco a raccontare l’America da vicino, mi va bene così».

Marinelli, infatti, è partito per l’Iowa, il primo Stato in cui si è votato, e «dove ho speso gli ultimi dollari che avevo messo da parte. Perciò ho deciso di fermarmi e di seguire le primarie da New York. Ma mentre guardavo le immagini del New Hampshire fremevo. Volevo ripartire». Un desiderio che né il conto in rosso né l’ignoto hanno fermato. «Così ho pensato di usare l’autobus e di fare l’autostop. Prima mi accompagnavano i colleghi italiani, poi i sostenitori di Romney, Paul e Santorum». E i suoi articoli ora piacciono così tanto che i lettori del suo blog hanno pure deciso di pagarlo. «In soli quattro giorni sono arrivati 2.700 dollari che mi permetteranno di proseguire il viaggio». Come Santorum, anche Marinelli sta facendo successo con poco: «Ho ricevuto attestati di stima da grandi giornalisti e questo mi fa piacere. Ma quello che mi soddisfa di più è quello che vedo e scopro stando fra la gente».

In effetti Marinelli è l’unico ad aver accostato Rick Santorum per intervistarlo e raccontare che «qui i politici sono inavvicinabili: se fai loro delle domande tacciono. Devi contattare gli uffici stampa prima di ogni intervista. Santorum è il solo che mi ha parlato: un ragazzo del suo staff lo ha chiamato dicendogli che ero un “paisà”, lui si è voltato, mi ha sorriso e ha risposto alle mie domande». Ma il freelance ha scoperto anche altro. Ad esempio, «in South Carolina ho seguito anche comizi indipendenti tenuti dal politico Jesse Jackson: ha ripetuto per giorni ai democratici di votare per Gingrich, perché era il candidato più debole, e così aiutare Obama. L’affluenza alle urne di fatto è stata altissima e molti democratici mi hanno confessato di aver votato per il repubblicano». Per questo, secondo Marinelli, se la strategia democratica continuasse potrebbe andare a discapito di Santorum.

«Santorum sta vincendo. Oggi i sondaggi dicono che ha sorpassato Romney anche in Michigan. Se vincesse, tutti i voti di Gingrich potrebbero andare a lui anche negli Stati del Sud. A meno che i democratici perseguano la strategia adottata in South Carolina. Per l’italo-americano sarebbe la fine». Che ne dice del fenomeno Santorum? «Ho conosciuto tutti i candidati: Gingrich pare falso, Romney non si fa capire. Santorum invece piace alla base: è l’unico che sta davvero in mezzo alla gente, saluta tutti, risponde alle domande, scende dal palco e abbraccia la gente. Si capisce che è genuino. Potrei sbagliarmi, ma in lui non vedo nulla di costruito. Lo dico senza essere di parte. Non solo, Santorum ha vinto senza soldi, facendo una campagna elettorale porta a porta: in Colorado ha speso in tutto solo 30 mila dollari ed è riuscito a vincere contro chi ne ha investiti milioni. Nessuno si spiega come. Ma credo che, oltre al carisma, sia anche la sua vita privata ad affascinare la gente».

Marinelli ha poi scoperto che il voto di novembre è molto diverso da quello delle primarie, in cui gli uffici elettorali dei candidati chiamano la gente per ricordare di andare a votare: «Un ragazzo mi ha confessato che nel 2004, per portarlo a votare, erano andati addirittura a prenderlo a casa». Qual è il clima dopo quattro anni di crisi in cui l’America ha anche conosciuto un fenomeno anomalo, come l’interventismo statale di Obama? «Innazitutto il tema economico è diventato centrale, ma gli americani non lo slegano mai da una visione sociale ed etica. Al Sud poi ho visto comizi in cui centinaia di persone pregavano prima del voto affinché l’America potesse “tornare sulla retta via”». Obama comunque è ancora dato per vincente: «Qui non c’è americano che non sia per lo Stato minimo, in questo senso la popolarità di Obama potrebbe calare. Ma credo che il presidente perderà a novembre solo se si fermasse l’iniziale ripresa economica, se i cattolici che lo hanno votato si ribellassero al regolamento che mette in crisi l’obiezione di coscienza e se protestanti e cattolici rimanessero uniti come stanno facendo ora. I democratici delusi da Obama e gli indipendenti dovrebbero poi astenersi. Mi sembrano troppi i fattori necessari alla vittoria repubblicana, ma qui davvero non e mai è detto».
twitter: @frigeriobenedet

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