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La marijuana in Uruguay sarà esentasse come i libri e l’acqua: regime fiscale più favorevole di pane e medicine

maggio 20, 2014 Leone Grotti

Lo ha deciso il governo del marxista José Mujica per combattere il narcotraffico. Ma i risultati sono paradossali

La completa liberalizzazione della marijuana in Uruguay ha prodotto un risultato paradossale. Per tagliare le gambe al mercato illegale della droga e mettere in ginocchio i narcotrafficanti, assicurando la competitività della droga di Stato, il governo del presidente José Mujica (foto in basso) ha deciso di esentare dalle tasse la vendita e la produzione legale della marijuana.

«MINARE IL MERCATO NERO». «Il nostro principale obiettivo non è quello di raccogliere proventi dalle tasse. Tutto dev’essere fatto per minare il mercato nero», ha dichiarato Felix Abadi, che sta costruendo l’impalcatura legale della legge sulla marijuana libera. «Per questo dobbiamo assicurarci che il prezzo resti basso».
Niente tasse dunque. Questa misura si aggiunge ai decreti attuativi già stilati che prevedono la possibilità solo per i maggiorenni residenti in Uruguay di acquistare non più di 10 grammi di droga alla settimana al prezzo di poco meno di un dollaro al grammo.

DROGA COME L’EDUCAZIONE. Questa decisione, che potrebbe sembrare logica se si segue il ragionamento del contrasto al narcotraffico, produce però risultati quanto meno controversi. Gli unici prodotti esentati dalle tasse in Uruguay, infatti, sono il latte, l’acqua e il materiale educativo come i libri e i giornali. La droga, dunque, diventa a Montevideo tanto importante quanto l’educazione.

PIÙ ACCESSIBILE DELLE MEDICINE. Non solo. La marijuana sarà agevolata rispetto ad altri prodotti che, per quanto nocivi, non possono fare più male della cannabis. Ad esempio le sigarette e i tabacchi, che restano tassati al 22 per cento. La produzione e la vendita della droga cosiddetta leggera godrà di un regime fiscale più favorevole anche rispetto a prodotti sicuramente più necessari al benessere della popolazione, come il pane e altri generi alimentari di base e le medicine, entrambi tassati al 10 per cento.

RISULTATI PARADOSSALI. In Uruguay, dunque, dove il Pil pro capite è pari a 14.703 dollari, contro ad esempio i 33.816 dell’Italia, fumare marijuana sarà considerato più importante che mangiare. Il passo avanti di civiltà, come la legalizzazione di marijuana è ritenuta da molti, ha prodotto l’equiparazione totale di due diritti agli occhi dello Stato: quello allo spinello e quello all’educazione. Niente male per un presidente di formazione marxista come Mujica, che dovrebbe sapere cos’è l’oppio dei popoli.

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5 Commenti

  1. Germano scrive:

    Dicono di legalizzare la droga per tagliare le gambe ai narcotrafficanti. Ma la scusa non regge, la cannabis copre non più del 10-15% del mercato illegale delle droghe.
    In realtà, la si legalizza a causa dell’enorme pressione effettuata da alcune multinazionali farmaceutiche, a cui si aprirà un mercato immenso, popolato dai nostri figli.
    E’ quindi proprio per interessi economici che i governi (generalmente di sinistra) vogliono la droga libera.

  2. Menelik scrive:

    Ma scusate, lì il pezzo forte del narcotraffico lì non è la cocaina?
    La cannabis quanto incide nei bilanci della mala?
    La cannabis l’ha legalizzata, secondo me, perché gli andava di farlo a prescindere da questioni di narcotraffico.

  3. Antonio scrive:

    squallore senza fine

  4. sindar scrive:

    Tutto dev’essere fatto per minare il mercato nero

    Ma il mercato non è nero in quanto evade il circuito legale e dunque le tasse?

    Togliendo le tasse dunque non si mina il mercato nero; lo si legalizza…

    Ma forse sono io che ragiono male

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