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Maria Grazia Mattei: «Al Pac di Milano vi sveliamo i segreti della Pixar»

novembre 28, 2011 Paola D'Antuono

Maria Grazia Mattei, curatrice italiana della mostra Pixar, 25 anni d’animazione, è intervenuta a Radio Tempi per raccontare cosa gli spettatori devono aspettarsi dall’esposizione al Pac di Milano: «Un meraviglioso percorso che conduce lo spettatore dietro le quinte di capolavori come Toy Story e Up»

“L’arte sfida la tecnologia e la tecnologia ispira l’arte”. Questa è la frase che ama ripetere John Lasseter, direttore creativo della Pixar Animation Studios, casa cinematografica fondata nel 1986 e diventata famosa in tutto il mondo grazie ai suoi capolavori. Per festeggiare l’anniversario dalle sua fondazione, lo scorso 23 novembre è sbarcata al Pac di Milano la mostra Pixar, 25 anni d’animazione. La curatrice italiana dell’evento, Maria Grazia Mattei, è intervenuta in diretta a Radio Tempi per svelare agli ascoltatori qualche piccola curiosità sulla mostra che ha definito «un evento unico».

 

Com’è strutturata la mostra?

Come un percorso all’interno del Padiglione d’arte contemporanea che ci porta dietro le quinte dei film di successo della Pixar, dal primo Toy Story sino a Cars 2, regalandoci anche una piccola anticipazione di Brave, la nuova pellicola che uscirà nel 2012. Abbiamo dato vita a questa mostra con lo scopo di far comprendere ai visitatori il processo creativo che si nasconde dietro i film d’animazione targati Pixar, che al pubblico possono sembrare realizzati solo con l’utilizzo di tecnologie all’avanguardia, ma che in realtà nascondono un percorso artistico complesso, fatto di disegni, acquerelli, pitture, sculture. I visitatori scopriranno che prima di arrivare al risultato finale di un lungometraggio c’è un complesso iter artistico ispirato all’arte, unito a uno straordinario lavoro di gruppo.

 

Come avete scelto le 700 opere presenti al Pac?
Abbiamo seguito l’ispirazione del processo creativo della Pixar Animation Studios. La prima parte della visita riguarda la nascita della storia, poi si arriva ai personaggi e infine alla creazione dei mondi. Ogni stanza del Pac rispecchia l’iter che porta alla nascita di un film.

 

Ampio spazio è dedicato al colorscript, che in pochi conoscono
E’ una tecnica molto particolare, nata negli studi della Pixar. Il colorscript permette di vedere con un unico colpo d’occhio, sequenza per sequenza, l’impatto cromatico, e quindi emotivo, del film. Per gli artisti della casa cinematografica fondata da Steve Jobs è fondamentale realizzare storie credibili e verosimili,  per questo è importante condurre approfonditi studi sul colore, i personaggi, la luce, il suono e la musica.

 

Qual è a suo parere l’aspetto più interessante della mostra?

Sicuramente la volontà di sottolineare l’importanza di uno spessore culturale, artistico, scultoreo e visivo, che è stato cancellato dalle nuove tecnologie, al contrario è un requistito fondamentale per creare capolavori.

 

Pixar 25 anni d’animazione è destinata a un pubblico adulto o c’è spazio anche per i bambini?

La mostra è pensata per far scoprire la vita precedente del personaggio e i bambini possono ben comprendere questo aspetto della creazione. Senza considerare alcune  vetrine molto particolari in cui i ragazzi possono ammirare i loro personaggi preferiti in 3D e uno spettacolo, denominato Artscape, che stupirà i più piccoli mostrando loro i disegni appena visti sulle pareti che prendono vita.

 

Cosa l’ha stupita del mondo Pixar?
L’importanza che per loro riveste la storia. E’ un primo step imprescindibile, su cui l’intero team autorale può fermarsi mesi e mesi, finché non diventa una storia vissuta e verosimile. Alcuni registi mi hanno raccontato che per preparare Ratatouille al meglio per mesi ebbero gli studi invasi dai topolini. Per Alla ricerca di Nemo, invece, molti autori s’improvvisarono sommozzatori per carpire meglio i segreti del mondo sottomarini. Per loro la credibilità delle storie è tutto e per essere credibili è necessaria l’esperienza. 

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